Il mese di ottobre appena concluso, ha visto il primato dei rendimenti delle borse periferiche con in testa Italia e Spagna. Da inizio novembre il decoupling tra mercati americani ed europei sembra essere terminato con la liquidità che sta tornando sui mercati USA. A questo si associa la violenta reazione rialzista del Dollar Index che si è rimangiato in pochi giorni le perdite delle ultime cinque settimane, danneggiando pesantemente i trend di AUD, CHF ed EUR.

Le nostre ipotesi di inizio ottobre di una continuazione del trend negativo del USD (e contestuale rialzo di EUR, su cui si era creata euforia in queste ultime settimane) sono state smentite prima da questa violenta reazione negativa, dovuta sia a quanto ventilato nel FOMC di mercoledì 30 ottobre sull’ipotesi di iniziare la riduzione di acquisti di bond a partire già da dicembre 2013, sia anche dall’inaspettato dato sui CPI (Consumer Price Index) europei uscito nella stessa giornata che vede il tasso d’inflazione inchiodato a 0,7% contro 1,1% atteso (e il 2% di target previsto dalla BCE), e in secondo luogo dalla mossa a sorpresa di Mario Draghi nella conferenza di giovedì 7 novembre con l’ulteriore taglio del tasso d’interesse di 25 basis point. Il taglio della BCE è chiaramente impostato a evitare che l’economia europea entri in deflazione e ad agevolare l’export europeo grazie a una valuta più debole (in figura il grafico mensile dell’EUR/USD dal 2001 a oggi).

Il senso di urgenza di questa nuova manovra sui tassi è chiaro dall’impreparazione dei mercati in tale senso (si veda il grafico a 5 minuti dell’EUR/USD all’annuncio della manovra) e potrebbe essere presagio di ulteriori manovre di easing monetario (LTRO) a favore dei paesi periferici che incidono sullo schiacciamento del tasso d’inflazione, anche se in conferenza stampa Draghi ha smentito questa ipotesi avendo altri strumenti a disposizione quale ad esempio il deposit facility rate.