Era un argomento tabù, oddio per i personaggi politici lo è tutt’ora, un politico non può dichiararsi apertamente euroscettico, e men che mai totalmente contrario alla moneta unica.

Al massimo può dire che l’Europa va riformata, che i parametri vanno rivisti, che è necessario un profondo rinnovamento, ma mai che va abbandonata l’eurozona.

Se un politico si azzardasse a dire cose del genere verrebbe immediatamente additato al pubblico ludibrio, bollato non come un antieuropeista, ma come un anti italiano, poiché l’uscita dall’euro viene vista dai media mainstream come la peggiore delle catastrofi, si scatenerebbe contro il nostro Paese, qualcosa di peggio delle dieci piaghe d’Egitto.

Quasi, anzi, senza il quasi, per i media nazionali … meglio una guerra che l’uscita dall’euro.

Naturalmente la verità è l’esatto contrario e se non ci fosse una martellante ed incessante propaganda a favore dell’euro, una propaganda che riesce ad ottenebrare le menti delle persone più fragili, praticamente il 90% degli italiani sarebbe per il ritorno ad una nostra moneta nazionale.

D’altronde basta vedere come stavamo prima dell’adesione alla moneta unica e come invece stiamo ora. Se poi si guardano i dati economici, non ne parliamo neppure, da quando siamo entrati nell’eurozona tutti i nostri dati economici sono drammaticamente peggiorati.

L’Italia praticamente non cresce più, le condizioni del mercato del lavoro sono  gravemente peggiorate, per non parlare della situazione dei giovani,  il cui futuro è senza prospettive.

Però i mezzi di disinformazione di massa sono potentissimi, ed ecco perché nonostante i media, dal punto di vista economico, non siano certo un grande affare, visto che sono sempre in perdita, trovano sempre compratori.

L’acquisto della Ge.Di. l’azienda che controlla gran parte dell’editoria del nostro Paese, in pratica tutti i giornali di sinistra, da quelli nazionali come Repubblica, la Stampa, il Secolo XIX, l’Huffington Post oltre ad una serie infinita di giornali locali, Il Tirreno di Livorno, La Nuova Sardegna, Il Messaggero Veneto di Udine, Il Piccolo di Trieste, La Gazzetta di Mantova, Il Mattino di Padova, ma poi ancora tanti, tanti altri giornali, ebbene l’acquisto della Ge.Di da parte della Exor, la holding della famiglia Agnelli, ne è solo l’ultimo esempio.    

Ma torniamo alla Tv, perché stamani nel programma Omnibus che va in onda su La7, erano presenti fra gli altri un tizio dell’Istituto Bruno Leoni che ovviamente ha detto delle sciocchezze incredibili, ossia che l’Italia oltre al Recovery Fund dovrebbe fare richiesta anche del Mes, pazzesco, ma attenzione perché la cosa peggiore era la motivazione, ha infatti avuto il coraggio di affermare che NON richiedere il MES avrebbe indebolito la nostra posizione in Europa. 

Capito?

Proprio l’esatto contrario della logica. 

E’ ovvio che richiedere il MES che di fatto è l’ultima spiaggia, ed infatti nessuno lo ha richiesto, neppure la Grecia, dicevo è proprio richiedere il MES che indebolisce la nostra posizione, sarebbe infatti un pessimo messaggio pessimo.

Insomma, è come se uno andasse a chiedere un prestito ad una banca dicendo che attualmente ha già un altro prestito da uno strozzino, ovviamente la Banca si guarderà bene dall’erogargli il prestito.

In effetti, cari ascoltatori, io spesso mi domando se questa gente sia in malafede o semplicemente priva di cervello, in questo caso forse entrambe le cose.

Comunque lasciamo perdere quelli dell’Istituto Bruno Leoni, perché quello che mi interessava, invece è quello che ha detto un altro ospite: Thomas Fazi.

