Un elevato grado di indipendenza dei membri dei consigli di amministrazione è spesso considerato una delle migliori pratiche in materia di governo societario - spiega Ronnie Lim -. In Giappone, il numero di amministratori indipendenti è spesso basso. La Borsa di Tokyo ha raccomandato alle società di averne almeno due:  la maggior parte delle società soddisfa tale minimo, e molte altre hanno aggiunto ulteriori amministratori indipendenti. Nelle conversazioni con le società giapponesi, tuttavia, spesso sentiamo che la nomina di amministratori indipendenti è vista come un requisito di conformità e sembrano riluttanti ad aggiungerne di più del minimo necessario. A nostro avviso, questa riluttanza è dovuta a una concezione fondamentalmente diversa del ruolo del consiglio di amministrazione. Negli Stati Uniti e in gran parte dell'Europa, il consiglio di amministrazione sovrintende alla gestione esecutiva e alla strategia della società e ha un ruolo di supervisione. In Giappone, tuttavia, il consiglio di amministrazione si occupa spesso di questioni operative e farne parte è visto come il coronamento della propria carriera in azienda.

Ronnie Lim ritiene che spesso manchi ancora una forte rappresentanza nel consiglio di amministrazione che si occupi degli interessi degli azionisti di minoranza. I recenti scandali hanno confermato la tesi secondo cui la supervisione del consiglio di amministrazione sulla gestione di molte società giapponesi debba essere ulteriormente migliorata. