I mercati continuano a costruire un movimento distributivo di medio periodo, alternando rialzi e ribassi. L’indebolimento strutturale continua, così come continua il “fly-to-quality” verso i settori difensivi e le Blue Chips. Questo è più che evidente dagli indici di forza relativa che comparano mercati allargati a Smal Mid Caps e Blue Chips come i ratio Eurostoxx50/Eurostoxx600 e S&P500/Russell3000 mostrati nel grafico sotto.

Siamo arrivati alla fine del primo trimestre 2014 e il 10 aprile si apre la stagione delle trimestrali americane che arrivano dopo molti dati macroeconomici positivi su entrambe sponde dell’Atlantico. L’Italia resta il mercato più attrattivo e il “tutto esaurito” delle ultime emissioni di obbligazioni con rendimenti minimi lo conferma. E’ invece interessante notare la crescente debolezza dell’Euro, con il cambio EUR/USD rientrato pesantemente nel triangolo di lunghissimo periodo che ne limita i movimenti.

A mio parere questo è dovuto a due motivi: primo, la crisi di Crimea dimostra la debolezza politica dell’Europa che tra Putin e Obama è l’unica a non avere un potere decisionale rapido (a causa di interessi contrastanti tra i membri); secondo, è partito l’effetto BCE, iniziato settimana scorsa quando il membro del Consiglio direttivo della BCE Weidmann aveva dichiarato che mantenere tassi negativi è la migliore arma contro la forza dell’Euro e non aveva escluso il ricorso a manovre di Quantitative Easing a contrasto del rischio deflazione e poi rimarcato giovedì pomeriggio da Draghi. Il Governatore della BCE, pur mantenendo i tassi a 0,25, ha detto che la BCE è pronta a usare strumenti non convenzionali, tra cui il QE, di cui ha rimarcato le eventuali differenze con quello americano, dato che l’economia USA è più basata sul capital market mentre l’economia europea è più legata al sistema bancario per combattere un’inflazione bassa da troppo tempo (e quindi ci domandiamo, finché il sistema bancario non sarà diventato più forte anche attraverso il AQR in corso, il QE non potrà avvenire?).