I giornali continuano a scrivere di grandi trattative in corso e nomi altisonanti per la prossima campagna acquisti, in primis, Lautaro Martinez e il ritorno di Neymar: d’altra parte, è pur sempre del Barcellona che si sta parlando. Ciò nonostante, quello che si è levato in questi giorni dall'universo blaugrana è un vero e proprio disperato campanello d’allarme, e il fatto che provenga dal club più ricco del mondo è un segnale che non si può ignorare.

Dal candidato alla prossima presidenza del Barcellona Victor Font ecco il primo vero grido di aiuto proveniente dal mondo del calcio, costretto, come tutti i settori, a convivere con l’emergenza legata al coronavirus.

Barcellona, in arrivo la tempesta perfetta

Sembrava dovessero essere le squadre piccole a rischiare la bancarotta, soprattutto in virtù delle partite a porte chiuse allo studio per la prossima stagione un po’ in tutta l’Europa (gli incassi sono le entrate principali delle società meno blasonate). E invece, senza se e senza ma, i problemi maggiori provengono dal club sportivo più ricco del mondo:

“Il Barcellona si sta avviando verso una tempesta perfetta” ha scritto il leader del gruppo catalano “Sì al Futur” in una lunga lettera rivolta alla stampa.

E’ chiaro che la pandemia stia svolgendo un ruolo chiave in questa crisi denunciata dal possibile prossimo numero 1 del Barcellona, le cui elezioni sono nel 2021 anche se potrebbero essere anticipate, data l’eccezionalità del momento. Tuttavia, secondo quanto emerge dall’appello di Font, i problemi del Barcellona arrivano da più lontano.

Fatturato record. Anzi no: Barcellona verso la bancarotta

Doveva essere la stagione dei record. Quella con il più alto fatturato della storia del club, anzi: come aveva spiegato a ottobre Oscar Grao, Ceo del club, le cifre previste rappresentavano il maggior fatturato di qualsiasi club sportivo al mondo: 1,047 miliardi di euro, a fronte dei 990 miliardi del 2018-19 e una crescita economica del 61% in 4 anni. Ovviamente lo stop di tutte le attività dettate dalla quarantena ha invertito la rotta, con un inevitabile ridimensionamento dei numeri. Ma il coronavirus, spiega Font, ha “solo” fatto diventare giganteschi dei rischi già diventati grandi precedentemente. 

Bancarotta. Ecco a cosa sta andando incontro il Barcellona, a gennaio celebrato da Forbes come il club in grado di generare più ricavi al mondo e prima a rompere il muro degli 800 milioni di euro di fatturato. Una bancarotta economica ma anche morale, spiega Font.

Il motivo? “Una vergognosa escalation di crepe nel comportamento istituzionale del club, processo culminato in questi giorni con accuse e gravi rimproveri tra membri del consiglio di amministrazione, oltre a sei improvvise dimissioni all'interno del consiglio” questo è uno dei passaggi chiave della lettera scritta da Victor Font. Che chiude con uno slogan che non ha bisogno di traduzioni: “Game Over”. 

Barcellona verso la bancarotta: e se fosse solo campagna elettorale?

Per qualcuno si tratta di pura campagna elettorale, per molti invece è una fotografia molto credibile delle attuali condizioni reali del Barcellona. La crisi ha raggiunto il culmine giovedì 9 aprile, giorno in cui sei membri del Consiglio si sono dimessi in blocco dalle loro cariche: si tratta dei due vicepresidenti Emili Rousaud ed Enrique Tombas oltre a Silvio Elias, Maria Teixidor, Josep Pont e il segretario della giunta, Jordi Clasamiglia. “Abbiamo maturato questa scelta perché consapevoli di non poter invertire criteri e gestione del club di fronte al futuro e al nuovo scenario post-pandemico” hanno spiegato i dirigenti dimissionari in una nota, aggiungendo nel finale, forse, il vero motivo dell’addio: il caso Barcagate “di cui siamo venuti a conoscenza attraverso la stampa”. 

