Un bomba è pronta a scagliarsi sulla busta paga dei lavoratori. Il decreto legge sulla cassa integrazione contiene una clausola che stopperebbe i pagamenti nel momento in cui dovessero esaurirsi i fondi stanziati, appunto per la cassa integrazione. Questo importante ammortizzatore sociale continua a rimanere al centro del dibattito politico e sociale italiano e se da un lato emerge la necessità che sia prolungato e riformato, dall'altro ci sono evidenti problemi di risorse per coprire le spese. Ricordiamo che alla fine chi ci rimette sono i lavoratori, che si potrebbero vedere la busta paga azzerata perché non ci sono i fondi per pagare la cassa integrazione.

Busta paga azzerata dalla cassa integrazione

E' inutile ribadirlo in questo articolo, se ne accorgono un po' tutti. Nel nostro paese si avvertono le conseguenze economiche dell'emergenza sanitaria innescata dal coronavirus. C'è ne accorgiamo quando entriamo in un centro commerciale e notiamo che le saracinesche di molti negozi sono rimaste abbassate. Ce ne accorgiamo noi stessi, nel momento in cui dobbiamo fare la spesa e se rientriamo tra quanti hanno perso il lavoro o sono in attesa del pagamento della cassa integrazione, dobbiamo fare i conti con gli spiccioli per arrivare a fine mese.

Sì in Italia si avvertono i primi segnali della crisi economica. Il compito del Governo, in questa situazione, dovrebbe essere quello di mettere in campo tutti gli strumenti necessari per aiutare le famiglie e le imprese. Sulla carta le azioni in questo senso sembra che siano state fatte: l'Inps, nei giorni scorsi, ha comunicato che avrebbe sostanzialmente liquidato tutte le richieste di cassa integrazione ricevute fino al 14 maggio: 5.068.425 di prestazioni già pagate e 123.542 ancora da liquidare. In questa sede diamo per buone le comunicazioni dell'istituto di previdenza, anche se in redazione sono arrivate molte segnalazione in senso contrario. Il Governo, da parte sua, ha cercato di mettere una toppa al Decreto Rilancio e provveduto ad allungare di quattro settimane la possibilità di richiedere la cassa integrazione per imprese e lavoratori.

Emergono, però alcuni dettagli molto preoccupanti rispetto a quanto è stato previsto all'interno del recente decreto. Sarebbe consentita la possibilità di usufruire della cassa integrazione senza soluzione di continuità anche se le 14 settimane risultassero già esaurite. Cosa significa questo: in pratica le aziende potranno far ricorso immediatamente alle quattro settimane aggiuntive, che sono previste per i mesi di settembre ed ottobre. Questi, però, non sono delle giornate in sovrappiù pagate dallo Stato, ma sono semplicemente un'anticipazione di quanto è previsto per i mesi di settembre ed ottobre. Questi anticipi valgono sia l'assegno ordinario, che per la cassa integrazione straordinaria che per quella in deroga.

Fin qui tutto bene. Il problema è la calusola di salvaguardia che è stata inserita legata ai fondi stanziati. Nel caso in cui le risorse dovessero esaurirsi, si fermeranno anche i pagamenti e la busta paga resterà vuota. Questi verranno attivati nuovamente solo e soltanto nel caso in cui siano stanziate delle nuove risorse. La spesa sarà monitorata dall'Inps, che provvederà a censire i flussi e a tenere conto del tetto di spesa previsto dai precedenti decreti. L’ente previdenziale dovrà aggiornare costantemente il Ministero del Lavoro ed il Ministero dell’Economia in merito all’andamento delle richieste e all’avvicinarsi dei limiti di spesa.

Cassa integrazione: le polimiche politiche

Nel frattempo continuano le polemiche politiche relative alla cassa integrazione. Se la busta paga dei lavoratori è destinata a continuare a piangere, sicuramente le discussioni rimangono accese. Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, denuncia che aumentano i cittadini senza cassa integrazione e senza Fis. A ieri sera sono saliti a 1 milione e 222mila. I vertici dell’Inps sono in confusione. Il presidente Tridico, in perfetto stile 5 stelle promette e non mantiene.

Secondo Gasparri, l’ufficio stampa dell’Istituto previdenziale parla della sostanziale correntezza dei pagamenti, ma smentisco categoricamente quanto affermato da Tridico. La situazione è addirittura peggiorata rispetto alla precedente rilevazione.

Provando a parlare di numeri, la situazione sembrerebbe impietosa: al 15 giugno, per la cassa integrazione ordinaria su 1.657.145 aventi diritto i pagati sono stati solo 1.321.617; per la cassa integrazione in deroga su 1.828.613 aventi diritto sono stati pagati solo in 1.213.433; mentre per i fondi integrativi speciali 271.000 lavoratori devono ancora percepire l’assegno ordinario. Totale 1.222.000.

Una enormità. E dovevano essere pagati tutto entro il 12/6 - sottolinea Gasparri -. Il Governo che vive di annunci e nasconde la realtà con inutili passerelle mediatiche come lo sono gli Stati Generali, ha fallito su un obiettivo fondamentale: la tutela sociale e previdenziale dei lavoratori costretti dalla crisi a stare a casa.

Cassa integrazione: la riforma epocale!

Francesco Boccia, ministro per gli Affari Regionali, ritiene che si debba mantenere il ritmo dell'emergenza. Il Covid è una cesura tra il primo e il dopo. Ma non è vero che non si ammettono le difficoltà: la cassa integrazione in deroga ha sempre avuto questo limite di avere tempi per l'erogazione dai tre ai cinque mesi.

Bisognava cambiare subito la procedura, sono intervenuto dopo le prime difficoltà, quando le Regioni hanno preso atto all'unanimità che andasse cambiata quella procedura - spiega Boccia -. Abbiamo cambiato la procedura, togliendo questa responsabilità alle regioni e ora, da giugno, avremo una nuova procedura. La domanda si farà dal portale Inps, ci sarà l'Iban, il codice dell'azienda e ci sarà immediatamente l'anticipo del 40 per cento: questi cambiamenti sono stati fatti con il Covid ma non vorrei tornare indietro