Nick Wall, co-gestore del fondo Merian Strategic Absolute Return Bond, Merian Global Investors, spiega che il mantra delle banche centrali come unica possibilità si applica perfettamente alla BCE di Draghi.

Quando Draghi ha assunto l’incarico a Francoforte nel 2011, l’Europa stava barcollando, mentre gli eccessi pre-crisi si palesavano nei segmenti del real estate, della finanza e della finanza pubblica. Tale situazione è stata ulteriormente aggravata dalle ampie misure di austerity, pensate per far fronte all’aumento dell’indebitamento. Quando la crescita è crollata, i costi di finanziamento per i Titoli di Stato europei sono saliti vertiginosamente (ad esclusione della Germania), mettendo a rischio il futuro della moneta unica.

La famosa frase di Draghi “whatever it takes” ha salvato l’Eurozona permettendo alla BCE di diventare un creditore di emergenza credibile, un aspetto fondamentale per qualsiasi banca centrale - spiega Nick Wall -. Gli spread dei Titoli di Stato si sono ristretti da allora, generando turbolenze a livello politico, con la BCE guidata da Draghi che iniettava liquidità nelle banche, acquistava Titoli di Stato e bond societari, portando i tassi di interesse in territorio negativo.

Durante il mandato di Draghi il target di inflazione non è stato raggiunto – sarebbe stato un compito forse impossibile, data la significativa riduzione dell’indebitamento nell’Eurozona e i trend demografici sfavorevoli. La sua eredità è la sopravvivenza della moneta unica durante il periodo più difficile dalla sua introduzione, ottenuta facendo ricorso a metodi che in passato erano tabù per una Banca Centrale impregnata dalle tradizioni della Bundesbank.