• L’Eurozona, in particolare la Germania, è definitivamente entrata in una fase di decelerazione economica.
  • Nell’Area Euro l’inflazione resta anemica: inflazione dei prezzi al consumo (CPI) all’1% e CPI core allo 0,9% in agosto.
  • I rischi politici e geopolitici sono aumentati: escalation delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e rischio tangibile di hard Brexit.
  • Le attese inflazionistiche sono tornate su livelli prossimi ai minimi storici: il 4 settembre lo swap a 5 anni su un orizzonte quinquennale era pari all’1,20%. Tale dato sulle stime d’inflazione a medio termine indica che i mercati dubitano della capacità della BCE di far salire l’inflazione.
  • In luglio la Federal Reserve USA ha abbassato i tassi.

Di conseguenza, Franck Dixmier prevede che il 12 settembre la BCE annunci misure di stimolo monetario più concrete, tra cui un taglio di 10pb del tasso di deposito, l’introduzione di l’introduzione di un Sistema di depositi a diversi livelli per le banche (prevedendo la tassazione delle riserve bancarie in eccesso sulla base di una soglia specifica per ogni istituto) e una forward guidance più solida con l’impegno esplicito a mantenere i tassi di riferimento ancora bassi per lungo tempo.

Al momento, una ripresa del programma di acquisto di obbligazioni ci sembra tuttavia improbabile. Dalle ultime dichiarazioni dei funzionari dell’autorità monetaria traspare una mancanza di accordo circa l’opportunità di un nuovo quantitative easing (QE), ma l’opzione non è stata accantonata. Inoltre è plausibile che la BCE voglia assicurarsi un certo spazio di manovra in caso di ulteriore deterioramento del contesto economico e politico, oltre a lasciare uno strumento utile a disposizione del prossimo Presidente. Infine, non si esclude che la Banca Centrale Europea stia cercando di riguadagnare un po’ di “libertà” dai mercati, le cui attese sono talmente elevate da tenere l’autorità monetaria quasi “in ostaggio”.