La stampa nazionale riporta oggi un allarme di Beppe Grillo: “L'Italia è di fronte a un baratro, serve un'economia di guerra.”

Questa affermazione ha indubbia validità e consistenza. Basti pensare ai circa 100 miliardi di euro d’interessi che quest’anno paghiamo sulla montagna di debito pubblico pari ormai a 2.041 miliardi di euro.

Dei cento miliardi d’interessi complessivamente pagati dal Ministero dell’Economia, circa 50 miliardi li “regaliamo” agli investitori stranieri che detengono oltre la metà dei nostri BTP, sottraendo risorse preziose al circuito produttivo nazionale che stenta a sopravvivere.

Tutto questo in una fase storica nella quale restano a galla i Paesi e le aziende che rivedono ed aggiornano la propria rete organizzativa ed i relativi costi (eliminazione sprechi), investono in uomini e tecnologie avanzate "facendo sistema", come suol dirsi con felice definizione.

Riporto due annotazioni personali, tra le tante che sovvengono alla mente considerando il travagliato momento - meglio dire: decennio - che caratterizza l'Italia nel suo complesso.

La prima: con il Prof. Monti al Governo è stata persa un’occasione irripetibile nei primi mesi del 2012. Il riferimento va al mancato “contributo straordinario” del 5% sui patrimoni degli italiani con esclusione della prima (ed unica) casa.

Con l’incasso, anche rateale, di 350 miliardi di euro il debito pubblico da 1.950 (all'epoca) sarebbe sceso a 1.600 miliardi, i mercati azionari ed obbligazionari avrebbero segnato variazioni ultrapositive, i tassi d’interesse si sarebbero allineati ai minimi. Sicuri i capitali in arrivo dall’estero finalizzati anche agli investimenti.

Il Prof. Monti probabilmente sta ancora dialogando con le autorità svizzere per realizzare, come promesso, un accordo sulla falsariga di quelli gia stipulati direttamente da Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, Austria, per la tassazione dei capitali trasferiti illegalmente in terra elvetica.