La Cassa integrazione è stato sicuramente uno dei tanti drammatici scenari che la pandemia Covid-19 ha dischiuso in questi ultimi mesi. Il ricorso agli ammortizzatori sociali da parte del Governo è stato massiccio e il prolungarsi dell’emergenza sanitaria ha condotto a molteplici modifiche e integrazioni dell’impianto regolatorio sul tema delle integrazioni salariali associate alla riduzione o alla sospensione dell’attività lavorativa.

Il Sevizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil, basandosi sui dati Inps, ha stimato che dal portafoglio dei lavoratori dipendenti, a causa del Covid-19 mancano 4,8 miliardi di Euro. Fra riduzione di stipendio e mancati ratei della tredicesima e quattordicesima, gli 8,4 milioni di beneficiari hanno perso mediamente 569 Euro pro-capite nel bimestre aprile-maggio 2020.

Una situazione veramente critica che successivi decreti hanno tentato di contenere, generando spesso confusione e dubbi, soprattutto nella comprensione del meccanismo della formula 9+5+4 che disciplina la nuova Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs). La circolare n. 84 del 10 luglio 2020 dell’Inps si inserisce in questo scenario un po’ come il Testo Unico finalizzato a sistematizzare in un quadro organico i vari provvedimenti varati dal Governo dall’inizio della pandemia Coronavirus.

La durata della Cassa integrazione Covid-19

Il primo provvedimento, che ha affrontato misure straordinarie di intervento di integrazione salariale a seguito Covid-19, risale al 17 marzo 2020, con il DL n. 18, il Cura Italia. Qui veniva introdotta per i datori di lavoro la possibilità di richiedere la Cassa integrazione in deroga per i propri dipendenti, a seguito dell’emergenza sanitaria.

Il successivo intervento risale al 19 maggio 2020, con il DL n. 34 (Decreto Rilancio) che riportava "Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19” L’art. 68 dello stesso Decreto ha esteso il periodo di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario. I datori di lavoro, quindi, possono presentare domanda di concessione del trattamento con causale “emergenza Covid-19” per

una durata massima di 9 settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, incrementate di ulteriori 5 settimane nel medesimo periodo per i soli datori di lavoro che abbiano interamente fruito il periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di nove settimane.

La continuità fra le settimane oggetto di richiesta non è requisito essenziale, tuttavia devono collocarsi necessariamente entro il 31 agosto 2020.

L’articolo 1 del successivo DL n.52 del 16 giugno, amplia ulteriormente la finestra temporale di richiesta della concessione, prevedendo la possibilità di usufruire di ulteriori 4 settimane anche per periodi precedenti il primo settembre 2020. Analogamente a quanto previsto dal precedente provvedimento, la proroga è ottenibile dal datore di lavoro unicamente a seguito dell’intera fruizione delle 14 settimane concesse nei periodi precedenti.

Viene dunque a concretizzarsi la formula 9+5+4 che spesso ha generato incomprensioni nella presentazione di istanze di concessioni con causale Covid-19.

Sono concesse deroghe per aziende con unità produttive o con lavoratori domiciliati o residenti nei comuni della zona rossa individuata all’inizio dell’emergenza sanitaria. In questi casi, le settimane per cui è possibile fare richiesta di concessione passano da un massimo di 18 a un massimo di 31.

Chi può accedere alla Cassa integrazione Covid-19

Le aziende che fanno richiesta per accedere alla Cassa integrazione straordinaria sono esentate dalla procedura sindacale richiesta per la concessione della Cassa integrazione ordinaria. Rimangono comunque necessari l’informazione al sindacato, l’esame congiunto e un’eventuale consultazione che vanno esauriti entro i tre giorni successivi a quello della comunicazione preventiva, anche in forma telematica.

Gli strumenti di Cassa integrazione sono attivi anche per i dipendenti assunti dopo il 23 febbraio 2020 e se preventivamente non c’è stata fruizione di ferie.

