Le accuse

Il problema è, stando a quanto da lui dichiarato, l'irrigidimento dell'Inghilterra circa il saldo degli obblighi finanziari verso Bruxelles, un atteggiamento di ostracismo che, di fatto, impedirebbe il proseguimento delle trattative. Non solo, ma a sempre il Regno Unito è accusato di voler sorvolare sui diritti dei cittadini Ue residenti su territorio inglese e, argomento ancora più delicato, sui confini tra le due Irlande e sulla possibile regolamentazione dei flussi di persone, attualmente liberi proprio in virtù dell'appartenenza di Londra all'Unione. Un vantaggio che, adesso, non è più in vigore e che perciò dovrebbe essere soggetto a limitazione, regole e controlli. A mancare, invece, secondo la controparte britannica, sarebbe la volontà da parte dei rappresentanti Ue, di arrivare ad un accordo.L'accusa di Londra è indirizzata direttamente a Germania e Francia, in particolare verso la prima, maggiormente interessata a rallentare l'intero processo in modo da favorire l'emigrazione delle varie società, spaventate dal prolungarsi dell'incertezza normativa, su territorio tedesco. Proprio questo quadro, losco, ha portato il primo ministro Theresa May a Bruxelles, accompagnata dal suo capo-negoziatore David Davis, per un incontro chiarificatore con il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e il capo-negoziatore della Ue Michel Barnier. Il meeting ha portato alla nascita di un comunicato congiunto in cui si afferma la necessità improrogabile di "accelerare nei mesi a venire" le trattative, giunte ormai al quinto round di negoziati, senza che nulal di concreto sia stato ottenuto da nessuna delle parti. Intanto questa settimana è previsto anche un summit dei capi di governo dell'Unione Europea, prima del quale si spera di sbloccare la situazione.