Quando si parla di cassa integrazione, due sono le domande più ricorrenti che si pone il lavoratore che accede a questo ammortizzatore sociale.

Cassa integrazione: le due domande ricorrenti

La prima è: quando riceverò i soldi sul conto corrente?

La seconda è: quanti soldi saranno riconosciuti in busta paga al posto dello stipendio classico?

Lasciando da parte il primo interrogativo, oggi ci focalizziamo sul secondo per capire realmente quanti soldi il lavoratore deve aspettarsi nel momento in cui si trova in cassa integrazione.

E' noto a tutti che l'accesso a questo ammortizzatore sociale non garantisce lo stesso stipendio di quando si lavora regolarmente.

Cassa integrazione: copertura all'80% dello stipendio

La somma ricevuta è sempre inferiore e la storia che ci hanno raccontato fino ad ora è che di solito la cassa integrazione copre l'80% della retribuzione persa dal lavorare a causa della sospensione della sua attività o della riduzione dell'orario di lavoro.

Questo significa che la perdita sulla busta paga dovrebbe essere di circa l'80%, ma a ben vedere la realtà è del tutto diversa.

Cassa integrazione: quanto si perderealmente in busta paga

Secondo un'analisi realizzata dal Centro Studi mercato del lavoro e contrattazioni dell'ex ministro Cesare Damiano, fino a fine maggio le persone in cassa integrazione hanno perso fino ad ora 5 miliardi di euro di reddito.

Questo anche perchè la riduzione dello stipendio è superiore a quel 20% di cui parlavamo prima, con una penalizzazione più contenuta per le professioni meno qualificate, nell'ordine del 25% in media, e progressivamente crescente per quello scientifiche e altamente specializzate per le quali il taglio può arrivare fino al 45%.

In altre parole, più il tuo stipendio è alto e meno prenderai con la cassa integrazione e viceversa.

Già a fine aprile la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha fatto due conti e ha calcolato che solo il 39% dei cassintegrati riceverà una decurtazione minima dello stipendio del 20%.

Il taglio invece sarà tra il 21% e il 30% per il 22% dei lavoratori, tra il 31% e il 40% per il 18% e si sale oltre il 40% di riduzione per il 21% dei beneficiari.

Cassa integrazione: su cosa si basa l'importo in busta paga?

Da tenere presente che l'importo della cassa integrazione dipende principalmente da due fattori chiave: il totale delle ore non lavorate e per le quali si è richiesto l'accesso all'ammortizzatore sociale e la retribuzione spettante se la persona avesse lavorato regolarmente.

Il calcolo della cassa integrazione si basa su questi due elementi, ma deve tenere conto anche degli importi massimi previsti per legge, ossia delle soglie oltre le quali l'assegno della cassa integrazione non può andare.

Cassa integrazione: gli importi massimi 2020 in base allo stipendio

Per il 2020, a partire dall'1 gennaio scorso si applicano i massimali indicati dall'Inps nella circolare n.20 del 10/02/2020.

Gli importi massimi dei trattamenti di integrazione salariale per quest'anno prevedono che per le retribuzioni inferiori o uguali a 2.159,48 euro mensili, la cassa integrazione è riconosciuta per un massimo di 998,18 euro lordi che, al netto della decurtazione del 5,84% legata agli obblighi contributivi, scendono a 939,89 euro.

Se la retribuzione mensile è superiore a 2.159,48 punti, allora l'importo lordo massimo riconosciuto dalla cassa integrazione è di 1.199,72 euro, corrispondente a 1.129,66 euro al netto della decurtazione del 5,84%.

Nella stessa circolare l'Inps segnala che i suddetti importi massimi devono essere incrementati nella misura ulteriore del 20% per i trattamenti di integrazione salariale concessi in favore delle imprese del settore edile e lapideo per intemperie stagionali.

Cassa integrazione: decurtazione stipendio può superare il 60%

Dai numeri appena indicati facile intuire che la decurtazione dello stipendio con la cassa integrazione può essere anche superiore al 50%. Chi ad esempio guadagna tra 2.000 euro e il massimale dei 2.159,48 euro, riceverà al massimo 998,18 euro, meno quindi della metà dello stipendio abituale.

Ancora più allarmante il dato che emerge sulla base degli stipendi più alti: un lavoratore con una retribuzione mensile ad esempio di 3.000 euro, in cassa integrazione si vedrà corrisposti massimi 1.199,72 euro lordi, il 60% in meno di quello che riceve abitualmente.

Inutile dire che la percentuale del taglio sale progressivamente all'aumentare dello stipendio ricononsciuto di solito.