Borse tutto sommato positive in quest'ultima seduta della settimana. Alle 12.30 infatti, Piazza Affari registrava un attivo pari a +0,45% (21.827 punti), mentre il resto d'Europa veniva fotografata con un Dax e un Ftse 100 entrambi a +0,41% e un Cac40 a +0,34%. Buona performance già dalle prime battute del petrolio che vanta un rialzo sia sulla scia dell'uragano Harvey che si trova nel Golfo del Messico ma anche per le prime decisioni che l'Opec ha lasciato trapelare dalla sua ultima riunione. L'Opec, infatti, non esclude un prolungamento dei tagli decisi a Vienna nel novembre del 2016 e che potrebbero continuare fino al primo trimestre 2018.

Le attese per il 30 novembre

Questa la novità più importante sul fronte del che ha portato a un aumento delle quotazioni (Brent 52,45, Wti 47,8 dollari al barile) ma che rappresenta anche un'implicita ammissione di fallimento per una strategia che inizialmente si pensava d'urto ma che, complici anche diversi fattori esterni, potrebbe essere necessario protrarre per alcuni anni a discapito di intere economie nazionali che, come il Venezuela, basano la propria forza sulle entrate derivanti dalal vendita del greggio. Ma le cose a quanto pare, non sembrano molto facili neppur per i ricchi sauditi, ovviamente con le dovute differenze.L'economia della monarchia islamica, infatti, basandosi anche lei sul commercio del barile, è stata costretta ad una rivoluzione copernicana. Ha sorpreso un po' tutti, infatti, l'annuncio arrivato la primavera scorsa da parte del principe Mohammed bin Salman di un progetto, denominato Saudi Vision 2030, il cui scopo era quello di emancipare l'economia nazionale dalla sua dipendenza dal petrolio incentivando le energie alternative e le conseguenti entrate erariali che, nel 2014, alla voce petrolio, coprivano una percentuale pari all'89% e che dovranno essere ulteriormente tagliate anche grazie all'ausilio di una serie di riforme fiscali. Infatti Ryad ha già messo mano ad una serie di aumenti sulle accise, con una strategia che, per la prima volta nella sua storia, ha portato ad aumentare le tasse sui beni di lusso (particolarmente diffusi nella zona) e su tabacchi e bevande alcoliche (queste ultime tecnicamente bandite su suolo islamico ma vagamente tollerate). Il tutto, comprendendo anche un aumento sulle tasse per i ricongiungimenti familiari degli immigrati, dovrebbe permettere per il 2018, entrate extra pari a oltre 21 miliardi.