Definirei quella di ieri come una giornata di follia collettiva, quella vissuta dai mercati azionari globali.

La FOMO, un acronimo che identifica la paura di perdere il rialzo, un virus che colpisce gli investitori nelle fasi più euforiche dei cicli di borsa, si è dimostrata assai più diffusa del coronavirus ed ha creato la situazione paradossale che, man mano che cominciano a diffondersi notizie di aggravamento della situazione economica in Cina e di diffusione di spinte recessive nel resto del mondo, e le stime più indipendenti sulle conseguenze che questa emergenza potrebbe causare sul PIL globale diventano sempre più preoccupate, gli investitori di Wall Street, ma non solo, paiono invece assai più preoccupati di non riuscire a comprare il biglietto della ruota della fortuna, che oggi si chiama Nasdaq.

Dopo il rimbalzo dell’indice SP500 sulla media mobile a 50 sedute, che a Wall Street è partito nell’ultima mezz’ora della seduta di venerdì scorso, al termine di una giornata di calo drammatico, la settimana corrente ha mostrato due giornate di frenesia rialzista e, dopo il +0,73% di lunedì, ieri SP500 ha fatto seguito con un altro potente +1,50%, galvanizzato dal rimbalzo che hanno attuato  gli indici cinesi e quelli europei in mattinata. La corsa agli acquisti dopo il forte gap iniziale, ha spinto l’indice fin oltre 3.300 punti e solo qualche presa di beneficio finale ha ridimensionato un pochino il rialzo, fermando il conteggio finale a quota 3.297, praticamente appena sopra la resistenza di 3.295 che ho indicato ieri come baluardo da superare per tentare il ritorno ai massimi storici.