Il Barcellona e lo scandalo del Barcagate

Già, il Barcagate, una delle cause principali che ha portato il Barcellona alla “tempesta perfetta” denunciata da Victor Font.

Si tratta di uno scandalo denunciato dall’emittente radiofonica Cadena Ser, al centro del quale si trova niente meno che il numero uno del club blaugrana: Josep Maria Bartomeu. Il quale, per screditare sui social media alcune figure politiche ritenute scomode per il suo rinnovo alla presidenza, Font compreso, ma anche giocatori considerati ingombranti, in primis Leo Messi, avrebbe ingaggiato per un milione di euro l’azienda privata I3 Ventures, con l’obiettivo di “migliorare” la reputazione di Bertomeu, anche attraverso la creazione di account fittizi.

Pochi giorni dopo la denuncia di Cadena Ser, il massimo dirigente blaugrana ha convocato in via urgente la riunione straordinaria della commissione dei delegati del Barcellona, uno degli organi più importanti del club, di cui facevano parte i dimissionari Tombas e Teixidor, che sostanzialmente hanno lasciato dopo un altro importante addio: quello della storica direttrice finanziaria Monstserrat Font, in carica dal 2005, per "divergenze con le strategie attuali".

La guerra civile tra Messi e la dirigenza

Parla anche di questo, Victor Font, nella sua lettera: “Una politica sportiva irregolare, tra lo scioglimento del consiglio di amministrazione e la guerra civile tra squadra e proprietà, con l’udienza sul caso dei social media -il Barcagate appunto NdR- che sembra confermare lo scandalo”.  Ovviamente Bartomeu ha negato ogni accusa, annunciando vie legali.

Ma la guerra civile interna tra giocatori e dirigenti è tutt'altro che una bufala. Portata avanti da capitan Piqué, vede lo stesso Messi in prima linea, come detto una delle "vittime" della campagna social portata avanti dal presidente del club attraverso I3 Ventures assieme ad altre figure di primissimo piano come Busquets, Xavi e Guardiola. 

I tifosi del Barcellona stanno con Messi

L'argentino si è scagliato in primis contro la riduzione degli stipendi, poi concordata del 70%, per permettere agli altri dipendenti del Barcellona di ricevere il 100% della loro buste paga. In precedenza Messi si era scontrato con il dirigente Eric Abidal, suo ex compagno di squadra, a causa del licenziamento dell’allenatore Ernesto Valverde, a gennaio, nonostante la squadra fosse ancora in corsa su tutte le competizioni. Non a caso, i tifosi si sono schierati dalla parte dei giocatori, sventolando fazzoletti bianchi prima di una partita (la cosiddetta panolada) invitando il presidente Bartomeu a dimettersi. Da qui le voci, anche piuttosto insistenti, di un possibile passaggio dell’argentino all’Inter, oggetto del desiderio della società nerazzurra sin dai tempi di Massimo Moratti presidente. 

Messi vuole Neymar e Lautaro

Nella sua lettera, Font fa riferimento infine anche alle ombre che nel 2013 accompagnarono il trasferimento di Neymar dal Santos nell'estate del 2013, a causa di alcune presunte violazioni finanziari, il momento in cui, forse, tutto ha avuto inizio (Bartomeu è diventato presidente l'anno successivo, subentrando a Sandro Rosell).

Neymar nel 2017 è stato acquistato dal Paris St. Germain per 222 milioni di euro, e oggi sarebbe in cima alla lista dei possibili acquisti del Barcellona a giugno, fortemente voluto da Messi (che ha chiesto anche l’interista Lautaro).

Bartomeu ovviamente nega ogni crisi o rischio di bancarotta. Tuttavia un problema di liquidità è evidente. Per arrivare a questi obbiettivi, si parla infatti di una vera e propria rivoluzione: otto infatti sarebbero i giocatori pronti ad andarsene quest’estate, compresi quelli di primissima fascia, come Griezmann, Vidal, Neto, Coutinho e Rakitic.