Il bonus Renzi introdotto con la manovra fiscale del 2015, stabilizzando di fatto una misura urgente fiscale adottata nel 2014 con il D.L 66/2014, va in soffitta. Al suo posto il D.L 5 febbraio 2020 introduce un nuovo bonus fiscale di 600 euro per il 2020, a partire dal 1 luglio 2020, e di 1.200 euro per l'anno 2021. Il nuovo bonus aumenta di 20 euro rispetto al bonus Renzi che era di 80 euro, e si applica ad una platea più vasta. Ma vediamo chi percepirà il nuovo bonus di 100 euro, per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente e come funziona alla luce delle delucidazioni dell'Inps del 21 agosto 2020.

Il bonus Renzi

Il bonus fiscale di 80 euro, conosciuto come bonus Renzi, è un credito che dal 2015 riduce il cuneo fiscale sui redditi da lavoro dipendente, nella misura di 80 euro al mese, per 12 mensilità, e per i lavoratori che hanno un reddito annuo non superiore a 26.000 euro.

Tra i redditi da lavoro dipendente o assimilita si annoverano:

  • Redditi di lavoro dipendente di cui all’art. 49 del T.U.I.R. comma 1 e comma 2 lett. b);
  • Redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, di cui al comma 1 dell’art. 50, del T.U.I.R appartenenti alle seguenti categorie:
  1. compensi percepiti dai lavoratori soci delle cooperative;
  2. indennità e compensi percepiti a carico di terzi dai lavoratori dipendenti per incarichi svolti in relazione a tale qualità;
  3. somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o addestramento professionale;
  4. redditi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;
  5. remunerazioni dei sacerdoti;
  6. prestazioni pensionistiche di cui al d.lgs. n. 124 del 1993 comunque erogate;
  7. compensi per lavori socialmente utili in conformità a specifiche disposizioni normative

Per quanto riguarda invece il reddito, il calcolo era fatto sul reddito complessivo assunto al netto del reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze. Fino a 24.000 euro, il credito era di 960 euro annui. Mentre per i redditi compresi tra 24.000 euro e 26.000 euro, il credito spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 26.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 2.000 euro.

Al fine di ottenere riconosciuto in busta paga o nel cedolino delle altre indennità riconosciute ed assimilati a lavoro dipendente, il soggetto avente diritto deve avere un'imposta superiore al credito riconosciuto.

Per differenza rispetta ai requisiti soggettivi e alla capienza di imposta, erano esclusi dal bonus Renzi i titolari di redditi da pensione e i percettori di redditi diversi da quelli ammessi dal bonus Renzi, i titolari di redditi professionali ed in ogni caso i redditi prodotti da titolari di partita IVA in forma autonoma o d’impresa. Infine, erano esclusi i cosiddetti “incapienti” ossia coloro che hanno un’imposta lorda, calcolata sui redditi da lavoro dipendente, inferiore o uguale alle detrazioni determinate per il medesimo reddito.

Il credito era riconosciuto direttamente dal sostitut d'imposta o dall'INPS per i percettori di misure di sostegno al reddito (come Naspi, Apsi, Dis-Coll, CIG, indennità di maternità, congedo obbligatorio ai padri, sussidi ai lavoratori socialmente utili).

Nuovo bonus fiscale 100 euro

Il decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2020, n. 21, prevede, a partire dal 1° luglio 2020, due distinte agevolazioni fiscali in favore dei percettori di redditi di lavoro dipendente e di taluni redditi assimilati, in luogo del bonus di 80 euro previsto dal decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, che è, pertanto, abrogato dalla medesima decorrenza.

Si tratta, in particolare, delle seguenti misure:

  • trattamento integrativo del reddito pari a 100 euro mensili, per un importo rispettivamente di 600 euro con riferimento al secondo semestre del 2020, e di 1.200 euro annui dal 2021 per redditi di importo complessivamente non superiore a 28.000 euro annui;
  • un’ulteriore detrazione dall'imposta lorda di carattere temporaneo, dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2020, pari a 600 euro in corrispondenza di un reddito complessivo annuo superiore a 28.000 euro che decresce linearmente fino ad azzerarsi al raggiungimento di un livello di reddito complessivo pari a 40.000 euro annui.

