+170% in 5 anni per l’S&P500, con un Nasdaq a +242. E per fortuna che alla base c’era la peggiore crisi economica della storia! Se poi la ripresa sui listini non sia anche corrispettiva nella realtà quotidiana…questa è un’altra storia. Ad ogni modo chi opera sui mercati e anche i piccoli investitori se la sono vista bene. E tutto sommato gli Usa se lo possono anche permettere on solo per la struttura stessa della loro economia (che a quanto pare può reggere anche la più grande immissione di liquidità della storia) ma anche per il fatto che gli statunitensi hanno con la Borsa un rapporto più familiare.

MA c’è, come in tutte le storie, chi ha vinto e chi ha perso.

Tra i vincitori, almeno per la prima categoria che andremo a vedere, si noterà un preoccupante parallelismo tra Usa, Europa, Italia.

1) bancari

Da loro, come da noi e come anche in tutta l’Europa, il settore ha potuto sfruttare una serie di corsie preferenziali messe a disposizione prima dalla Fed, poi dalla Bce e, con il tempo, anche dai singoli stati con il nome di Mps che in Italia ancora risuona, mentre Unicredit e Intesa Sanpaolo potrebbero beneficiare di un provvidenziale decreto Imu-Bankitalia contestato per al sua opacità anche dai vertici dell'Europa stessa.

E la cosa non è certo una novità per nessuno. Novità, invece, potrebbe essere stato il comportamento di molti investitori che hanno captato al volo le potenzialità di un settore che, pur avendo causato la crisi, non ne avrebbe subito le conseguenze, se non per un periodo breve. Lo stesso dicasi per i rispettivi dirigenti: nessuno di loro ha mai fatto un giorno di galera. In compenso, però, si è provveduto anche a fare un po’ di polizia con i fallimenti di diversi istituti, e al fusione con altri, un processo che ha portato gli Usa ad avere il minor numero di istituzioni finanziarie dopo la Grande Depressione. Infatti i nomi privilegiati in questa corsa sono quelli di Bank of America (+450%) e Wells Fargo (quasi +300%).