Come anticipato non solo dal premier Conte, ma anche dal Ministro dell'Economia Gualtieri, a due giorni di distanza dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto Rilancio, sono partiti i pagamenti Inps relativi al bonus dei 600 euro riservato alle partita Iva e ai lavoratori autonomi.

Cassa integrazione: in tanti attendono ancora pagamento di marzo

Una celerità che non si riscontra in egual misura per la cassa integrazione, visto che ad oggi, per quella in deroga ad esempio, l'80% dei lavoratori attende ancora di ricevere il pagamento di marzo.

Una situazione davvero insostenibile che ha portato ad adottare nel decreto Rilancio una serie di misure finalizzate ad accelerare i tempi del pagamento, specie per la cassa integrazione in deroga.

Cassa integrazione: le novità del decreto Rilancio

La principale novità è che quest'ultima ora non non passerà più dalle Regioni, ma sarà chiesta direttamente all'Inps che provvederà poi ad autorizzare o meno la stessa.

L'ente previdenziale poi provvederà ad anticipare il 40% dell'assegno totale entro 15 giorni dalla richiesta, andando poi a saldare il resto dopo aver ricevuto la documentazione completa con le ore di cassa integrazione usufruite.

Come è noto, il decreto Rilancio ha previsto l'estensione per altre 9 settimane della cassa integrazione, oltre alle 9 già disposte dal decreto Cura Italia, da utilizzare complessivamente tra il 23 febbraio e il 31 ottobre.

Le prime nove settimane sono fruibili dal 23 febbraio al 31 agosto 2020, mentre per le altre 9 settimane è prevista una divisione in due tranche.

Le prime 5 settimane sono riservate a quanto hanno già fatto richiesta delle prime 9 e potranno essere chieste entro il 31 agosto, mentre le altre 4 potranno essere utilizzate dall'1 settembre al 31 ottobre.

Cassa integrazione: a rischio un buco dei pagamenti in estate

La buona notizia è che il decreto Rilancio prevede uno stanziamento di 11,5 miliardi di euro da utilizzare per liquidare le domande non ancora pagate a causa dell'esaurimento.

A questa buona notizia se ne affianca però una cattiva, visto che c'è l'incognita di un buco che si andrà a creare nei pagamenti dei mesi estivi.

Ad esporre meglio il problema è Vincenzo Silvestri, consigliere nazionale dell'Ordine dei consulenti del lavoro.
Sulle pagine di Il Fatto Quotidiano, Silvestri spiega che chi ha già usufruito della cassa integrazione a marzo, dopo aver finito le 9 settimane previste dal decreto Cura Italia e aver chiesto le altre cinque previste dal decreto Rilancio, per le quali la domanda si può fare entro il 31 agosto, finirà questo secondo blocco poco dopo la metà di giugno.

A quel punto non ci saranno più margini di manovra nell'immediato sul fronte della cassa integrazione, visto che per chiedere le ultime 4 settimane bisognerà attendere l'1 settembre?

Cassa integrazione: chi pagherà lavoratori fino a fine agosto?

Chi provvederà dunque al pagamento dei lavoratori per quasi due mesi e mezzo da poco dopo la metà di giugno fino a fine agosto?

L'onere spetterà all'azienda che dovrà quindi liquidare gli stipendi dei suoi dipendenti, stante anche il blocco dei licenziamenti esteso fino alla metà di agosto.

Da segnalare che il problema del "buco" dei pagamenti nei mesi estivi non si pone per le aziende dei settori del turismo, fiere, congressi e spettacolo, visto che a queste, e solo adesso, sarà permesso richiedere le altre 4 settimane del secondo blocco in qualsiasi momento anche prima della fine di agosto.

Cassa integrazione in deroga: a rischio ritardi. Ecco perchè

E le notizie non sono poi tanto buone neanche per la cassa integrazione in deroga, malgrado il decreto Rilancio abbia introdotto delle norme di semplificazione.

Queste dovrebbero portare ad accelerare il pagamento, ma c'è il rischio ugualmente di ritardi.

A lanciare l'allarme è il noto consulente del lavoro, Enzo De Fusco, il quale fa notare per l'attivazione della nuova procedura bisognerà attendere prima un decreto interministeriale per regolare le modalità di attuazione della disposizione e la ripartizione delle risorse.

"Anche ipotizzando che tutti saranno tempestivi", spiega De Fusco, "il decreto legge stabilisce che le domande all’Inps non potranno essere presentate prima di 30 giorni dall’entrata in vigore.

Con una conseguenza ben precisa: le molte aziende che hanno già terminato le vecchie 9 settimane non potranno presentare le domanda prima di fine giugno“.