Come ho segnalato ieri, i mercati sembrano ancora troppo propensi a vedere, in ogni notizia che quotidianamente arriva, la parte piena del bicchiere, per interpretare come l’inizio di una correzione il breve stop accusato dagli indici globali la scorsa settimana, generalmente inferiore al punto percentuale di arretramento.

E, puntuale, ieri è arrivata la ripartenza del rialzo, con una seduta che, se in Europa ha presentato una certa cautela nel rimbalzo, in USA ha tolto di mezzo ogni dubbio, andando a segnare con SP500 (+0,75%) e Nasdaq100 (+1,21%) il nuovo massimo storico. Certo, non si è trattato di un assalto travolgente.  L’asticella è stata alzata solo di qualche punto (6 per il primo e 12 per il secondo), ma quel che conta è il fatto che la barriera della scorsa settimana è stata già superata.

A motivare i mercati, tanto per cambiare, è stata la ripresa delle aspettative, già più volte frustrate, sull’accordo imminente tra USA e Cina per la tregua sui dazi.

Ma la novità è che questa volta sono stati i cinesi rianimare le speranze. Il governo cinese non parla mai al di fuori dei discorsi ufficiali e mai esprime intenzioni attraverso i vertici istituzionali, ma da un po’ di tempo invia al mondo in modo molto ufficioso i suoi pensieri attraverso  l’agenzia di stampa in lingua inglese “Global Times”. Ieri questa fonte ha annunciato che i negoziati sarebbero molto vicini ad un accordo, cambiando radicalmente la propria visione in sole 48 ore, dato che venerdì era piuttosto pessimista. A questo dietrofront si è aggiunta la voce che la Cina starebbe per avviare una regolamentazione più stringente, con aumento di sanzioni, contro il furto di proprietà intellettuale, che è uno dei temi sul tappeto su cui gli USA insistono da tempo, senza aver trovato finora orecchie pronte ad ascoltare.