I pochi che pensavano che la strada della Brexit fosse ormai spianata si dovranno ricredere. I problemi che erano stati accantonati nella volontà comune da entrambe le parti di chiudere per lo meno la prima fase dei negoziati (quella riguardante i debiti di Londra verso l'Unione, il confine nordirlandese e il trattamento giuridico cui dovranno essere sottoposti i cittadini europei), stanno tornano a galla.

Nuove questioni all'orizzonte

A farli riemergere è stata la dichiarazione del capo negoziatore Ue Michel Barnier secondo cui la fine del periodo di transizione della Brexit non dovrà oltrepassare la data del 31 dicembre 2020 (non i due anni chiesti da Londra), in linea con la scadenza del bilancio Ue. Le linee guida che dovranno essere seguite durante questo periodo riguardano in primis l'integrità del mercato unico e il rispetto della libertà di circolazione di beni, capitali, servizi e persone, quindi l'integrità dell'Unione doganale, l'adozione, durante questo periodo, anche da parte della Gran Bretagna delle regole adottate dall'Unione e, infine l'applicazione di tutte le regole Ue in vigore, non solo quelle che Londra ritiene più opportune per sé sebbene non abbia più il diritto di intervenire nel processo decisionale e nemmeno di chiudere e negoziare nuovi accordi bilaterali. Pronta la risposta del Premier inglese Theresa May che ha già fatto sapere che le condizioni esposte sono ancora tutte da negoziare: pur concedendo la data del 31 dicembre 2020 anche per motivi di bilancio europeo, la May ha parlato di un accordo commerciale fra Gran Bretagna e Ue negoziato prima dell'addio di Londra ma che sarà firmato, per forza di cose, solo dopo l'avvio della Brexit ovvero dopo la data del 29 marzo 2019.