Recentemente, l’esito delle tensioni tra gli USA e gli altri partner commerciali – non solo la Cina, ma anche l’Europa, il Messico, il Vietnam – è divenuto più incerto. Zehrid Osmani, Head of Global Long-Term Uconstrained di Martin Currie (affiliata Legg Mason), crede che le conseguenze di queste tensioni commerciali siano più difficili da prevedere rispetto a quanto ci aspettassimo inizialmente, soprattutto se ci riferiamo a quelle tra Washington e Pechino, che hanno travalicato la dimensione commerciale diventando una questione politica e strategica: la vicenda Huawei, ad esempio, rappresenta l’apice di questa escalation.

Anche il percorso della Brexit, rimane difficile da pronosticare e, anzi, alimentando le incertezze, sta continuando ad avere un impatto negativo sull’economia britannica. Il cambiamento della leadership politica ha inoltre aumentato i rischi di una Brexit disordinata; la situazione è fluida e i termini della soluzione sono ancora estremamente incerti, sia per quanto riguarda il come che per quanto riguarda le tempistiche, nonostante la deadline del 31 ottobre.

Ad aggiungersi all’instabilità geopolitica dovuta alla Brexit e alle tensioni commerciali, negli scorsi due mesi Iran e USA sono andati vicini ad avere un conflitto armato che, benché non si sia materializzato, ha alzato la temperatura della regione e richiede un attento monitoraggio.

Il momento macroeconomico e le politiche monetarie

Lo slancio macroeconomico globale si è indebolito, portando le banche centrali principali a:

  • Fare marcia indietro per quanto riguarda le loro intenzioni restrittive dell’anno scorso, con la FED che ha cambiato direzione andando verso un approccio più accomodante all’inizio del 2019;