Rispetto al bonus Renzi, dunque, due novità:

  • l'aumento da 80 a 100 euro al mese;
  • l'incremento del limite di reddito da 26.000 euro a 40.000 euro, con una proporzionalià del credito di 600 euro per i redditi compresi tra 28.000 e 40.000 euro.

Quest'ultimo incremento spetta solo per il periodo compreso tra il 1 luglio ed il 31 dicembre 2020, in attesa di una riforma più organica del sistema fiscale ed è determinata in funzione del reddito complessivo al netto dell'abitazione principale e delle sue eventuali pertinenze. In paricolare:

  • 480 euro, aumentata del prodotto tra 120 euro e l’importo corrispondente al rapporto tra 35.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.000 euro, se l’ammontare del reddito complessivo annuo e` superiore a 28.000 euro ma non a 35.000 euro;
  • 480 euro per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 40.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 5.000 euro se il reddito complessivo annuo e` superiore a 35.000 euro, ma non a 40.000 euro.

Il trattamento integrativo, che come il credito di cui all’articolo 13, comma 1-bis, del TUIR, non concorre alla formazione del reddito, deve essere riconosciuto, in via automatica, da parte dei sostituti di imposta, a partire dalle prestazioni rese dal 1° luglio 2020 ed è rapportato al periodo di lavoro. 

Chi beneficia del bonus irpef

Come per il bonus Renzi, anche per il nuovo credito di 100 euro mensili, i requisiti soggettivi sono i medesimi. I beneficiari del trattamento integrativo e dell’ulteriore detrazione sono i soggetti che percepiscono le seguenti tipologie di reddito:

  • redditi di lavoro dipendente di cui all’articolo 49, comma 1 e comma 2, lett. b), del TUIR;
  • redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, di cui al comma 1 dell’articolo 50, del TUIR appartenenti alle seguenti categorie:
  1. compensi percepiti dai lavoratori soci delle cooperative (lett. a);
  2. indennità e compensi percepiti a carico di terzi dai lavoratori dipendenti per incarichi svolti in relazione a tale qualità (lett. b);
  3. somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o addestramento professionale (lett. c);
  4. redditi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (lett. c-bis);
  5. remunerazioni dei sacerdoti (lett. d);
  6. prestazioni pensionistiche di cui al D.lgs 21 aprile 1993, n. 124, comunque erogate (lett. h-bis);
  7. compensi per lavori socialmente utili in conformità a specifiche disposizioni normative (lett. l).

Sono esclusi dai benefici fiscali in questione i titolari dei redditi da pensione, i titolari di redditi assimilati a lavoro dipendente diversi da quelli richiamati dal decreto-legge, i titolari di redditi professionali e, in ogni caso, i redditi prodotti da titolari di partita IVA in forma autonoma o di impresa.

Restano esclusi anche gli incapienti ma con una modifica: non rileva la circostanza che l’imposta lorda generata dai redditi da lavoro dipendente o assimilato sia ridotta o azzerata per effetto di detrazioni diverse da quelle da lavoro dipendente previste dall’articolo 13, comma 1, del TUIR, come per esempio le detrazioni per carichi di famiglia.

Inoltre rispetto alla determinazione del reddito complessivo, il decreto di gennaio 2020 fa rientrare nel computo del calcolo del reddito anche la quota esente degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori che rientrano in Italia e la quota esente prevista dal regime di favore per i lavoratori rimpatriati.

Il decreto rilancio assicura tuttavia il sostegno al reddito, con l'integrazione fino al 30 giugno del bonus Renzi e dal 1 luglio con il nuovo bonus Irpef, anche anche se l’imposta lorda calcolata sui redditi spettanti è di importo inferiore alle detrazioni da lavoro. Questa misura è volta a garantire il trattamento in occasione dell'emergenza Covid-19.

