Per Urs Rohner una fusione tra Credit Suisse e Ubs non sarebbe "irragionevole" e porterebbe benefici. Il chairman uscente di Credit Suisse, intervistato dal settimanale svizzero Schweiz am Wochenende, ha sottolineato come i due colossi bancari elvetici siano comunque più piccoli delle rivali Usa e meno valutati da parte degli investitori e per questo un'unica entità avrebbe più potere. Per fare un confronto basta considerare che Ubs ha generato ricavi per 29,30 miliardi di dollari nel 2019, contro i 41,40 miliardi di Morgan Stanley e i 36,55 miliardi di Goldman Sachs. In Borsa, però, l'istituto elvetico capitalizza poco meno di 50 miliardi di franchi, pari a 55,7 miliardi di dollari, contro i 117,6 miliardi e gli 82,4 miliardi rispettivamente di Morgan Stanley e Goldman Sachs. Rohner non ha voluto commentare le voci sulle possibile trattative per una fusione, smentite dal chairman di Ubs Axel Weber in ottobre (dopo che l'ipotesi era stata lanciata dal blog finanziario di Zurigo Inside Paradeplatz), ma ha sottolineato come il ruolo suo e di Weber preveda anche l'obbligo di considerare tali scenari.

Per il chairman Weber Ubs non è "alla ricerca di una sposa"

Se i benefici di un'integrazione sono evidenti sono però anche molte le ragioni per cui una fusione di due grandi banche è complessa, ha notato Rohner, in primis per gli ostacoli regolatori ma anche a causa di questioni culturali e di tempistica. Secondo Bloomberg, Weber ha studiato la fattibilità di una mega-fusione con Credit Suisse come parte di un regolare esercizio di riflessione sulle future opzioni strategiche. Il tema, però, non è mai arrivato fino al board, hanno spiegato le fonti citate da Bloomberg. Anche per questo Weber ha cercato di smorzare le speculazioni quando in ottobre aveva dichiarato che la sua banca non era "alla ricerca di una sposa".

E la partita è ora in mano al nuovo chief executive Hamers

Tutto dipenderà anche dalle priorità di Ralph Hamers, ex numero uno di Ing Groep, diventato in novembre chief executive di Ubs al posto di Sergio Ermotti. Hamers, per ora, ha iniziato a rivedere la struttura manageriale della banca elvetica, rafforzando le responsabilità di Sabine Keller-Busse e Iqbal Khan, che erano considerati per altro i suoi due principali rivali per la nomina alla guida del gruppo. La chief operating officer Keller-Busse prende il timone di Personal & Corporate Banking e diventa president di Ubs Switzerland (mantiene anche l'incarico di chief operating officer fino a quando non verrà individuato un successore). Khan, che nell'ottobre 2019 era stato nominato co-head del wealth management, assume anche la carica di president Emea. In Credit Suisse, invece, il board ha annunciato proprio nei giorni scorsi che, alla prossima assemblea annuale degli azionisti del 30 aprile 2021, proporrà la nomina di António Horta-Osório come nuovo chairman, al posto di Rohner. Il manager portoghese è chief executive di Lloyds Banking Group dal 2011 ma la scorsa estate l'istituto britannico aveva anticipato che Horta-Osório avrebbe lasciato l'incarico entro il giugno 2021.

(Raffaele Rovati)