Una delle misure più rilevanti contenute nel decreto Cura Italia è senza dubbio quella relativa alla cassa integrazione che ha come obiettivo quello di tutelare lavoratori e imprese in questa situazione di emergenza sanitaria ed economia creata dal coronavirus.

Cassa integrazione: gli interventi previsti e per quanto tempo

Sono previste tre tipologie di intervento e si tratta in particolare della cassa integrazione ordinaria, dell'assegno ordinario del fondo di integrazione salariale e della cassa integrazione in deroga.

Per tutti è tre è previsto un periodo massimo di 9 settimane e un'altra buona notizia è relativa alla tempistica del pagamento che, salvo intoppi dell'ultimo minuto, dovrebbe essere erogato prima di Pasqua, dunque entro la prima metà del mese.

Cassa integrazione: pagamenti più brevi grazie a convenzione ABI

Questo pagamento più rapido del previsto è reso possibile grazie all'accordo siglato nei giorni scorsi tra il Ministero del Lavoro, Abi e le parti sociali, ossia sindacati ed imprese.

L'Associazione bancaria ha definito la convenzione nazionale che consente a quanti sono sospesi dal lavoro per via dell'emergenza coronavirus, di ricevere dalle banche un'anticipazione della cassa integrazione fino a 1.400 euro.

In caso di importi superiori, sarà la stessa banca ad integrare la differenza dopo aver incassato le risorse extra dall'Inps entro al massimo 7 mesi. 

Cassa integrazione: ecco cosa serve per ricevere l'assegno

Come è facile intuire alla luce dell'accordo siglato con l'Abi, per poter ricevere il pagamento della somma relativa ala casa integrazione, bisognerà essere titolari di un conto corrente.

Il lavoratore non dovrà fare altro che presentare all'Inps l'Iban e indicare la banca scelta per l'anticipazione degli importi mensili relativi al trattamento di integrazione salariale spettante.

Proprio con riferimento al conto corrente però potrebbe sorgere qualche problema, perchè non tutte le banche aderiscono alla convenzione.

Cassa integrazione: che fare se la banca non aderisce alla convenzione

Se un correntista è cliente di un istituto di credito che di fatto non si è mosso in questa direzione, allora sarà costretto ad aprire un nuovo conto presso una banca diversa dalla propria, con il potenziale obbligo di canalizzare lo stipendio per almeno i sette mesi successivi.

Cassa integrazione: come muoversi se non si ha un conto corrente?

Lo stesso problema si pone per quasi non sono titolari di alcun conto corrente, anche se questi dovrebbero essere una minoranza, visto che, stando a quanto indicato dal Partito Democratico, nel 2018 solo il 14% degli italiani non aveva un conto corrente.

Il lavoratore che ne è sprovvisto, dovrà procedere all'apertura di un rapporto presso una banca convenzionata, in modo da poter ricevere senza intoppi l'assegno relativo alla cassa integrazione.

Cassa integrazione: la soluzione del conto corrente online

A tal proposito la convenzione favorisce anche la gestione delle pratiche in "remoto", così da limitare l'accesso in filiale alle esigenze indifferibili, in coerenza con quanto concordato tra Abi e i sindacati dei bancari Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin lo scorso 24 marzo 2020.   

In pratica l'apertura di un nuovo conto corrente può avvenire per via telematica, attraverso l'apertura di un rapporto online che tra le altre cose è solitamente più conveniente rispetto a quelli tradizionali.

Un conto corrente online infatti generalmente è a canone zero o ha dei costi mensili molto bassi che si possono anche azzerare grazie l'attivazione di alcuni servizi quali l'accredito mensile dello stipendio o della pensione.