Le aziende che hanno già in corso un’autorizzazione alla Cassa integrazione ordinaria, o assegno ordinario, o che hanno presentato domanda, sono autorizzate a aggiornare la loro posizione con causale “Covid-19 nazionale” sia per periodi in cui l’ammortizzatore è stato autorizzato o per quelli oggetto di domanda ma non ancora definiti.

Possono accedere alla Cassa in deroga anche le aziende il cui inquadramento previdenziale non contempla la tutela alla Cassa integrazione guadagni ordinaria, né il fondo integrazione salariale (Fis), né i fondi bilaterali. Le aziende della grande distribuzione organizzata, le agenzie di viaggi e turismo con oltre 50 dipendenti e tutte le altre aziende che possiedono la sola tutela della Cassa integrazione straordinaria possono dunque presentare domanda.

Per i datori di lavoro che rientrano nella materia di fondi bilaterali alternativi (ad es. il settore artigiano), la loro domanda di accesso all’assegno ordinario andrà presentata al relativo fondo con la causale aggiornata in “emergenza Covid-19”. In questo caso, il fondo è tenuto all’erogazione della prestazione indipendentemente dalla posizione contributiva del datore. L’erogazione non può pertanto essere subordinata al pagamento di eventuali arretrati.

Infine, uno sguardo sulle aziende plurilocalizzate, la cui produzione si snoda su cinque o più regioni. La prestazione a loro favore viene concessa con un decreto del Ministero del Lavoro la cui emanazione può richiedere fino a 30 giorni. A seguito del decreto è necessaria l’autorizzazione dell’Inps, dopo la quale l’azienda potrà inoltrare domanda di liquidazione allo stesso istituto previdenziale.

Quando fare domanda di Cassa integrazione Covid

Stiamo parlando di richieste per l’anticipazione del 40% del trattamento da parte dell’Inps.

La Circolare Inps n. 84 del 10 luglio, ricorda come le richieste di interventi, a pena di decadenza, devono essere trasmesse entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa.

Al fine di permettere un adeguamento al nuovo regime previsto dal DL 52/2020, i termini appena menzionati slittano al 17 luglio 2020 se questa data è posteriore a quella prevista per la scadenza dell’invio delle domande 

Le istanze riferiti ai periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa il cui inizio è compreso fra il 23 febbraio e il 30 aprile 2020 devono essere inviate entro il 15 luglio 2020.

Le istanze relative a sospensioni o riduzioni iniziate a decorrere dal primo giugno, hanno come scadenza di presentazione della domanda il 31 luglio, mentre sospensioni o riduzioni dell’attività lavorativa iniziate dal primo luglio 2020 hanno come scadenza il 31 agosto 2020.

Lo stesso DL n. 52 precisa come i datori di lavoro che hanno presentato istanze erronee, o comunque contenenti errori o omissioni che ne hanno impedito l’accettazione, possono ripresentare istanza nella modalità corretta entro 30 giorni dalla comunicazione dell’errore da parte dell’amministrazione di riferimento.

Come viene pagata la Cassa integrazione Covid-19

L’azienda può anticipare le prestazioni e conguagliare successivamente gli importi nel modello F24. In alternativa, tenendo conto dello stato di emergenza, il datore di lavoro ha la possibilità di richiedere il pagamento diretto da parte dell’Inps, senza l’obbligo di produrre la documentazione attestante le difficoltà finanziarie dell’azienda.

Con riferimento al pagamento diretto, l’Inps dispone l’eventuale anticipazione di pagamento del trattamento entro 15 giorni dal ricevimento delle domande stesse.

Come trasmettere la richiesta di Cassa integrazione Covid-19

La richiesta di Cassa integrazione guadagni straordinaria e contratti di solidarietà può essere inoltrata attraverso il sistema CIGSonline predisposto dal Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali.

Per procedere all’istanza sono indispensabili 4 requisiti soggettivi:

  • La registrazione al portale Cliclavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
  • L’abilitazione all’utilizzo del sistema CIGSonline
  • L’autorizzazione dell’azienda richiedente a ricoprire il ruolo di referente
  • Possedere un indirizzo email.