Il premier Giuseppe Conte ha promesso un altro mese di cassa integrazione.  Ma ancora una volta, secondo Confindustria, ad anticipare i soldi ai lavoratori dipendenti saranno le imprese. Dopodiché dovranno aspettare. Lo stanno facendo per quanto già anticipato nelle 14 settimane tra marzo e aprile. Dovranno farlo ancora, per quanto riguarda il periodo compreso tra settembre e ottobre.

Cassa integrazione, Confindustria sottolinea: ritardi gravi

D'altronde la fotografia che emerge dai documenti tecnici che accompagnano il decreto di correzione che prevede ulteriori quattro settimane di cassa integrazione parla chiaro: l'immagine è un paese ancora fermo, che non riesce a ripartire, nonostante decreti dai nomi rassicuranti come il decreto Cura Italia e il Decreto Rilancio.  

L'allarme arriva dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi: "Rileviamo ritardi gravi per le procedure come cassa integrazione o quelle annunciate a sostegno delle liquidità".

Strano a dirsi, ma le misure economiche italiane si stanno rivelando peggiori e più problematiche di quelle europee. 

Cassa Integrazione, ma non solo: ecco quanto lo Stato deve alle aziende

Ecco perché il presidente Bonomi ha lanciato una sorta di contrattacco nei confronti dello Stato. In mancanza della cassa integrazione, ha chiesto ufficialmente la restituzione di 3,4 miliardi di accise pagate dalle aziende. Una somma impropriamente pagata dalle imprese e altrettanto impropriamente trattenute dallo Stato. Il tutto nonostante vi sia una sentenza della corte di Cassazione che ne impone la restituzione. 

Si tratta dell'addizionale provinciale sull'energia elettrica abrogata nel 2012. In effetti una recente sentenza della Cassazione ha sancito che le aziende hanno diritto alla restituzione delle somme che sono state erroneamente versate. Gli importi da considerare sono quelli ancora validi dalla decorrenza della prescrizione decennale. Siccome l'addizionale è stata abrogata nel 2012, si tratta degli importi pagati nel 2010, ancora validi, e nel 2011. 

Cassa integrazione, per ora Conte non dà risposte

Insomma, come a dire: siccome lo Stato non riesce a pagare quanto promesso per la cassa integrazione, che restituisca perlomeno quanto è obbligato a fare per legge. Il presidente Conte non ha dato ancora una risposta definitiva sull'addizionale, né sui ritardi. Si è limitandosi a dire, nel corso degli Stati Generali in via di svolgimento a Roma, che il governo non ha alcun pregiudizio nei confronti della libera iniziativa economica.

E che i provvedimenti sono dedicati soprattutto al sostegno delle imprese considerate "pilastri della società e priorità del governo".  Il premier ha tuttavia aggiunto che l'emergenza non durerà solo qualche mese, ma che i tempi di ripresa totale saranno molto più lunghi del previsto.

Ecco quanti stanno aspettando la cassa integrazione

Intanto la situazione dei sussidi e della cassa integrazione è sempre più grave. Secondo i dati raccolti dal quotidiano Il Tempo, sono ancora più di un milione di italiani che aspettano i soldi previsti dai vari decreti. Per la cassa integrazione ordinaria, su 1.657.145 aventi diritto, a ricevere quanto dovuto sono stati 1.321.617, dati aggiornati al 15 giugno. Per quanto riguarda la cassa integrazione in deroga siamo a quota 1.213.433 di persone pagate su 1.828.613 totali. Per i fondi integrativi speciali infine sono 271.000 i lavoratori ancora in attesa dell'assegno ordinario. Per un totale di 1.222.000 milioni di persone. 

Catalfo spiega i motivi dei ritardi sulla cassa integrazione

Sui ritardi è "scesa in campo" anche il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo. Intervenendo sul tema della cassa integrazione e sui ritardi nei pagamenti, la senatrice ha riportato i dati forniti dall’Inps:

“L’istituto ha dovuto affrontare un carico di lavoro eccezionale e non prevedibile. Al 14 giugno ha completato il pagamento dell’integrazione salariale delle denunce presentate fino al 31 maggio. Su 2.343.389 lavoratori i pagamenti sono stati effettuati per 2 milioni e 314mila domande effettuate entro maggio. Nelle due prime settimane di giugno su 896mila domande le procedure sono state completate per 629mila lavoratori”. 

Per un totale di circa 5 milioni di prestazioni mensili, come ricorda ancora il ministro, parlando dei dati aggiornati al 14 giugno e spiegando che sono state pagate il 96% delle prestazioni.

Cairo mette in cassa integrazione il Torino. Ma non la prima squadra

Situazione non tanto diversa per quanto riguarda il Torino Football Club. La società che fa capo a Urbano Cairo ha messo infatti in cassa integrazione i proprio dipendenti. Un accordo raggiunto la settimana scorsa e che riguarda tutti. 

Tutti tranne i giocatori della prima squadra, ovviamente. Ma che coinvolge, dunque, preparatori atletici, staff tecnico, dal primo all'ultimo addetto della scuola calcio. Il periodo richiesto va dal primo maggio al 3 luglio e coinvolge tutti i dipendenti che hanno un compenso lordo annuo tra i 7.500 e i 50mila euro. Con riferimento all'Inps a cui "spetteranno tutti gli importi erogati".