Taglio del cuneo fiscale e mega aumento in busta paga. Sì, sì, ne abbiamo sentito parlare una miriade di volte in questi giorni. Abbiamo l'Inps che nemmeno a pregarla si schioda a pagare la cassa integrazione, i Parlamentari che in cinque minuti sono riusciti a votare in Parlamento, ottenendo di non vedersi tolti o decurtati i vitalizi e arrivano a promettere un forte aumento in busta paga. Tutto per merito del taglio del cuneo fiscale.

Alla fine, tirando le somme, in quanto consiste questo aumento in busta paga? Potrò pagarci le rate dell'auto nuova. Potrò far aggiustare lo scaldabagno rotto? Sicuramente no, dato che nella maggior parte dei casi ci ritroveremo un misero 20 euro in più. Quanto basta per andare una volta al cinema. Sperando che anche la moglie abbia una propria busta paga con un proprio aumento.

20 euro in busta paga: una mancetta!

Forse in questi giorni siamo siamo rimasti affascinati dalle parole dei nostri politici e non ci siamo fermati a fare due calcoli. Roberto Gualtieri, Ministro dell'Economia, aveva spiegato che la sforbiciata fiscale decisa lo scorso anni, si sarebbe fatta sentire sulla busta paga degli Italiani dal mese di luglio di quest'anno.

Abbiamo ridotto le tasse a 16 milioni di lavoratori e dal primo luglio gli stipendi aumenteranno per 16 milioni di persone - aveva affermato Roberto Gualtieri - per 11 milioni i vecchi 80 euro arriveranno a 100 euro, mentre per i restanti l'aumento avrà un importo variabile. Un taglio che, a regime, vale circa 7 miliardi di minore Irpef. Cuneo fiscale, tutti gli aumenti mensili per fasce di reddito. Per chi guadagna 39 mila euro saranno 16 euro in più.

Be' sì, alla fine non aveva mentito. Era stato chiaro. Alla fine il bonus passa da 80 a 100 euro. Quindi c'è un aumento di venti euro. Meglio di niente. Meglio venti euro in più che venti euro di meno. Giratela come volete, ma alla fine rimangono solo e soltanto venti euro. Che non bastano nemmeno per andare a mangiare la pizza una volta. Da soli.

Aumenti in busta paga: cerchiamo di essere seri

Senza dubbio avere venti euro in più in busta paga è sempre meglio che non averli. Ci mancherebbe. Ma proviamo ad andare a vedere un po' il costo che sostiene lo Stato. Per garantire gli 80 euro di Renzi, le casse statali spendevano qualcosa come 10 miliardi di euro. Con il bonus a quota 100 euro l'onere per lo Stato sale a 13 miliardi e nel 2021 salirà a 16 miliardi. Considerando che 20 euro a testa al mese non cambiano la vita a nessuno, non sarebbe convenuto convogliare quelle risorse nella cassa integrazione e sostenere quanti hanno perso il lavoro? Tirando un po' le somme, sembra quasi che quella del taglio del cuneo fiscale sia stata solo una mossa pubblicitaria: facciamo un po' di rumore, facciamo capire che arrivano un po' di soldi nelle tasche dei cittadini. Per 20 euro compriamo il loro silenzio.

Vediamo un po' nel dettaglio quanto. Ecco come cambia il bonus: 

  • dipendenti con reddito da 8.174 a 26.600 euro: aumento di 20 euro, il bonus Renzi passa quindi da 80 a 100 euro;
  • dipendenti con reddito da 26.600 e 28mila euro: aumento di 100 euro, il bonus Renzi passa a 600 euro da luglio a settembre e sale a 1.200 nel 2021.

Per dipendenti con redditi superiori ai 28mila euro, il taglio del cuneo fiscale diventa una detrazione in busta paga, così strutturata:

  • redditi da 28mila a 35mila euro: bonus decrescente da 480 a 80 euro;
  • redditi da 35mila a 40mila euro: bonus decrescente da 80 a 0 euro.

Cuneo fiscale: quantopesa in busta paga!

Da noi le tasse non sono propriamente o veramente una passeggiata. Secondo dati recenti dell'Ocse, il cuneo fiscale persa per quasi il 48% del totale. Tirando le somme un'impresa spende per un lavoratore, nell'arco di un anno, qualcosa come 42 mila euro, mentre al dipendente ne rimangono in tasca 22.000 di retribuzione netta. questa significa che ogni anno ci sono 20.000 euro di oneri fiscali e previdenziali.

In Europa ci superano la Germania,  con un costo del lavoro (rispetto al netto citato sopra) di oltre 62mila euro, e  la Francia con 50mila euro, Belgio con 63.010 euro l’anno e  Austria con 62.069 euro.   Nel mondo fanno peggio Stati uniti e Giappone. Negli altri paesi europei invece l'impatto del fisco e dei costi  contributivi e assicurativi sul lavoro dipendente è minore.