Il Decreto Rilancio del 19 maggio scorso – convertito in legge numero 77/202 – ha introdotto la proroga della cassa integrazione per altre 9 settimane (5 settimane iniziali + 4 settimane aggiuntive), mentre nel Decreto di agosto la misura dovrebbe essere ulteriormente estesa per altre 9 settimane. Questo incentivo a beneficio di lavoratori e imprese va ad aggiungersi al precedente sostegno garantito dal decreto numero 18 del 17 marzo 2020 – cosiddetto Decreto Cura Italia convertito nella legge n.27/2020 ad aprile –. La cassa integrazione è un ammortizzatore sociale a sostegno di quei lavoratori che sono impossibilitati a lavorare a causa di catastrofi naturali, crisi economica o emergenza sanitaria.

In ottemperanza a quanto riportato nel Decreto Rilancio, i lavoratori potranno beneficiare di 9 settimane di cassa integrazione (che sia ordinaria, straordinaria, assegno ordinario o in deroga) a partire dal 23 febbraio 2020. Questa misura, però, parte da un massimo di 9 settimane sulle quali si possono poi richiedere ulteriori 5 settimane aggiuntive per un totale di 14 settimane (la richiesta è da inoltrare entro il 31 agosto 2020).

Per quanto riguarda le 4 settimane ulteriori, invece, è possibile richiederle per il periodo compreso tra il primo settembre 2020 e il 31 ottobre 2020. Una novità introdotta dal decreto numero 52 del 2020, comunque, permette di usufruire alle 4 settimane di cassa integrazione per i periodi a decorrere dal primo settembre 2020. Infine, un’ultima novità introdotta dal Decreto Rilancio è la possibilità di coniugare la cassa integrazione con assegno ordinario con gli assegni al nucleo familiare. Vediamo cos’è, come funziona e come è possibile richiedere la cassa integrazione in questa breve guida.

Cassa integrazione: cos’è e come funziona

La cassa integrazione è una misura economica a sostegno delle aziende o dei datori di lavoro che hanno subito perdite produttive ingenti a causa di catastrofi naturali, situazioni di crisi o emergenza sanitaria. Per sostenere le perdite causate dal mancato lavoro, quindi, lo Stato mette a disposizione dei lavoratori dell’azienda alcune misure come il riconoscimento di una retribuzione per coloro che sono impossibilitati a lavorare o che lavorano con orari e regimi ridotti rispetto a quelli normali.

Come detto, quindi, la cassa integrazione è un ammortizzatore sociale richiesto da moltissime realtà produttive italiane nel periodo pandemico. I potenziali beneficiari sono gli operai, gli impiegati e i quadri di quelle aziende che hanno potuto dimostrare la perdita di fatturato e il calo dei corrispettivi durante il periodo pandemico.

Esistono tre tipologie di cassa: la cassa integrazione ordinaria (CIGO), la cassa integrazione straordinaria (CIGS) e la cassa integrazione in deroga (CIGD). Inoltre, è possibile parlare anche di cassa integrazione con assegno ordinario.

  • Per quanto riguarda la cassa integrazione ordinaria, ha una durata di massimo 3 mesi prorogabili però fino a 12 mesi qualora ci si trovi in una situazione di particolare gravità. La CIGO consiste nell’erogazione ai lavoratori dell’80% della loro retribuzione percepita qualora avessero potuto prestare la loro forza lavoro.
  • La cassa integrazione straordinaria, invece, può essere richiesta dalle aziende con almeno 15 dipendenti (il cui elenco dei settori produttivi è consultabile sul sito dell’INPS) e la sua durata e variabile. Si va da un massimo di 12 mesi in caso di crisi aziendale, fino a 24 o 36 mesi in caso di contratto di solidarietà. La proroga della CIGS può essere di 12, 9 o 6 mesi.
  • Infine, la cassa integrazione in deroga è riservata a quelle categorie di lavoratori esclusi dalle precedenti misure e che quindi beneficiano dell’ammortizzatore sociale in deroga alle leggi. Si tratta in particolare di piccoli artigiani, agricoltori, coltivatori diretti, piccoli commercianti, imprese o cooperative sociali. A durata e la proroga della CIGD segue lo stesso scherma di quelle ordinaria e straordinaria, senza superare un massimo di 12 mesi.

Chi potrebbe essere escluso?

Stando a quanto riportato sul sito ufficiale dell’Inps, la platea di beneficiari della cassa integrazione è molto vasta, ma non mancano nemmeno alcune categorie di lavoratori che il governo potrebbe escludere dalla richiesta per l’ammortizzatore sociale. 

In particolare, si tratta di quelle aziende che non si sono fermate nemmeno durante il lockdown e dunque non hanno registrato perdite ingenti proprio per il fatto di avere ordini da evadere in piena pandemia. L’attività di queste realtà – di fatto – è rimasta ferma in termini di comparto produttivo, ma non è possibile dimostrare l’effettivo calo di corrispettivi o fatturato proprio a causa degli ordini rimasti arretrati.

Tra i potenziali beneficiari, come ricordato, ci sono gli impiegati, gli operai e i quadri; mentre restano esclusi dal beneficio i lavoratori a domicilio (che possono però richiedere il bonus colf e badanti 2020) e i dirigenti.

