Premesso che la Prolusione del Cardinale Presidente della Conferenza dei Vescovi italiani del 22-09-2014 affronta una serie di temi diversi a partire da quelli internazionali (persecuzioni dei cristiani, conflitti locali, terrorismo, ecc.) in vista del Sinodo sulla famiglia e dell’Assemblea generale di novembre e, quindi, non di un discorso specifico, dedicato alla giustizia sociale e tributaria, devo esprimere la mia insoddisfazione per il passaggio sul fisco predatorio. L’insoddisfazione è maggiore se penso a discorsi di ben più alto spessore etico e culturale nel passato dedicato a questo tema da parte della stessa Conferenza e da singoli Vescovi. Riprendo il testo alla lettera sui problemi economici e sociali dell’Italia ormai a sei anni dall’inizio della crisi.
“Tornando al nostro amato Paese, le notizie parlano ancora di recessione, della necessità di tempo, di riforme strutturali, di più ampie partecipazioni imprenditoriali, di investimenti, di visione industriale, di reti solide affinché i piccoli possano trattare con i grandi, di ricerca e continua innovazione per non essere imitati e penetrare mercati nuovi. Come Pastori dobbiamo testimoniare che serpeggia una depressione spirituale che non solo fa soffrire chi ha perso il lavoro o i giovani che non l’hanno ancora trovato, ma che debilita le forze interiori e oscura il futuro. Fino a quando? Chiediamo a tutti i responsabili della cosa pubblica, a coloro che hanno risorse finanziarie o capacità imprenditoriali, di fare rete “super partes” poiché la gente è stremata e non può attendere oltre. Il disagio, lo si sa, più perdura e più lascia il segno negli animi, fissa abitudini non sempre positive, è brodo di coltura non del meglio. L’occupazione difficile e il fisco predatorio, la burocrazia asfissiante e la paura diffusa di fare passi sbagliati, tutto concorre a non creare lavoro nei vari settori del pubblico e del privato, non stimola l’inventiva, non trattiene i giovani nel Paese. Questi, come emigranti forzati, forti della loro intelligenza e preparazione, tentano la fortuna altrove”.