Il 15 aprile è arrivato. Ed è passato. Entro questa data il governo avrebbe dovuto provvedere al pagamento della mensilità di Cig agli aventi diritto, per un totale di 5,6 milioni di lavoratori costretti a casa a causa dell’emergenza coronavirus. E invece, dei soldi promessi, neanche l’ombra, salvo qualche eccezione.

Stando alla nota diffusa da Palazzo Chigi nei giorni scorsi, metà degli importi per la Cigo, la Cassa integrazione ordinaria (trecentomila richieste per 4,7 milioni di lavoratori, dati Inps), sono stati anticipati dalle aziende. L'altra metà "verrà versata entro 30 giorni dal ricevimento della domanda, in ogni caso entro il termine di aprile".

Cig, dall'Inps primi assegni a fine mese

Dunque, bisognerà aspettare almeno la fine del mese, anche se non mancano i più diffidenti, in particolare tra i consulenti del lavoro che, stando ad alcuni sondaggi, ritengono che i sostegni ai lavoratori in Cig verranno sbloccati non prima di inizio maggio. Qualcuno, addirittura, ipotizza giugno.

Tempistiche che potrebbero mettere ulteriormente in ginocchio le tante famiglie già allo stremo anche se da Palazzo Chigi garantiscono che il saldo verrà liquidato a fine aprile, e che le tempistiche rimangono comunque allineate a quelle canoniche, dato che in questi casi l'attesa oscilla sempre tra i due e i tre mesi.

Il ministro dello sviluppo Economico Patuanelli, lo scorso primo aprile, a Radio 24 si espresse così: "Entro Pasqua ci sarà l'erogazione del primo assegno di cassa integrazione".

Domande per la Cig in deroga all'Inps già da 11 regioni

Tempistiche non tanto diverse si prevedono per la Cig in deroga di competenza delle Regioni, che riguarda le aziende e le attività con meno di sei dipendenti. L'Inps ha iniziato a raccogliere le domande: centomila pervenute dalla Lombardia e dalla Campania, 90mila dalla Puglia e 50mila dalla Toscana. Undici le regioni che finora si sono mosse. I pagamenti sono previsti entro almeno un paio di settimane, per una platea totale di circa due milioni di lavoratori. 

Cig, rinvio con un dubbio: e se i fondi non bastassero?

I fondi stanziati con il decreto Cura Italia insomma, circa 3,2 miliardi di euro, potrebbero non bastare.

L’emergenza sta mettendo a durissima prova gli italiani, e infatti si stanno già attivando le convezioni aggiuntive con l’Abi per l’anticipo degli ammortizzatori sociali attraverso gli istituti di credito, che consentono ai lavoratori sospesi dal lavoro di ricevere un anticipo della Cig ordinaria e in deroga, fino a 1.400 euro.

Le procedure non richiedono più l’invio di modelli cartacei: la validità del codice identificativo viene effettuata con sistemi informatici. Grazie alla normativa semplificata, i pagamenti dovrebbero arrivare al più tardi entro 30 giorni dalla ricezione della domanda.

Il caso virtuoso della Toscana

Oltre alla Lombardia e al Veneto, in prima linea su questo fronte c’è la Toscana.

Grazie all'accordo tra la giunta regionale, le banche, le parti sindacali e le associazioni di categoria, il contributo degli istituti fino a 1.400 euro sarà a tasso zero, e non "alle miglior condizioni possibili" com'è invece previsto dall'accordo nazionale.

Una sicurezza in più per i lavoratori che, nel dettaglio, possono ottenere finanziamenti al massimo di 6.000 euro in sette mesi con importi fino a 900 euro per la cassa integrazione straordinaria tradizionale. Inoltre, l'accordo raggiunto e valevole per la Regione Toscana prevede l’attivazione anche di un fondo di garanzia che concede l’accesso all’anticipo degli ammortizzatori sociali anche a chi non dispone i titoli di merito di credito richiesti dalle banche.