Decreto Rilancio: cassa integrazione prorogata

L’articolo 68 del Decreto Rilancio prevede la proroga di 18 settimane della cassa integrazione in deroga, di cui i lavoratori possono fruire dapprima per 9 settimane a decorrere dal 23 febbraio 2020, poi per ulteriori 5 settimane aggiuntive riservate a coloro che ne hanno beneficiato in precedenza (da richiedere entro il 31 agosto 2020) e infine per altre 4 settimane rispetto al periodo compreso tra settembre e ottobre 2020. 

La misura – introdotta antecedentemente dal Decreto Cura Italia – prevedeva la possibilità per i datori di lavoro che vedevano ridotte le attività produttive a causa della pandemia di coronavirus – di concedere ai lavoratori un sostegno economico dato grazie alla cassa integrazione e prevenendo quindi il loro licenziamento. 

Il periodo inizialmente previsto per questa misura era di 9 settimane a decorrere dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020. Ma in seguito la pandemia non ha lasciato scelta e i datori di lavoro si sono sentiti spinti a chiedere al governo la proroga della misura. Per questo motivo si è optato per la formala 14 settimane più 4 aggiuntive (inizialmente prevista solo per il comparto turistico e poi estesa a tutte le categorie produttive grazie al decreto n.52/2020, i commi 2 ter e 2 bis), per un sostegno ai lavoratori fino quasi alla fine dell’anno 2020. Inoltre, grazie al Decreto Rilancio è possibile beneficiare della cassa integrazione con assegno ordinario e al tempo stesso fruire degli assegni al nucleo familiare.

Il Decreto di agosto, infine, intende prorogare ulteriormente la cassa integrazione per 9 settimane a decorrere dal 31 luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2020 con la possibile introduzione di 9 settimane di contributo addizionale da calcolare sulla base del fatturato aziendale (sempre per il periodo dal 31 luglio 2020 al 31 dicembre 2020).

Cassa integrazione 2020: le scadenze

Dopo aver chiarito quali misure sono state prorogate e quali novità sono state invece introdotte dal Decreto Rilancio, è utile riassumere anche le date di scadenza per la presentazione delle domande per poter beneficiare del sostegno economico previsto dal governo.

Con il decreto numero 52 del 2020 e le successive modifiche del Decreto Rilancio le scadenza per la presentazione delle richieste per cassa integrazione, ordinaria, in deroga e con assegno ordinario sono fissate al:

  • 17 luglio 2020, qualora tale data sia successiva alla data di scadenza dell’invio delle domande;
  • 15 luglio 2020, per quelle attività la cui sospensione produttiva si è collocata tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020;
  • 31 agosto 2020, per richiedere la proroga della cassa integrazione di altre 5 settimane aggiuntive.

Pagamento CIG diretto dell’INPS

Un ulteriore novità introdotta dal Decreto Rilancio è il pagamento della cassa integrazione direttamente da parte dell’Inps (articolo 74 del D.l. Rilancio – “Misure di semplificazione in materia di ammortizzatori sociali”).

Molti lavoratori hanno comunque lamentato ritardi nell’erogazione della cassa integrazione che hanno causato non pochi problemi a diverse famiglie soprattutto durante il periodo di lockdown. Per questo motivo con il decreto Rilancio era stata introdotta una semplificazione dei procedimenti che prevedeva anche l’intermediazione delle Regioni.

Al 20 luglio 2020 sul sito dell’Inps è apparso un report sui pagamenti erogati e su quelli ancora in attesa. Stando ai dati, quindi, l’Istituto avrebbe finanziato 8,2 milioni di casse integrazione su un totale di 8.5 milioni. Alcune delle richieste pervenute nel solo mese di giugno – lo ricordiamo – devono ancora essere pagate (si tratta di 38.599 lavoratori), mentre per quanto riguarda il mese di luglio vi sono ulteriori ritardi (almeno 147.727 lavoratori sono ancora in attesa dei soldi). Per poter finanziare la cassa integrazione ordinaria, in deroga o con assegno ordinario lo Stato dovrà disporre di almeno 1.600 milioni di risorse soltanto per l’anno 2020.

Contributo addizionale: cos’è e come funziona

Il decreto di agosto ha previsto come misura aggiuntiva alla proroga della cassa integrazione un contributo addizionale da calcolare sulla base del fatturato aziendale. Ciò significa che le aziende potranno beneficiare di un contributo aggiuntivo per usufruire delle 9 ulteriori settimane di cassa integrazione concessa ai lavoratori.

La tabella di riferimento è la seguente:

  • Contributo addizionale del 9% – per le aziende con un calo del fatturato minore del 20% – da calcolare sulla retribuzione complessiva del lavoratore che non ha lavorato un ammontare di ore durante la sospensione dell’attività produttiva;
  • Contributo addizionale del 18% – per quelle aziende i cui datori di lavoro non hanno subito alcuna perdita di fatturato – da calcolare sempre sulla retribuzione complessiva del lavoratore per le ore che non ha prestato a causa della sospensione o riduzione dell’attività produttiva;
  • Nessun contributo addizionale spetta infine ai datori di lavoro le cui perdite registrate a causa della sospensione delle attività produttive ammontano a oltre il 20%.