Forse sì, nel breve termine, finché sarà più interessante investire liquidità negli Stati Uniti piuttosto che altrove - spiega Didier Saint-Georges -. Non dimentichiamo però che l’offensiva generale non è ancora iniziata. A dicembre la Banca Centrale Europea interromperà gli acquisti di asset obbligazionari europei e la Banca Centrale del Giappone ha iniziato da poco a ridurli. Ma soprattutto il vigore dell’economia statunitense inizia a stimolare l’inflazione e questo incoraggia la Fed a proseguire la sua offensiva incentrata su ripetuti rialzi dei tassi. Allo stesso tempo per finanziare la crescita USA, costruita su un vertiginoso aumento del deficit di bilancio (vicino al 6% del PIL nel 2018, ossia il doppio del target europeo), il governo di Washington è costretto a pagare tassi d’interesse obbligazionari più alti per attrarre acquirenti sempre meno disponibili.

Il problema di questa prospettiva per i mercati azionari è che l’inversione della manna monetaria coincide con un rallentamento economico globale, già percepibile in Europa, Giappone e Cina e che inizia a delinearsi anche negli Stati Uniti. Inoltre, il fatto che il ritmo economico oltre oceano rimanga sostenuto, rappresenta ironicamente il rompicapo principale per il mercato americano: gli analisti correggono al ribasso le previsioni di utili aziendali a causa del rallentamento della crescita, che tuttavia rimane abbastanza forte (oltre il potenziale di crescita, secondo gli economisti) da giustificare il proseguimento della stretta monetaria della Fed.

Forse nel breve termine i mercati riusciranno a trovare conforto in un eventuale “cessate il fuoco” negoziato tatticamente nel conflitto commerciale sinoamericano, nel compromesso raggiunto in extremis sui termini della Brexit o in una tregua delle ostilità che oppongono il governo italiano e la Commissione Europea - spiega Didier Saint-Georges -. Nel lungo periodo verrà anche il giorno, come sempre avviene, in cui le Banche Centrali porranno fine alla stretta monetaria, peraltro appena iniziata. Per indurle a un dietrofront ci vorrà più di un timido rallentamento economico o di una leggera correzione dei mercati. Quindi, tra il breve e il lungo termine, si delinea un periodo estremamente scomodo in cui è opportuno che gli investitori azionari lascino i loro rifugi solo per brevi incursioni, e con grande prudenza.