E proroga sia. Per la cassa integrazione e per il blocco dei licenziamenti. Sono diverse le ipotesi allo studio del governo, con l’incontro tra il ministero dell’Economia e della Finanza e quello del Lavoro e delle Politiche Sociali. Sta di fatto che, stando a quanto riferito dal titolare del Mef, Roberto Gualtieri, i provvedimenti relativi alla cassa integrazione in deroga e allo stop della risoluzione dei contratti per motivi economici saranno estesi, con ogni probabilità, almeno fino alla fine dell’anno. 

Cassa integrazione e stop al licenziamento, proroga selettiva? 

Ancora da stabilire come attuarle e come prolungarle, queste misure. Si valuta la proroga della cassa integrazione per le imprese che hanno registrato (e che presenteranno alla domanda) un calo di fatturato nel secondo trimestre 2020. Ma anche per i settori più in difficoltà, come quello dell’automotive, del turismo, delle fiere, dei congressi e degli eventi, quest’ultimo settore ancora completamente fermo a causa dei pericoli di contagio che gli assembramenti sono ancora in grado di portare con sé.

Cassa integrazione, ma anche decontribuzione di 2-3 mesi nel caso in cui le imprese dovessero rinunciare all’ammortizzatore sociale e permettere il reintegro o la ripresa delle attività da parte dei lavoratori, e senza licenziamenti nei successivi sei o nove mesi.

Cassa integrazione e stop al licenziamento ma non solo: incentivi per i contratti a tempo indeterminato

Si lavora anche sull’estensione dei rinnovi dei contratti a termine. Da fine agosto a fine anno sembra probabile la possibilità di prolungarli senza le causali ma si valutano anche incentivi per le stabilizzazioni. In pratica, il governo, con alcuni provvedimenti, dovrebbe mettere le aziende nelle condizioni di proporre contratti a tempo indeterminato ai propri lavoratori perché più convenienti non solo per loro, ma anche per i datori di lavoro stessi. 

Proroga cassa integrazione e stop al licenziamento, le garanzie di Gualtieri e Catalfo

Il ministro dell’Economia Gualtieri e il ministro del Lavoro Catalfo, per il momento, non si sbilanciano più di tanto.

Anche se: "L'uscita dalla Cassa Integrazione con la decontribuzione è una ipotesi concreta. Così come l’incentivo della decontribuzione sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato può accompagnarsi alla proroga della sospensione dell’obbligo della causale per i rinnovi dei contratti a termine"

è la dichiarazione del titolare del Mef che ha di fatto spalancato le porte su questo fronte.

Parole, idee, buone intenzioni. E le risorse? 

Tuttavia, si sa: le parole non bastano. Né le buone intenzioni. Quello che serve innanzitutto sono le risorse. Al momento, a disposizione ci sono circa 7 miliardi, restando in attesa che il Parlamento dia il via libera alla nuova richiesta di deficit approfittando dell’allentamento, da parte dell’Europa, delle regole sul bilancio.

Il problema è che questi soldi non bastano per più di un mese. Perché il calcolo del valore effettivo di trenta giorni di proroga generalizzata della cassa integrazione è pari a 4-5 miliardi di euro. Al mese, con un tiraggio sta tra il 60 e il 70%. 

Il fondo Sure può garantire l'estensione della cassa integrazione?

A proposito di Europa, ci sono i fondi europei del programma Sure, soldi stanziati proprio per sostenere le casse integrazioni dei vari paesi e impedire l’azzeramento della liquidità delle famiglie. L’Italia potrebbe approfittare di una somma complessiva pari a 20 miliardi. Ma occorre aspettare almeno fino a settembre.

I tempi potrebbero coincidere ma si cammina sul filo del rasoio. Perché già a partire dal 15 luglio le imprese che hanno attivato la Cassa integrazione d’emergenza ad inizio lockdown avranno esaurito le 18 settimane.

"Prorogare la cassa integrazione e il blocco del licenziamento causerà una bomba sociale". Chi l'ha detto?

Un bel problema, perché la situazione sarebbe la seguente: aziende senza più liquidità a disposizione, senza la possibilità di elargire la cassa integrazione ai propri dipendenti e quindi senza coperture in più con il divieto di licenziare: ricordiamo che il blocco, al momento, è invigorì fino al 17 agosto.

E oltre a far coincidere in maniera chirurgica le tempistiche per fare in modo che nessuno rimanga senza soldi, c’è chi come Matteo Renzi che ritiene possa innescarsi una bomba sociale a gennaio, se il governo dovesse approvare le estensioni sul blocco dei licenziamenti e sulla cassa integrazione senza coperture, limitandosi a chiedere denaro in prestito. 

La politica è divisa. Tanto per cambiare

Dal Partito Democratico l’ennesimo campanello d’allarme: i settori più in difficoltà vanno sostenuti ma tanto per cambiare, all’interno del partito sono molte e divergenti le opinioni a riguardo. Il responsabile lavoro Dem Marco Miccoli tuttavia ha ribadito più volte che non esistono alternative perché “serviranno mesi prima di riprendere i normali ritmi di produzione”. Il Movimento Cinque Stelle spinge per prorogare ogni misura almeno fino a Natale. L’effetto boomerang, tuttavia, e in questo Italia Viva è tra i primi partiti a sostenerlo, resta dietro l’angolo.