Cassa integrazione, pensioni ed Inps: sono sicuramente al centro delle attenzione dei lavoratori e dei cittadini in questi mesi. Pensare, poi, che in certe parti d'Italia ci siano più pensionati che persone che si recano al lavoro è una preoccupazione di quanti si interessano della buona salute delle casse dell'Inps. Per quanto tempo sarà possibile continuare a gestire questa situazione? Se poi ci aggiungiamo che anche la cassa integrazione deve essere pagata dallo stesso istituto è possibile affermare che le casse dell'Inps siano messe a dura prova?

Domandare è lecito, rispondere buona cortesia. Dall'Inps hanno provveduto a rassicurare, in più di un'occasione, che benché le entrate dell'istituto abbiano registrato una riduzione, al momento il pagamento delle pensioni non sembrerebbe essere a rischio. In linea teorica lo Stato dovrebbe avere i fondi sufficienti per riuscire a far fronte a tutte le spese: sia quella delle pensioni, che quella della cassa integrazione.

Cassa integrazione e pensioni: cosa pesa sui conti Inps!

Sicuramente l'emergenza causata dal Covid 19 e dal conseguente lockdown hanno decisamente stravolto il rapporto tra le persone occupate e quelle che sono in pensione. Ma non basta: sono aumentate anche le richieste di cassa integrazione. Il problema maggiore è che i numeri erano in discesa già da prima.

La Cgia di Mestre, in un recente report, ha messo in evidenza che dal 1° gennaio 2019 la totalità delle pensioni erogate in Italia ammontava a 22,78 milioni. Se teniamo conto del normale flusso in uscita dal mercato del lavoro da parte di chi ha raggiunto il limite di età e dell’impulso dato dall’introduzione di Quota 100, successivamente al primo gennaio dell’anno scorso il numero complessivo delle pensioni è aumentato almeno di 220 mila unità. Pertanto, è possibile affermare con una elevata dose di sicurezza che gli assegni stanziati alle persone in quiescenza sono attualmente superiori al numero di occupati presenti nel Paese.

Il sorpasso è avvenuto in questi ultimi mesi - spiega Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre -. Dopo l’esplosione del Covid, infatti, è seguito un calo dei lavoratori attivi. Con più pensioni che impiegati, operai e autonomi, in futuro non sarà facile garantire la sostenibilità della spesa previdenziale che attualmente supera i 293 miliardi di euro all’anno, pari al 16,6% del Pil. Con culle vuote e un’età media della popolazione sempre più elevata, nei prossimi decenni avremo una società meno innovativa, meno dinamica e con un livello e una qualità dei consumi interni in costante diminuzione.

Secondo la Cgia di Mestre, sebbene gli effetti della crisi dovuta al Covid avranno un impatto molto negativo dal punto di vista occupazionale, è evidente che il progressivo invecchiamento della popolazione italiana sarà un altro grosso problema con il quale fare i conti. Sebbene gli ultimi dati disponibili a livello territoriale non siano recentissimi, tutte le otto regioni del Sud presentano un numero di pensioni superiore a quello degli occupati. Tra le province meridionali solo tre registrano un saldo positivo, ovvero più lavoratori attivi che pensioni erogate. Esse sono: Teramo, Ragusa e Cagliari.  Al Nord, invece, l’unica regione in “difficoltà” è la Liguria, che ha tutte le 4 province con il saldo negativo e il Friuli Venezia Giulia che ha un saldo pari a zero. Al Centro, invece, male anche l’Umbria e le Marche. Ovviamente, le situazioni più problematiche si registrano nelle aree dove l’età media è più avanzata. A livello regionale quella più elevata si trova in Liguria (48,46 anni medi). Subito dopo scorgiamo il Friuli Venezia Giulia (47), il Piemonte (46,54), la Toscana (46,52) e l’Umbria (46,49). A livello provinciale, invece, la realtà più “vecchia” d’Italia è Savona (48,85 anni medi), seguono Biella (48,70), Ferrara (48,55), Genova (48,53) e Trieste (48,39). Le più giovani, invece, sono Bolzano (42,30), Crotone (42,18), Caserta (41,35) e Napoli (41,31).

Pensioni e cassa integrazione: casse Inps sotto sforzo!

Senza dubbio lo sforzo delle casse dell'Inps per reggere il pagamento delle pensioni e della cassa integrazione contemporaneamente è notevole. Basti pensare che il 1° gennaio 2020 il numero delle pensioni erogate era pari a 22,78 milioni di euro. Si può benissimo presupporre che entro fine anno il numero delle persone che percepiranno un assegno mensile dall'Inps possa ammontare a 23 milioni. Il numero degli occupati, nell'ultimo periodo - anche a causa del Covid 19 - è sceso ulteriormente, risultando essere pari a 22,77 milioni.

Soffermandoci un po' di più sul lato cassa integrazione proviamo a vedere un po' quanto sta uscendo dalle casse dell'Inps. Se è vero che molti lavoratori non hanno ancora visto nulla, si presuppone, comunque, che siano cifre che prima o poi siano destinate ad esser stanziate.

Al 29 giugno per la cassa integrazione in deroga - spiega Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia - sono pervenute 662.072 domande, ciascuna delle quali riguarda più soggetti. Ne sono state definite (che non vuol dire nemmeno tutte pagate), 618.443. Ne mancano quindi 44.000. Che equivalgono a diverse centinaia di migliaia di lavoratori. Ogni pratica infatti riguarda più dipendenti. Per quanto riguarda il Fis a conguaglio mancano ancora da esaminare 12.000 pratiche mentre per il Fis diretto ne mancano 20.000. A ciò vanno aggiunti i dati della cassa integrazione ordinaria. Parliamo sulla base di documenti ufficiali non smentibili. Pertanto posso dire che al 29 giugno ci sono più di 800.000 lavoratori che non hanno preso un euro.

L'Inps è una zattera!

Pasquale Tridico, presidente dell'Inps, ritiene che nei momenti più drammatici dell'emergenza coronavirus, l'istituto sia stata una zattera a cui tutti gli italiani si sono aggrappati.

La prima difficoltà è stata quella di far lavorare tutti in smart working e la seconda - ha spiegato Tridico - quella di avere a che fare con tutti gli italiani, chi per decretazione ordinaria, circa 41 milioni di persone (quindi per i pagamenti delle pensioni, degli assegni di Rdc, ecc) e chi per prestazioni straordinarie, l'Inps infatti ha raggiunto altri 11 milioni di italiani. Lo smart working come dice anche il ministro per la Pubblica aamministrazione Fabiana Dadone, crea maggiori benefici alla produttività e anche sul benessere e sull'ambiente. I vantaggi sono notevoli.