Le elezioni nel Regno Unito non potevano dare un esito più chiaro, oggi possiamo dire qualcosa che fino ad ieri era ancora in dubbio: la Brexit ci sarà.

Entro il 31 gennaio il Regno Unito sarà al di fuori dell’Unione europea. Da quel momento, ovviamente, cominceranno i negoziati che si protrarranno per tutto il 2020.

Detto questo ovviamente dobbiamo commentare quanto è accaduto.

La vittoria schiacciante di Boris Johnson è, per molti analisti, dovuta alla debolezza dell’avversario Jeremy Corbyn. A me sembra debole invece questa giustificazione, perché così si dimentica che Corbyn non guida il Partito Laburista da ieri, ma dal 2015 quando i Labour, guidati allora da Ed Miliband furono sconfitti alle elezioni da Cameron.

Quella sconfitta fu attribuita al fatto che Miliband, figlio della Londra bene, molto distante dalla classe popolare, la cosiddetta working class, da sempre il bacino d’utenza dei Laburisti britannici, avesse fatto una campagna elettorale troppo moderata.

Insomma, per dirla in parole povere, gli analisti politici ritennero Miliband troppo poco di sinistra. Dopo quella sconfitta quindi la segreteria andò ad un esponente della cosiddetta Hard Left, ossia quella che noi chiamiamo abitualmente “Sinistra radicale” come appunto Jeremy Corbyn.   

La realtà era invece che Cameron vinse quelle elezioni perché proprio sul finale della campagna elettorale lanciò una proposta, anzi fece una promessa, se avesse vinto avrebbe indetto un referendum, il popolo sarebbe stato chiamato alle urne per decidere di rimanere o meno all’interno dell’Unione europea, si coniò in quel momento il neologismo Brexit.