Come ottenere il bonus Irpef e come evitare di perderlo

Il beneficiario del bonus da 100 euro al mese non deve fare nulla. Infatti il trattamento integrativo è riconosciuto direttamente dal sostituto di imposta che è tenuto ad erogarlo, in rapporto all’effettivo periodo di lavoro prestato nell’anno, in via automatica e senza necessità di alcun adempimento preventivo o richiesta formale da parte del lavoratore. Affinchè il lavoratore non perdi il beneficio fiscale è tenuto ad informare tempestivamente il sostituto d’imposta qualora non possieda o perda i requisiti soggettivi richiesti per la maturazione del beneficio.

In fase di congugalio Irpef il sostituto d'imposta verifica la spettanza del diritto ai singoli benefici fiscali e, qualora non spettanti in tutto o in parte, provvede a recuperare le somme corrisposte per l’ulteriore detrazione e per il trattamento integrativo, tenendo conto dell’eventuale diritto all’ulteriore detrazione. In entrambi i casi, ove la somma indebita ecceda 60 euro, il recupero sarà effettuato in 8 rate di pari ammontare, a partire dalla prima rata di pagamento della prestazione che sconta gli effetti del conguaglio.

Bonus Irpef e trattamenti a sostegno del reddito

Le prestazioni a sostegno del reddito sono legate al verificarsi di eventi, temporanei ed imprevedibili nella durata, che possono insorgere durante il rapporto di lavoro oppure alla cessazione dello stesso. Tale peculiarità ha effetti sul calcolo del reddito previsionale e sul conseguente riconoscimento periodico dell’agevolazione.

Anche ai fini della determinazione del trattamento integrativo, le prestazioni a sostegno del reddito possono essere distinte in:

  • prestazioni per le quali il credito sarà determinato utilizzando il calcolo del “reddito previsionale”; in tale categoria rientrano:
  1. l’indennità di disoccupazione NASpI;
  2. l’indennità di disoccupazione DIS-COLL;
  3. i trattamenti disoccupazione agricola (DS AGRI);
  4. gli assegni integrativi di misura della NASpI previsti da alcuni Fondi di Solidarietà;
  5. l’assegno integrativo della durata della NASpI e della mobilità ordinaria previsto dal Fondo del Trasporto Aereo;
  6. l’assegno emergenziale previsto dal Fondo del Credito e dal Fondo del Credito Cooperativo;
  7. crediti da lavoro di cui agli articoli 1 e 2 del D.lgs n. 80/1992 (c.d. ultime tre mensilità) pagati a carico del Fondo di Garanzia;
  8. indennità di maternità per congedo obbligatorio;
  9. congedo obbligatorio del padre;
  10. assegno per le attività socialmente utili;
  11. indennità di tirocinio.
  • prestazioni per le quali il credito viene determinato in base ai dati disponibili. Tra questi rientrano:
  1. tutte le tipologie di integrazione salariale: CIG ordinaria, CIG straordinaria, CIG in deroga, CISOA, assegno ordinario e assegno di solidarietà (dei Fondi di solidarietà bilaterale/Fondo di integrazione salariale);
  2. l’assegno di ricollocazione per i titolari di CIGS (c.d. "bonus Rioccupazione”);
  3. la malattia;
  4. le indennità per inabilità temporanea assoluta dei lavoratori assicurati ex IPSEMA;
  5. il congedo parentale;
  6. il congedo facoltativo del padre;
  7. le indennità antitubercolari TBC;
  8. i permessi riconosciuti dalla legge n. 104/1992;
  9. le prestazioni di congedo straordinario.

L'integrazione salariale di 100 euro non è riconosciuta a chi percepisce il reddito di cittadinanza, gli assegni famigliari, l'assegno di maternità dello Stato,l’assegno di maternità e per il nucleo familiare concesso dai Comuni, il Premio alla Nascita, l’Assegno di natalità (c.d. bonus bebè) e le misure urgenti introdotte a seguito dell'emergenza Covid-19 (le indennità COVID-19, l’anticipazione del 40% dei trattamenti di integrazione salariale, il bonus baby-sitting).