BP e la sfida del dividendo

Il colosso petrolifero inglese ha promesso di staccare la cedola. Ma potrebbe non essere facile. Di M.Caprotti

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BP le ha provate tutte per cercare di fermare la perdita nel pozzo Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Mentre ha abbandonato il terzo tentativo di mettere un tappo ed è passata direttamente al piano D (inserire un tubo nella riserva per convogliare il petrolio in un sito di stoccaggio, manovra che, per ammissione dello stesso gruppo petrolifero aumenterà temporaneamente le perdite nel mare), continua a fare conti e a lanciare promesse.Dal 20 aprile (quando si è verificato l’incidente che è costato la vita a 11 dipendenti) ad oggi ha speso quasi 1 miliardo di dollari. E non ha intenzione di privare i suoi azionisti di un dividendo. La mossa è studiata in particolare per cercare di fermare l’emorragia di azionisti che, solo nella prima parte della seduta di oggi ha fatto crollare il titolo del 17% (ora alla Borsa di Londra tratta a circa 411 pence), la peggiore performance giornaliera dal 1992. Per questo nei giorni scorsi ha comunicato che non cambierà il suo livello di payout e distribuirà ai soci un totale di 10,5 miliardi di dollari. E ha aggiunto di voler mantenere inalterata questa scelta nei prossimi anni.“I costi crescenti delle operazioni di contenimento della marea nera nel golfo del Messico, l’incertezza sui costi di pulizia futuri e per le cause legali che sicuramente verranno aperte, porta a domandarsi per quanto tempo BP sarà in grado di seguire questa politica”, spiega uno studio firmato da Catharina Milostan, analista di Morningstar che ha messo in revisione il rating sulla società. “Per ora i soldi sembrano esserci. Però ci sono da considerare gli aspetti politici della vicenda. Il gruppo inglese in futuro avrà molte difficoltà ad operare negli Stati Uniti e, presumibilmente anche in altri Paesi. Per questo, potrebbe decidere in futuro – e chissà per quanto – di non staccare la cedola”.