Ne siamo sicuri il 2020 è l'anno della cassa integrazione. Ma anche quello in cui si tirano le somme sull'utilità del reddito di cittadinanza. Due sussidi sociali che sulla carta hanno scopi e motivazioni diverse: se la cassa integrazione, in teoria, dovrebbe servire ad aiutare i lavoratori in un momento in cui un'azienda sta attraversando un momentaneo periodo di crisi, il reddito di cittadinanza, invece, dovrebbe accompagnare i disoccupati nel rientro del lavoro. Due motivazioni nobili, importanti e necessarie. Ma un passo alla volta sia la cassa integrazione che il reddito di cittadinanza sono diventati dei sussidi per farabutti e truffatori, che vivono alle spalle di chi lavora onestamente e paga le tasse.

Puntare il dito contro il furbetto del reddito di cittadinanza è più semplice: basta ricordare i fannulloni che non avevano internzione di andare a lavorare nei campi o tutti quei beneficiari che tranquillamente commettevano dei reati.

Cassa integrazione: la truffa che manda all'aria i conti dell'Inps

A puntare il dito contro la cassa integrazione ci aveva pensato lo scorso giugno Pasquale Tridico, presidente dell'Inps, che aveva fatto notare che l'istituto di previdenza sta provvedendo a sovvenzionare alcune aziende che sarebbe potute ripartire, magari anche solo al 50% accedendo agli aiuti di Stato. Ma preferiscono non percorrere questa strada. Tridico venne massacrato a livello mediatico, con Confindustria che si era messa a guidare il coro dell'indignazione. Ad essere ben sinceri, a lanciare l'allarme per primi ci avevano pensato i sindacati, con Fillea-Cgil che lo scorso 31 marzo aveva fatto notare che l’informativa ai sindacati come atto interno senza obbligo di comunicazione all’Istituto potrebbe rappresentare l’inizio di una pratica furbesca che vedrà centinaia di aziende di fatto scavalcare gli obblighi di legge. I numeri di Fillea, però erano sbagliati: per difetto. Stando ai dati dell'Inps sembra che le imprese beccate con il sorcio in bocca sarebbero già 2.600.

A puntare il dito con le aziende che avrebbero messo in piedi una vera e propria truffa ai danni dell'Inps per ottenere la cassa integrazione lo aveva già fatto nei giorni scorsi Giuseppe Pisauro, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che ha spiegato come oltre un quarto delle ore di cassa integrazione Covid sia stato chieso da imprese che non hanno subito alcuna riduzione di fatturato. Ad essere sinceri, già il fatto che un'azienda non abbia perso nemmeno un euro di fatturato, ma i suoi lavoratori sono a casa, qualche sospetto lo fa nascere. Ma andando a scavare un po' più a fondo si scopre che i dipendenti erano formalmente a casa, ma in realtà stavano tranquillamente lavorando. In questo modo le aziende erano riuscite a trasferire il costo di quei lavoratori sui conti dell'Inps.

Cassa integrazione: come scoprire le truffe!

Come si riesce a capire se un'azienda stia fatturando benché i propri dipendenti siano in cassa integrazione? In un modo molto semplice: grazie alla fatturazione elettronica. Incrociando i dati in possesso dell'Agenzia delle Entrate, attraverso la quale passano tutte le fatture elettroniche, ed un monitoraggio effettuato dall'Inps si riesce a calcolare, in maniera molto precisa, che un terzo delle ore di cassa integrazione è stata richiesta da imprese che hanno subito perdite di fatturato superiore al 40%. Fin qui niente di strano od anomalo: a fronte di un calo del fatturato si mettono i dipendenti in casa integrazione. Ma un quarto delle ore è stato utilizzato da imprese che non hanno registrato alcune riduzione di fatturato.

Stando a quanto riporta l'Huffpost, il numero delle aziende furbette

che hanno usato la cassa integrazione Covid pagata dallo Stato e che però non hanno subito alcun calo del fatturato sono 234mila. Meglio: 234mila ci hanno provato perché questo numero si riferisce a quello delle aziende che hanno ricevuto l’autorizzazione a usare la cassa dall’Inps. Non tutte sono andate fino in fondo, ma il numero cambia di poco. E la percentuale di nulla. In 188mila, infatti, hanno usufruito di queste ore. Sono andate fino in fondo. Per fare cosa?

Cassa integrazione: quando i soldi non arrivano!

Riferire di queste vere e proprie truffe ai danni dell'Inps va crescere il nervoso. Anche perché sono ancora molte le persone che non hanno ancora ricevuto alcun pagamento. E che magari effettivamente non stanno lavorando. Stando a quanto riporta l'Inps, al 20 luglio sono ci sarebbero almeno 6.559 persone che non hanno visto alcun pagamento dallo scorso marzo. In totale, in termini di beneficiari della cassa integrazione si tratta di 3.176.637 pagati su 3.241.907 di lavoratori.