Gli ultimi sviluppi sul negoziato per la Brexit sono particolarmente turbolenti, a tre mesi e mezzo dalla data conclusiva per trovare un accordo sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea … la situazione sta davvero diventando infuocata.

Sappiamo infatti che l’accordo per una separazione consensuale fra il Regno Unito e l’Unione europea può essere trovato entro la fine dell’anno, poi nessun altro accordo sarà possibile, ognuno per la sua strada, si materializzerebbe quindi quella che giornalisticamente è stata definita “hard Brexit”, ossia Brexit dura.

Ovviamente noi, intendo dire noi che facciamo ancora parte dell’Unione europea, ci ritroviamo la nostra stampa, faziosa e settaria per cui addossiamo tutte le colpe di questa rottura dei patti al Regno Unito, ma nella realtà, pur non conoscendo tutti i dettagli, temo che la verità sia ben altra.

Il motivo del contendere, infatti, non è di poco conto, non è una motivazione economica o finanziaria, ma strettamente geopolitica, e riguarda l’Irlanda del Nord.

Ebbene tutti sappiamo che l’isola di Irlanda è divisa fra la Repubblica d’Irlanda, l’Eire per dirla all’irlandese, e l’Irlanda del Nord (l’Ulster) che invece appartiene al Regno Unito.

Sappiamo anche la genesi di questa suddivisione, i problemi di carattere religioso che ne sono all’origine e che ancora oggi sono fonti di scontri e disordini.

Insomma è una ferita aperta per la quale l’Unione europea avrebbe fatto bene a starsene in disparte.

Invece …

Invece pare che l’Unione europea si impunti su un protocollo assolutamente indifendibile, di fatto è come se imponesse che gli scambi commerciali fra la Gran Bretagna e il Nord Irlanda, subiscano delle restrizioni.

Boris Johnson ha così ricordato a tutti l’articolo 4 del protocollo nordirlandese che recita testualmente: l’Irlanda del Nord resta parte del territorio doganale del Regno Unito.

Ed ha poi aggiunto:

Noi non possiamo immaginare una situazione in cui le linee di confine del nostro Paese siano dettate da una potenza straniera o da un’organizzazione internazionale. Nessuno primo ministro britannico, nessun governo, nessun parlamento potrebbe accettare una tale imposizione.

Obiettivamente, come gli si può dare torto? Ciò che dice è ineccepibile. 

La nostra stampa, e prendo ad esempio Il Fatto Quotidiano, non potendo sostenere le tesi sconclusionate dell’Unione europea, ed al fine di cercare di dare torto a Boris Johnson, ha fatto notare che tutti gli ultimi 5 ex primi Ministri britannici hanno criticato il comportamento di Boris Johnson.

Ebbene andiamo a vedere chi sono questi 5. Tony Blair e Gordon Brown sono laburisti e quindi è chiaro che sono contrari, David Cameron e John Major sono conservatori, ma erano per il remain, ossia contrari alla Brexit, infine Theresa May, beh dai stendiamo un velo pietoso, gli inglesi si vergognano ancora adesso per aver avuto un primo Ministro di così basso profilo, un’incapace assoluta.

Ma questo aspetto mi permette di introdurre un aspetto che io trovo fondamentale e del quale, vedrete, tornerò a parlare anche in futuro.

Allora tutti noi dobbiamo ricordare che l’artefice della Brexit è una persona che al momento non abbiamo ancora menzionato, il grande, l’immenso Nigel Farage.

Ebbene, Farage è stato non solo il protagonista assoluto, ma qualcosa ancora di più, possiamo dire infatti, senza tema di smentita, che qualora non fosse esistito Nigel Farage ed il suo “partitino” (ogni riferimento al mio video che ho pubblicato ieri è assolutamente voluto), dicevo che se non fosse esistito Nigel Farage ed il suo partitino, lo UKIP, oggi il Regno Unito sarebbe ancora all’interno dell’Unione europea.

E voglio far notare una cosa in più, il discorso della regina al Parlamento.

Attenzione, perché da regnante, Elisabetta II dà una straordinaria lezione di democrazia. Quando nel suo discorso al Parlamento, il 14 ottobre scorso ha scandito queste parole: “Una delle priorità del mio governo sarà quella di assicurare l'uscita dall'Unione europea del Regno Unito” 

Lasciatemi sottolineare la bellezza dell’espressione “il mio Governo” non naturalmente nel senso di un Governo da lei presieduto, ma del Governo voluto dal mio popolo, e quindi il mio Governo.

Insomma mi verrebbe da dire che pur vivendo in una Repubblica noi, noi italiani intendo, siamo più sudditi di un popolo come quello inglese che invece vive in una monarchia. 

Ma torniamo a Farage. Lo ripeto, se il Regno Unito oggi è fuori dall’Unione europea è soltanto per merito suo, tuttavia la sua grandezza sta anche nella sua straordinaria integrità morale.

Egli infatti aveva annunciato che lo UKIP, il suo partitino, aveva come unico scopo quello di far uscire il Regno Unito dall’Unione europea raggiunto il quale si sarebbe sciolto, avendo raggiunto il suo fine, quindi non sarebbe stato lui a gestire l’uscita dall’Ue, ma un Governo liberamente scelto dal popolo.

E così è stato!

Ovviamente io ammiro Boris Johnson per la sua tenacia, per la sua fermezza nel difendere gli interessi del suo Paese, ma perdonatemi se lo ripeto per l’ennesima volta, ammiro ancora di più Nigel Farage per aver dimostrato un carattere  assolutamente fuori dal comune. 

Amo i Davide, quelli che sconfiggono i Golia.

Un’ultima annotazione. A preoccuparsi di questo clima da sfida all’ok corral, che potrebbe portare ad una hard Brexit, sono in particolare le case automobilistiche europee che hanno stimato perdite per 110 miliardi di euro ed un impatto devastante sull’occupazione.

Ricordiamo infatti che l’industria automobilistica nonostante il massiccio utilizzo di robot, è il settore che dà tutt’ora un grande impulso all’occupazione.

L’associazione dei costruttori europei ha quindi auspicato un “ambizioso accordo di libero scambio Ue-Regno Unito, con disposizioni specifiche per il settore automobilistico, sostenendo che ciò è fondamentale per il futuro successo dell’industria automobilistica europea”.

Ed ecco allora cosa succede quando l’Unione europea anziché fare gli interessi della propria popolazione si appiattisce su questioni di geopolitica che dovrebbero essere lasciati ai margini, anzi, come in questo caso, non dovrebbero nemmeno essere sfiorati.

L’Unione europea ha tutto da perdere nei confronti di un Paese, come il Regno Unito, che con noi ha una bilancia commerciale in passivo per le sue casse, e quindi in attivo per le nostre.

Insomma, oltre a tutti i danni che ci ha già procurato l’appartenenza all’Unione europea, rischiamo di aggiungerne altri derivanti una sciagurata impostazione dei negoziati, che potrebbero mettono a rischio una gran parte dei nostri prodotti che esportiamo nel Regno Unito.

Quando anche noi finalmente usciremo dall’Unione europea sarà comunque sempre stato troppo tardi.