Si torna a scuola in Cina, anche a Wuhan, il focolaio del coronavirus. In Danimarca sono già tutti in classe. In Germania si ripartirà tra due settimane dopo un periodo in cui lo studio è proseguito solo per i figli dei lavoratori essenziali mentre la Francia ha già annunciato che la campanella riprenderà a suonare l’11 maggio. In Italia no. In Italia si tirerà avanti ancora con il bonus bebè e con il congedo parentale. Il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina resta inflessibile. Fino a settembre istituti scolastici chiusi. Un problema per milioni di famiglie che torneranno al lavoro con l’avvio della Fase 2, con ogni probabilità al via il 4 maggio, e alle pres con la gestione dei figli piccoli che non possono restare a casa da soli.

Genitori al lavoro, scuole chiuse: congedo parentale o bonus baby sitter?

I nonni probabilmente sarebbero stati la soluzione migliore. Ma essendo anziani, restano i soggetti più a rischio contagio coronavirus, dato che l'epidemia è tutt’altro che finita. Oratori chiusi. Scuole, come detto, non se ne fa niente.

Asili nido? Non solo hanno le saracinesche abbassate, ma sono alcune delle attività più a rischio chiusura definitiva in Italia. Senza rette delle famiglie. Senza bambini e alle prese con i costi fissi di gestione.

La decisione del governo è concentrare le proprie risorse sul cosiddetto bonus baby sitter (o bonus bebè), 600 euro una tantum, in alternativa al congedo parentale, ignorando un settore che, con i dovuti protocolli, e con gruppi ridotti, avrebbe potuto risolvere con più efficacia il problema della collocazione dei figli piccoli. 

Bonus baby sitter o congedo parentale. L'alternativa? Smart working

Asili nido no. Baby sitter sì. La linea del governo dunque è questa, con l’obiettivo, evidentemente, di evitare ogni il assembramento, anche il più piccolo (esempio, insegnante con 5-6 bambini).

E così, le uniche soluzioni possibili alle famiglie che tornano al lavoro con le scuole chiuse, per il momento, sono il congedo parentale in alternativa al bonus baby sitter: due misure non cumulabili. Quindici giorni al 50% dello stipendio con figli fino a 12 anni, oppure 600 euro di voucher da investire nella figura del baby sitter, bonus già richiesto da 40mila famiglie.

C'è poi, ovviamente, anche lo smart working, che rimane uno degli strumenti su cui il governo intende puntare ancora tantissimo per la ripresa della produzione e per la Fase Due. Purtroppo resta una strada non percorribile per chi lavora in fabbrica, per chi gestisce un bar o un negozio, per fare degli esempi, più in generale per le (tante) piccole e medie imprese non attrezzate per il lavoro da remoto.

Bonus bebé insufficiente. Lo dicono i numeri

Non basta. E’ evidente. Al di là del fatto che a molti sembra piuttosto inusuale ripartire con le attività senza un percorso parallelo dedicato alle scuole e all'infanzia, i calcoli non lasciano dubbi. A rivelarlo, Yoopies, piattaforma internazionale online che incrontra domanda e offerta di assistenza all’infanzia:

”Il bonus non copre neanche un quarto delle spese da sostenere per due bambini tenuti 8 ore da una baby sitter se si considerano 5 giorni alla settimana per i prossimi 5 mesi, da marzo a settembre. 600 euro bastano solo per un mese”.

Senza considerare che le baby sitter dovranno inevitabilmente e precedentemente sottoporsi a tampone, dunque i tempi saranno molto più lunghi del previsto.

Congedo parentale, 15 gg a metà stipendio. Ma forse raddoppieranno

I genitori che invece si affideranno al congedo parentale (come già detto, le due misure non sono cumulabili) dovranno accettare di lavorare al 50% dello stipendio per quindici giorni, per poi mettersi ragionevolmente in ferie per l’altra metà del mese dato che i giorni non sono cumulabili: in buona sostanza, mamma e papà possono alternarsi, ma alla fine i giorni di permesso dovranno comunque essere 15. Dal governo assicurano che sono in arrivo nuovi provvedimenti: ad esempio i giorni del congedo dovrebbero raddoppiare, e quindi 30 giorni, nella fase 2 mentre potrebbe arrivare nel prossimo decreto un assegno per chi ha figli fino a 14 anni per nove mesi, da aprile a dicembre, in base a reddito e al numero dei figli.

Zero misure per le famiglie con figli diversamente abili

Con l’estate il problema rimane, ma in questo senso, almeno nelle grandi città, ci si sta muovendo verso centri estivi a prezzi contenuti o summer school che vadano incontro ai genitori, ma anche al benessere e alla serenità dei bambini stessi. Nulla di certo, al momento si tratta solo di idee mentre per quanto riguarda le esigenze delle famiglie con figli diversamente abili, neanche quelle.

Stando al sondaggio realizzato dalla piattaforma Yoopies, senza asilo e scuola, il 50% delle famiglie ha dichiarato che farà ricorso a una baby sitter. Il 30% si affiderà ad amici e parenti. Il 20% non ha ancora trovato una soluzione.

Considerare di sospendere ulteriormente la propria attività con il rischio di peggiorare ulteriormente il bilancio economico familiare, spiegano, è ancora un’opzione concreta.