I soldi stanno finendo. La cassa integrazione d'emergenza inizia a pesare. Cinque miliardi dal mese, causa Covid, sono instostenibili.  Problemi evidenti. Soluzioni complicate da trovare. Sta di fatto che l’allarme è stato lanciato già da tempo dai tecnici del governo. D’altronde, la situazione è drammatica.

Perché se da una parte la cassa integrazione unita ai vari bonus sta provvedendo a supportare le famiglie nel breve periodo, nel lungo è in arrivo un drastico crollo da parte dell’occupazione entro fine 2020: come riporta anche il Sole 24 Ore, si stimano all’incirca tra le 400mila e le 500mila persone, per un calo del lavoro intorno al 2%.

Stop alla Cassa Integrazione, governo: fuori le alternative

Gli obiettivi dunque sono evidenti. Bisogna frenare il più possibile eventuali espulsioni dal circuito produttivo, e magari incentivare le aziende ad assumere, tema attuale da tempo immemore in Italia ma che raramente si riesce ad approfondire e per il quale non sempre si trova una quadra per individuare una soluzione gradita a tutti. Lo è in condizioni normali, figurarsi in epoca post Covid.

E infatti sul tavolo ci sono tante idee, tutte inerenti a nuovi sistemi di assunzione, anche se di concreto non c'è ancora niente. Di sicuro occorre uscire dal percorso della cassa integrazione straordinaria, trovare un’alternativa valida in grado di mettere le basi per la ripresa delle attività e il riavvicinamento alla normalità.

Stop alla cassa integrazione: al vaglio sgravi per assunzioni

L’idea più semplice, e forse anche meno d’impatto, è quella di riconoscere ad aziende e imprese un esonero contributivo per il personale che già si trova in organico. Condizione necessaria: nessun licenziamento. In questo modo, quantomeno è questo l’obiettivo dell’entourage tecnico che fa capo a Palazzo Chigi, è riuscire a ottenere un cospicuo risparmio delle risorse fin qui stanziate per la cassa integrazione e gli altri ammortizzatori sociali e contemporaneamente consentire ai lavoratori di non perdere il proprio impiego: anzi, restano in attività e con la retribuzione piena. 

Incentivi alle assunzioni in alternativa alla cassa integrazione. Si può fare?

Ma questo provvedimento riesce a comprendere tutte le aziende italiane senza escluderne una parte? Il nodo, uno dei tanti perlomeno, è questo. Il beneficio deve essere quantomeno uguale per tutti, o quasi. E quindi beneficio per le casse dello Stato che stanno sostenendo un ritmo insostenibile, e cioè cinque miliardi di euro al mese per la cassa integrazione. Beneficio per i lavoratori che non restano a piedi e continuano a percepire una somma di denaro uguale identica a quella che riceveva pre Covid. Beneficio infine per le aziende, incentivate ad assumere.

Cassa Integrazione: la situazione degli artigiani

Perché scriviamo che questa soluzione dello sgravio fiscale potrebbe non coinvolgere tutte le aziende? Semplicemente perché esiste ancora un comparto intero ancora a secco di cassa integrazione. La criticità dell’erogazione della Cig, al momento, prosegue il Sole 24 Ore, riguarda 150mila persone: questo è il numero di cittadini italiani che non ha ancora ricevuto nessun tipo di rimborso o pagamento.

Ma la spia rossa si è accesa soprattutto per le imprese artigiane, tra le più arrabbiate e deluse. Perché restano in attesa di ricevere le risorse stanziate ormai da trentasette giorni, con il Fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato, evidentemente, ancora all’asciutto. 

Stop a cassa integrazione, sì a contratti a tempo indeterminato

Oltre allo sgravio fiscale ci sono ovviamente anche altre ipotesi che il governo sta valutando. A partire dagli incentivi per le aziende di riavviare le assunzioni a tempo indeterminato. Un piano sicuramente audace, considerato che siamo ancora in emergenza sanitaria, e che una nuova ondata è considerata possibile se non probabile visto quanto sta accadendo nel resto del mondo, dalla Cina agli Stati Uniti, dalla Spagna al Portogallo. La via verso le assunzioni a tempo indeterminato è quella di un meccanismo (ulteriore) di sgravi fiscali. Durata: 6 mesi. Condizioni?

Una sola in realtà. Non si può licenziare il neo assunto almeno per nove mesi, con l’idea di estendere l’opzione a 12 mesi. Insomma, se l’impresa vuole il bonus ha l’impegno di dimostrare che l’assunzione non sia solo di facciata, ma che venga mantenuta quantomeno per un anno intero. Nella speranza che quello del tempo indeterminato non diventi un’illusione per il lavoratore, che nella migliore delle ipotesi potrebbe ritrovarsi per le mani un contratto della durata di un anno.

Stop a cassa integrazione, sì al tempo indeterminato. Ecco come si può fare

Dove e come trovare i soldi per questo sgravio contributivo? Risposta: dalla Legge di Bilancio del 2021, e quindi far partire questa misura al prossimo primo gennaio, data che dovrebbe quantomeno avere un significato forse più simbolico che reale: quello della ripartenza. Tutto dipenderà dalla dote a disposizione, dunque, fare calcoli adesso è sostanzialmente inutile, perché quanto sia pesante l’incentivo, ancora non è dato saperlo.

Nel pacchetto di nuove misure allo studio, sempre secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, c'è anche la distribuzione selettiva degli incentivi all’assunzione, a favore di giovani e donne che vengono da periodi di lunga disoccupazione o di inattività. Alla base di quest'idea al vaglio del ministero dell'Economia e della Finanza è cercare di incentivare la staffetta generazionale per le assunzioni di giovani e l’accompagnamento dei più anziani all’uscita.

Stop a cassa integrazione, sì (no per Catalfo) a contratti più flessibili

Le assunzioni sembrano dunque essere al centro delle idee realizzabili per interrompere il flusso continuo dei soldi destinati alla cassa integrazione. Si pensa infatti anche a una semplificazione della normativa per i contratti a tempo determinato. L’idea è fortemente caldeggiata dal Partito Democratico, e anche in questo caso i tecnici al lavoro sono quelli del ministero dell’Economia e Finanza.

In caso di congelamento delle causali del Decreto Dignità su proroghe e rinnovi fino a dicembre (attualmente è in vigore fino ad agosto) le imprese potrebbero continuare ad affidarsi a tipologie di contratti più flessibili. Riserve, anche piuttosto forti, sono arrivate tuttavia dal ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, anche perchè il Dl Dignità è considerato un cavallo di battaglia dei grillini e il capo del ML appartiene proprio al Movimento Cinque Stelle. Oltre che del ministro Catalfo, il dossier è nelle mani del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri: entrambi sono al lavoro sul Dl luglio, insieme alla proroga degli ammortizzatori sociali che, se le risorse fossero ancora disponibili, potrebbe essere allungata fino a fine ottobre o fino alla fine dell’anno per i settori più in difficoltà. 

Cassa integrazione straordinaria: la situazione

Sono diciotto le settimane complessive di cassa integrazione d'emergenza, stando alle disposizioni del decreto legge Cura Italia e del Decreto Rilancio. Il sussidio, interamente a carico dello Stato e che le imprese hanno avviato attraverso la cassa a inizio pandemia, terminerà a metà luglio, dopo l'anticipo delle ultime 4 settimane.

Da aggiungere inoltre che il blocco dei licenziamenti di natura economica è valido fino al 17 agosto. In sostanza il tempo stringe. L'alternativa alla cassa integrazione straordinaria va individuata in quello che si presume sarà il nuovo decreto di luglio.