La riforma fiscale ha innescato un vero e proprio braccio di ferro in Italia: Imu, Irpef e gasolio costituiranno le basi su cui poggiare tutto? Al momento non ci sono ancora certezze: si sa che l'Italia non potrà utilizzare i fondi europei per ridurre le tasse e a qualcuno sarà necessario presentare il conto. Ovviamente si sa già a chi toccherà mettere mano al portafolgio: investitori, professionisti e proprietari immobiliari. A subire le prime modifiche potrebbero essere proprio Irpef, Imu e gasolio.

Roberto Gualtieri, Ministro dell'Economia, con le proprie parole sembra proprio aver avviato un vero e proprio braccio di ferro all'interno della maggioranza. I contrasti tra le varie fazioni hanno proprio come oggetto la riforma fiscale e la gestione dei fondi del recovery plan. Due strade che non si dovranno mai incontrare: Paolo Gentiloni, commissario europeo agli affari economici, ha fatto un forte pressing sul Governo perché scompaia dal dibattito pubblico ogni riferimento ad un eventuale utilizzo dei 200 miliardi che dovrebbero arrivare dall'Europra. Non ci dovranno essere sprechi, ma non ci dovranno essere nemmeno dei tagli alle tasse.

Imu, Irpef e gasolio: ci toccherà pagare di più?

Il Governo andrà dritto per la propria strada e farà la riforma fiscale: sotto la lente finiranno Imu, Irpef e gasolio? Prima di rispondere a questa domanda sottolineiamo che Roberto Gualtieri ha spiegato di essere fermamente convinto che la riforma si farà. Ma che soprattutto si dovrà finanziare da sola. L'ipotesi è quella di procedere ad una debonusizzazione del nostro sistema fiscale. Il Ministro ha creato una sorta di neologismo, che ha gettato un po' di allarme: è stato indicato quale sarà il conto da pagare.

Ma cerchiamo di procedere un po' con ordine. Quale conto dovrebbe presentare il Governo ai propri contribuenti: nella maggioranza c'è chi, come Gualtieri, ritiene che il pagamento dell'irpef debba avvenire unicamente attraverso un sistema progressivo continuo. Dovrebbero essere eliminati gli scaloni tra le diverse aliquote. Di parere diverso, invece, è il Movimento 5 Stelle, a cui piace poco il modello tedesco e che rimane fermo all'ipotesi di eliminare almeno un'aliquota. L'obiettivo, in questo caso, sarebbe quello di aumentare progressivamente la tassazione. A bocciare il modello tedesco ci ha pensato Enrico Zanetti, ex viceministro all'Economia, che lo ritiene meno progressivo rispetto a quello italiano.

Di certo quello che non mancano in Italia sono le tasse. Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, ha sottolineato che gli Italiani sono vessati dal fisco. Secondo un recente studio della Cgia di Mestre, negli ultimi vent'anni le entrate fiscali nel nostro paese sono aumentate di 166 miliardi di euro. Una bella somma!

Tasse: ma quanto ci costano!

Ovviamente quando parliamo di tasse non ci riferiamo unicamente all'Irpef, alle accise sul gasolio e all'Imu sugli immobili. Ci riferiamo a tutto quell'insieme di oboli e balzelli che imprese e professionisti devono pagare ogni anno allo Stato. Come avevamo anticipato nel paragrafo precedente, negli 20 anni le entrate tributarie del nostro paese sono cresciute di 166 miliardi di euro. A calcolarlo è stata la Cgia di Mestre. Nel 2020 erario ed enti locali hanno incassato la bellezza di 350,5 miliardi di euro, nel 2019 il gettito è salito a 516,5 miliardi.

Qualcuno può affermare con certezza che, grazie a 166 miliardi di tasse in più versati in questi ultimi 20 anni, la macchina pubblica è migliorata? - chiede Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia -. La giustizia, la sicurezza, i trasporti, in particolar modo quelli a livello locale, le infrastrutture, la sanità e l’istruzione sono oggi più efficienti di allora? Oppure, famiglie e imprese sono state obbligate a pagare di più e hanno ricevuto dallo Stato sempre meno? Non abbiamo dubbi. Tra le due ipotesi ci sentiamo di avvalorare quest’ultima, anche perché questo maxi prelievo ha impoverito il Paese, provocando, assieme alle crisi maturate in questo ventennio, una crescita dell’Italia pari a zero che nessun altro paese del resto d’Europa ha registrato.

Riforma del fisco: cosa di andrà a toccare?

In estrema sintesi con la riforma del fisco si vogliono andare ad alleggerire gli scaglioni centrali del reddito. Il problema è che sarà necessario trovare delle coperture molto robuste per poterlo fare: si spera che non si alleggeriscano le tasse da una parte per inasprire le accise del gasolio, aumentare l'Imu od inserilo per la prima casa o ancora andando a toccare qualche altro scaglione dell'Irpef. Ed infatti uno dei modi per poter coprire la riforma fiscale può essere quella di andare ad inasprire gli scaglioni più alti, o inserire altre misure che hanno sollevato dei dibattiti molti aspri: pensiamo ad esempio alla plastic tax o alla sugar tax. Sembrerebbe, infatti, che il piano messo in moto da Sergio Costa, Ministro dell'Ambiente, possa andare a scontrarsi con con la riforma delle tasse già messa in cantiere dall'Unione europea. Altra controindicazione: appesantire il fisco sul gasolio da autotrazione o da riscaldamento, finirebbe per diventare una politica pro ciclica, nel senso che aggraverebbe una crisi già sufficientemente pesante.

REsterebbero ancora in piedi le vecchie tax expenditures. Un termine un po' difficile e vago che dovrebbe comprendere agevolazioni fiscali micro (poche) e altre irrinunciabili, come quelle sulle spese sanitarie. Oppure la non tassazione Irpef della casa su cui si abita, come ha osservato Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia.