L'Inps chiude i rubinetti dei bonus 600 euro. E molte partite Iva saranno destinate a rimanere senza alcun tipo di contributi. Dai primi rumors di stampa che iniziano a circolare in questi giorni, sembra che il taglio deciso dall'istituto previdenziale debba coinvolgere quanto meno 700mila richiedenti. Ricordiamo, inoltre, che su un totale di 4,4 milioni di comande pervenute, al momento sono almeno 300mila quelle arrivate con degli errori sopra.

Dobbiamo quindi dire addio al bonus 600 euro? Presto a dirlo, ma i numeri ci consegnano una fotografia di quanto sta accadendo: sono circa un milione le domande rimaste ferme e che dovrebbero essere sottoposte a dei controlli più rigorosi. Al momento sarebbero state erogate, nel complesso, solo 3,5 milioni di prestazioni. Entro la fine di aprile si prevede che possano arrivare almeno a 3,7 milioni di indennità versate.

Bonus 600 euro: operazioni in corso

Come abbiamo riferito sopra le richieste giunte all'Inps sono pari a 4,4 milioni, mentre quelle giunte alle casse previdenziali private sono poco meno di 500mila Il bonus 600 euro era stato pensato, all'inizio, per poter essere erogato a qualcosa come 5,3 milioni di persone: i soggetti beneficiari sarebbero dovuti esser stati commercianti, professionisti senza cassa, partite Iva, co.co.co, stagionali del turismo e dello spettacolo. Al lordo delle domande che verranno rigettate per assenza di requisiti, mancano perciò all’appello 700 mila potenziali aventi diritto.

Nei prossimi mesi, la platea dei percettori potrebbe restringersi ulteriormente. E' vero che da un lato il Governo si sta preparando a portare il sussidiio ad 800 euro, ma dall'altra si sta preparando ha intenzione di escludere dagli aventi diritto al bonus 600 euro quanti nel 2018 abbiano dischiarato redditi superiori ai 35mila euro. Un decisione obbligata da questioni di copertura.

Bonus 600 euro: ecco chi sarà escluso

Il bonus 600 euro sarà confermato per i prossimi due mesi, nella versione più generosa ad 800 euro, ma rimane forte la preoccupazione delle risorse finanziarie per garantirne la copertura. Il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, tra i qualli rientra anche la cassa integrazione in deroga per altre quattro settimane, ma anche il bonus 600 euro, è al centro di una riunione che si terrà tra Roberto Gualtieri, Ministro dell'Economia, e gli altri capogruppo,

Secondo le prime indiscrezioni, sembra che dalla seconda fare dei sussidi debbano venir esclusi quanti abbiano registraoto un reddito complessivo tra i 35 ed i 50mila euro e abbiano registrato un calo del fatturato di almeno un terso nel primo trimestre. Dai dati che si evincono dalle dichiarazione dei redditi del 2018, in possesso del Mef, pare molto evidente che il reddito medio più elevato è proprio quello da lavoro autonomo, pari a 46.240 euro, mentre il reddito medio dichiarato dei titolari di ditte individuali è pari a 20.940 euro e quello dei lavoratori dipendenti a 20.820 euro.

Un problema di coperture, comunque, era già stato segnalato nei giorni scorsi da Adepp, che nel proprio report inviato a Roberto Gualtieri e a Nunzia Catalfo, Ministro del lavoro, che alle ore 20 del 21 aprile alle Casse di previdenza erano perventue 481.629 domande, delle quali ne erano stato ammesse 451.715. Secondo l'Adepp, aumenta il numero di domande che al 21 aprile resterebbero fuori dal bonus 600 euro rispetto allo stanziamento di 200 milioni di euro, previsto dal decreto interministeriale: vi sono per il mese di marzo domande ammesse e non coperte finanziariamente per il valore di 71.029.000 euro.

Bonus 600 euro: ecco cosa non funziona

L'Adepp nei giorni scorsi aveva segnalato alcune cose che non funzionavano nell'erogazione del bonus 600 euro previsto per i liberi professionisti iscritti ad una propria cassa. 

Alberto Oliveti, presidente Adepp, punta il dito sull’esclusività di iscrizione alla gestione delle Casse. Oliveti ritiene che porti a forme sostanziali di disparità. Ad esempio, anche la semplice iscrizione ad altre gestioni, pur se non movimentate nell’anno 2020, comporta l’esclusione dal bonus di 600 euro. Anche rispetto alla titolarità di trattamento pensionistico, si ritiene che con riferimento alle pensioni di reversibilità e alle indennità di disabilità, il legislatore abbia prodotto forme di discriminazioni.

Ma non basta. Secondo Oliveti è importante considerare che la maggior parte dei pensionati attivi – iscritti alle Casse private ex decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103 – si trova largamente al di sotto dell’assegno sociale, e ciò a causa della circostanza che gli Enti istituiti nel 1996, essendo Casse “giovani” sono assoggettate ad un sistema a regime contributivo puro, nate con l’aliquota soggettiva al 10% e senza la possibilità di prevedere alcuna integrazione al minimo.