L'importo del bonifico è da capogiro: 5 euro. Lo invia l'Inps e al momento non si riesce ancora a capire per cosa sia. Un bonus? Un conguaglio od un saldo? Sulla causale vi è una semplice e banale indicazione: Integrazione al reddito Covid- 19. Da una prima ricostruzione sembrerebbe riferita alle due settimane comprese tra il 14 ed il 31 maggio 2020.

Questa storia, che è decisamente e sicuramente strana, è stata ricostruita dal quotidiano La Repubblica. La vicenda vede come protagonista Nicolò, un manager che lavora all'interno di un ristorante del centro di Roma, e che si è visto accreditare il mastodontico importo di 5 euro da parte dell'Inps. Un bonus, cassa integrazione o cos'altro? Prima di tutto una cifra irrisoria, con la quale sarebbe possibile al massimo pagarsi una colazione in un bar del centro.

Inps, tra bonus e cassa integrazione il piatto piange!

Quella che viene ricostruita dal quotidiano romano è l'odissea di tre ristoranti della Capitale, che devono lottare con il lockdown e sperare che l'Inps non si dimentichi di loro. Tre locali che in questi mesi hanno cercato di sopravvivere e che si ritrovano ad affrontare una nuova beffa. L'ennesima. Tutti quanti si ricordano che a marzo il Governo aveva promesso ed assicurato che avrebbe messo mano ai fondi di emergenza ed ai crediti di imposta per garantire un aiuto ai ristoratori, che erano stati costretti a chiudere. Ma soprattutto avrebbe dato via libera alla Cassa Integrazione Covid, con la quale sarebbe riuscito a coprire almeno l'80% degli stipendi. E' inutile dirlo e ricordarlo in questa sede: ci sono stati molti problemi e l'idea iniziale non ha funzionato così come tutti si aspettavano. Ritardi nell'erogazione dei bonus, la cassa integrazione che non arrivava mai, ma soprattutto una burocrazia che ha dell'assurdo e che non ha facilitato l'attività di nessuno.

Ma ritorniamo alla storia raccontata da La Repubblica. Nei tre ristoranti, di proprietà dei fratelli Loreti, lavoravano 85 dipendenti, per i quali è stata chiesta la cassa integrazione. Ci sono voluti due mesi perché la loro domanda venisse accettata. Le clausole per poterla richiedere erano di difficile interpretazione tanto che Andrea Loreti, sempre a La Repubblica, ha dichiarato:

Sono laureato in giurisprudenza e ho fatto l'avvocato, eppure anche per me e per i miei consulenti le clausole apparivano oscure. Il Dpcm del governo non faceva chiarezza, più volte abbiamo inviato online la nostra pratica e il sistema l'ha rimandata indietro.

La beffa arriva dritta dritta in busta paga!

Altro che bonus, altro che cassa integrazione: si potrebbe dire benissimo che la beffa dell'Inps arrivi dritta dritta in busta paga. Il tempo trascorre lento, ma inesorabile ed a maggio arriva l'autorizzazione da parte dell'Inps alla cassa integrazione. I primi bonifici ai dipendenti, da parte dell'istituto di previdenza arrivano solo a metà luglio. Gli importi sono sempre diversi: uno a 500 euro ed un altro da 600 euro. Il successivo è pari a 350 euro, fino a quello più imponente - scusate il sarcasmo - da 5 euro. Che a questo punto è veramente difficile capire a cosa si riferisca.

I responsabili del ristorante spiegano di non riuscire

a capire cosa sia questo contributo né a cosa serva. E poiché stanno arrivando i bonifici del periodo successivo, cioè giugno, temo che per le due settimane di fine maggio i miei lavoratori non avranno altro dall'Inps.

Bonus Covid: la domanda da presentare all'Inps!

La storia che portato alla luce La Repubblica lascia molto amaro in bocca. In questo periodo molti lavoratori o dovrebbero vivere supportati dalla cassa integrazione - soprattutto quelle persone a cui il lockdown ha tolto il posto di lavoro - o hanno la necessità di continuare a vivere supportati dai bonus. Ricordiamo che il Decreto Agosto aveva introdotto un ulteriore sussidio, il cosiddetto Bonus Covid, 1.000 che dovrebbero andare ad aiutare particolari tipoogie di lavoratori colpite dall'emergenza sanitaria. Un aiuto diretto a:

  • stagionali o lavoratori in somministrazione dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
  • stagionali di settori diversi dal turismo e dagli stabilimenti termali;
  • intermittenti;
  • autonomi occasionali;
  • incaricati di vendita a domicilio;
  • lavoratori dello spettacolo con almeno sette contributi giornalieri nel 2019 e con un reddito derivante non superiore a 35.000 euro;
  • lavoratori dello spettacolo con almeno 30 contributi giornalieri nel 2019 e con un reddito derivante non superiore a 50.000 euro;
  • lavoratori a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali.

Dallo scorso 26 ottobre è possibile richiedere all'Inps anche questo bonus. Sperando che arrivi qualche cosa in più rispetto ai 5 euro.

La replica dell'Inps

Pubblichiamo di seguito la replica ufficiale dell'Inps:

Abbiamo appurato che il lavoratore aveva già ricevuto praticamente tutto in fase di anticipo.

La somma, anche se esigua, viene infatti a conguaglio di un anticipo, pari ad euro 554, che il lavoratore (sig. Nicolò) aveva già ricevuto a luglio a titolo di anticipo del 40% del pagamento dell’integrazione salariale richiesta. Detto anticipo è richiesto dal datore di lavoro per consentire al lavoratore di avere una pronta disponibilità di risorse finanziarie e viene calcolato in base alle ore che il datore medesimo indica in occasione della richiesta. Il pagamento delle somme erogate a tale titolo è piuttosto trasparente, diversamente da come lascia intendere l’articolo, dal momento che sia il datore di lavoro che il lavoratore hanno evidenza di detto pagamento accedendo al portale dell’Istituto. Ovviamente al momento del saldo, quando il datore comunica le effettive ore non lavorate, detta somma viene scalata.

In questo caso, dunque è evidente che il lavoratore citato nell’articolo aveva ricevuto praticamente quasi tutto già in fase di anticipo.