Gli analisit di Banca del Piemonte spiegano che nonostante la preoccupante richiesta di Erdogan di abbassare i tassi, questa volta la Banca Centrale della Turchia ha preferito reagire alle pressioni dei mercati e degli investitori nonché ai timori di un’inflazione sempre più fuori controllo operando un rialzo dal 17.75 al 24%, andando anche oltre le attese degli operatori ferme ad un rialzo compreso fra i 350 ed i 500 bp.

La lira turca ha così recuperato vistosamente terreno portandosi in area 7 contro euro, dopo che in mattinata il presidente Erdogan era tornato ad attaccare il rialzo dei tassi, il cui livello è stato definito la principale causa dell’inflazione nel Paese.

Il beneficio su tutta l’asset class emergente non si è fatto intendere con diverse valute, ad eccezione del real brasiliano, in recupero. La mossa della banca centrale ha prodotto effetti anche sul mercato obbligazionario turco sia in valuta domestica che in dollari, con i rendimenti e spread in sensibile ribasso (90 bo per le scadenze decennali). L’istituto centrale ha mostrato una certa fermezza di fronte agli attacchi di Erdogan e questo ha contribuito a rasserenare i mercati, dichiarandosi disposta ad ulteriori strette monetarie, se necessario, o comunque fino a quando l’inflazione mostrerà un significativo miglioramento. L’operazione di “recupero della credibilità” sta al momento funzionando.

Vedremo se nei prossimi giorni, alla luce delle corpose svalutazioni delle divise e dei rialzi dei tassi già iniziati in diversi paesi, si consoliderà la stabilizzazione sui mercati emergenti beneficiando del contemporaneo indebolimento del dollaro (a sua volta dovuto al rallentamento dell’inflazione statunitense rilevata giovedì).