Potrebbe essere vicino un accordo sul cosiddetto Brexit Bill. Secondo indiscrezioni circolate ieri sulla stampa britannica, i negoziatori di Londra e Bruxelles avrebbero raggiunto una intesa preliminare sul conto che i britannici dovranno accettare di pagare perché si possa avviare la seconda fase dei negoziati, quella riguardante il futuro delle relazioni commerciali tra le due spoonde della Manica. 

Barnier: "duro lavoro" per trovare un compromesso

Voci confermate indirettamente questa mattina dal capo negoziatore europeo sulla Brexit Michel Barnier, che parlando nel corso di una conferenza su Sicurezza e Difesa UE a Berlino ha lasciato intendere, pur senza entrare nei dettagli e declassando a "rumors" le notizie di stampa di oggi, di essere fiducioso di poter dare un annuncio sul dossier finanziario nei prossimi giorni.

“Stiamo lavorando molto, molto duramente su questi temi”, avrebbe dichiarato secondo quanto riferisce l'agenzia Reuters, "e spero di poter annunciare... che siamo stati in grado di negoziare un accordo”.

Le indiscrezioni 

Stando a quanto riportano il Guardian e il Daily Telegraph,  che hanno citato fonti europee vicine al negoziato, si tratterebbe di una cifra tra i 45 e i 55 miliardi di euro, vicino alla somma che il presidente della Commissione Europea Juncker aveva indicato qualche mese fa e che copre gli impegni assunti da Londra prima della Brexit per l’avvio di programmi comunitari, comprendendo anche stipendi e pensioni per il personale britannico alle dipendenze delle sedi istituzionali europee.

Secondo fonti citate dal Telegraph, “nel testo dell’accordo verrebbe presentata all’opinione pubblica britannica la cifra bassa, mentre il conto finale sarà superiore ai 50 miliardi (di sterline, ndr), come chiedeva l’Unione Europea”. Per il Financial Times, Londra avrebbe riconosciuto impegni per una somma di 100 miliardi di euro, ma offerto la disponibilità a pagarne meno della metà come cifra netta e nel corso di decenni. In entrambi i casi, si tratta di un importante passo in avanti rispetto alla cifra inizialmente offerta da Downing Street, ritenuta insufficienti dai negoziatori UE.