Nel quarto trimestre del 2018 l'Irlanda ha superato il Lussemburgo come sede più attraente per i gestori che desiderano espandere le loro attività cross-border e ha consolidato questa posizione nel primo trimestre di quest'anno. Il 46% degli investitori ha citato l'Irlanda contro il 36% che ha citato il Lussemburgo, seguiti da Germania (27%), Regno Unito (24%) e Francia (16%).

Nel primo trimestre del 2019 si è registrato un leggero calo delle prospettive per l'utilizzo di sedi per i fondi cross-border, con il 35% degli investitori che prevede di utilizzarle di più nei prossimi tre-cinque anni, rispetto al 38% rilevato nel quarto trimestre 2018 - spiega Riccardo Lamanna -. Tuttavia il numero di coloro che si aspettano di usarli "in misura significativamente maggiore" è cresciuto dal 9 al 14%.

Secondo la ricerca "Supporting Your Multi-Market Growth Strategy: A UK Focus", è probabile che i gestori espandano la loro presenza nel Regno Unito nei prossimi anni. I risultati mostrano che quasi un quarto (24%) degli investitori ritiene che un maggior numero di gestori europei cercherà di aprire sedi nel Regno Unito a seguito della Brexit.

L'unica cosa certa è che ci aspetta un cambiamento. Le società di servizi finanziari stanno continuando a prepararsi per diversi scenari in termini politici, professionali e regolamentari e alcuni esperti del settore ritengono che potrebbero essere necessari fino a 10 anni affinché il Regno Unito possa uscire completamente dall'UE.