Non so se lo conoscete, è uno scrittore i cui ideali politici sono molto lontani da me, ma che ha detto una cosa che personalmente ripeto da diverso tempo. 

Ebbene, da anni sostengo che Paesi diversi con una moneta in comune non possono coesistere, quindi o questi Paesi diversi si mettono assieme, quindi formano uno Stato unico, magari  federale, ma uno Stato unico, oppure le differenze fra i vari Stati continueranno ad aumentare fino a diventare insostenibili e quindi il rischio sempre più probabile fino a diventare certezza che si verifichino prima disordini e poi veri e propri conflitti.

Insomma va a finire male.

Quindi da anni sostengo che anche gli Stati che dall’istituzione della moneta unica stanno avendo benefici, debbono rendersi conto che, tirando troppo la corda, la cosa potrebbe finire male, ed anche per loro.

Quindi?

Quindi io consiglio da anni a tutti gli Stati aderenti alla moneta unica, prima che le cose peggiorino, di sedersi pacificamente, pacatamente, serenamente attorno ad un tavolo e dopo aver verificato ciò che è sotto gli occhi di tutti, ossia che la moneta unica non può funzionare, accordarsi tranquillamente per tornare alle proprie monete nazionali.

Oggi Fazi dopo aver fatto un lungo discorso sui mali che attanagliano da sempre l’Europa e che sono stati solo acuiti ed evidenziati da questa crisi del Covid-19, costringe il conduttore a chiedere … “e quindi? Qual è l’alternativa?”

E Fazi risponde: “L’alternativa, diciamo la cosa migliore sarebbe che tutti i Paesi dell’eurozona si mettessero attorno ad un tavolo, si guardassero in faccia, e si dicessero … che questo esperimento non ha funzionato e che sarebbe nell’interesse di tutti, restituire a tutti gli Stati quel margine di autonomia monetaria e fiscale che è la cifra di qualunque Paese normale avanzato”

A quel punto il conduttore incalza … “quindi la fine dell’euro” e la risposta di Fazi è stata lapidaria “Assolutamente sì”.

Ebbene io non so se Fazi guardi i miei video, presumo di no, ma non importa se ciò che lui ha detto lo abbia sentito e meno da me, ciò che ha importanza è che lo abbia detto.

Finalmente, anche in una trasmissione che va in onda su un canale nazionale, si è potuto dire, o perlomeno auspicare la fine dell’euro, così, in maniera pacifica, senza traumi e senza drammi, semplicemente come finiscono tutti gli esperimenti che falliscono.

Ebbene speriamo che sia solo un inizio, che anche tante altre persone, ospiti di trasmissioni televisive su canali nazionali, abbiano il coraggio di dire pubblicamente che prima termina questa follia della moneta unica e prima l’Italia tornerà a respirare.

Attenzione, è bene però che io vi avvisi subito, a scanso di equivoci in futuro, ma certamente lo ripeterò fino all’infinito, che noi dobbiamo tornare ad avere sovranità nazionale NON perché la ritrovata sovranità monetaria ci permetterà di stampare moneta in quantità industriale, ma perché semplicemente torneremo ad avere la competitività sui mercati che ci è propria, ossia torneremo ad avere una moneta che rispecchierà la nostra economia.

Insomma ci toglierà quella palla al piede da carcerati della quale ho parlato tante volte, potremo così tornare a correre secondo le nostre possibilità.

L’ho già detto tante volte, ma sappiate che lo ripeterò all’infinito, il fatto di poter emettere moneta (o, come suol dirsi, stampare moneta), di per sé non ci renderà più ricchi.

Ma non mi addentro perché avremo ancora tante occasioni per parlare di questo. Per oggi sono già soddisfatto di aver sentito una persona che, in un programma televisivo che va in onda su una rete nazionale, ad un giornalista che gli domandava “Quindi la fine dell’euro?”  abbia potuto rispondere “Assolutamente sì”.

Per oggi è già tanto.