Non si arrestano le polemiche riguardanti i ritardi nei pagamenti della cassa integrazione. Il presidente INPS Pasquale Tridico, alcuni giorni fa, ha riferito che l'attuale giacenza è di circa 420.000 bonifici ancora da effettuare "che si riducono ogni giorno visto il grande impegno della struttura. Entro questa settimana sono sicuro che azzereremo tutto". Nel frattempo, spunta una bozza di decreto legge che prevede lo stanziamento di ulteriori fondi e l’introduzione di nuove scadenze da rispettare. Vediamo di cosa si tratta.

I problemi dell’INPS nell’erogazione della cassa integrazione

I pagamenti in questione si riferiscono alle prime nove settimane di ammortizzatori sociali previste dal decreto Cura Italia pubblicato lo scorzo 17 marzo. La cassa integrazione, stanziata a copertura dei mesi di marzo e aprile, sarebbe dovuta arrivare entro il 15 aprile, ma, ad oggi, ancora una consistente platea di lavoratori non ha visto un centesimo dall’INPS.

I problemi maggiore si sono avuti per i pagamenti diretti da parte dell’INPS, in caso di mancato anticipo da parte del datore di lavoro della Cassa di Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO), e per la cassa integrazione in deroga, quella cioè destinata alle imprese con meno di cinque dipendenti o comunque non rientranti nella disciplina ordinaria della cassa integrazione. La cassa integrazione in deroga segue un percorso burocratico più complesso e il punto critico è rappresentato dal passaggio attraverso le regioni che si sono rilevate incapaci di gestire una tale mole di richieste.

Tra gli altri, lo stesso ex presidente dell’INPS ed economista Tito Boeri ha definito un «grave errore» la scelta di ricorrere a questo strumento.

L’attuale presidente Tridico, però, ha tenuto a precisare che ci sono stati migliaia di errori nella compilazione delle pratiche che hanno contribuito a rallentare ulteriormente il lavoro dell’istituto.

I numeri della cassa integrazione INPS

I beneficiari potenziali complessivi di cassa integrazione ordinaria, in deroga, assegno ordinario sono 8.410.149. Secondo quando affermato dall’INPS, questi si trasformeranno in domande effettive solo con l’invio del modello SR41. Al 4 giugno (gli ultimi dati pubblicati dall’Inps) i lavoratori effettivamente raggiunti erano 7,5 milioni, ma per 4,3 milioni di loro si tratta di un assegno del 40% anticipato dall’azienda. Le domande di cassa integrazione ordinaria pervenute dalle aziende sono 423.737 e di queste ne sono state autorizzate 407.982.

Per quanto riguarda le domande di assegno ordinario, quelle inviate ai Fondi sono 181.897 per un totale di 2.683.841 potenziali beneficiari. Per quanto riguarda le domande di cassa integrazione in deroga, determinate dalle singole regioni e inviate all'Inps per autorizzazione al pagamento, sono 572.718. Di queste, 520.885 sono state autorizzate dall'istituto. In media sono state autorizzate il 90% delle domande

Nuove scadenze in arrivo per la cassa integrazione

Il Consiglio dei Ministri dovrebbe approvare a breve un Decreto Legge che rifinanzia lo strumento della cassa integrazione e consente di usare subito le quattro settimane previste per settembre a chi ha già consumato tutte le quattordici finora possibili. L’articolo 3 della bozza del decreto prevede che ”il datore di lavoro è obbligato ad inviare all’Inps tutti i dati necessari per il pagamento dell’integrazione salariale, secondo le modalità stabilite dall’istituto, entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale”. Ad esempio, se la cassa integrazione è richiesta per maggio la documentazione richiesta dovrà essere inviata entro la fine di giugno. 

Attualmente, se si sfora questo termine non vi sono conseguenze. Il decreto in arrivo, invece, ribalta la situazione in quanto stabilisce che “trascorso inutilmente tale termine il pagamento della prestazione e gli oneri ad essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente”. 

Insomma, se non si rispettano le scadenze sarà l’azienda negligente a dover pagare l’ammortizzatore. E non è ancora tutto. Pur rispettando i termini previsti, in caso di errori nella domanda, il nuovo modulo può essere inviato solo entro trenta giorni. Dopodiché sarà il datore di lavoro a dover pagare la misura. 

Ma perché queste nuove regole? Secondo l’INPS non vi sono più arretrati di pagamenti e che tutte le 419 670 domande regolarmente ricevute sono state pagate. Secondo l’istituto di previdenza sociale, quindi, i ritardi che continuano a persistere sono causati da ritardi o errori nella compilazione che rendono impossibile l’accettazione della domanda. La nuova normativa, in teoria, servirebbe a incentivare i datori di lavoro a rispettare le scadenze, oltre che a prestare maggiore attenzione in fase di compilazione, in modo da sbloccare le procedure che sono ancora rimaste in sospeso.

Altre novità del nuovo decreto sulla cassa integrazione

Le finalità del nuovo provvedimento, comunque, non sono solo quelle di introdurre regole più severe nei confronti dei datori di lavoro. L’obiettivo principale è quello di rifinanziare lo strumento in maniera tale da permettere alle imprese di utilizzare tutte le diciotto settimane a disposizione per quest’anno senza alcun vincolo. La misura è indirizzata alle aziende che hanno già esaurito le quattordici settimane a disposizione fino ad agosto e che, senza una modifica della normativa, non avrebbero la possibilità di richiedere le altre quattro settimane prima di settembre. Queste imprese sarebbero obbligate a reintegrare i lavoratori, anche in mancanza di profitti, dal momento che, da un lato, hanno esaurito le settimane normalmente a disposizione per la cassa integrazione, e, dall’altro, rimane tutt’ora in vigore il blocco dei licenziamenti.

Da ricordare, inoltre, che il Decreto Rilancio ha modificato le procedure di liquidazione della cassa integrazione saltando il passaggio regionale. Con le nuove disposizioni, quindi, l’azienda comunica che intende accedere alla cassa integrazione in deroga può comunicare direttamente con l’INPS, senza passare per le regioni. Mentre i datori di lavoro, ora, hanno la possibilità di anticipare il 40% dell’importo. Il datore di lavoro che si avvale del pagamento diretto da parte dell’INPS trasmette la domanda unitamente ai dati essenziali per il calcolo ed effettua l’erogazione di una anticipazione della prestazione ai lavoratori. L’INPS autorizza le domande e dispone l’anticipazione di pagamento del trattamento entro 15 giorni dal ricevimento delle domande stesse. La misura dell’anticipazione è calcolata sul 40% delle ore autorizzate nell’intero periodo. A seguito della successiva trasmissione completa dei dati da parte dei datori di lavoro, l’INPS provvede al pagamento del trattamento residuo o al recupero nei confronti dei datori di lavoro degli eventuali importi indebitamente anticipati.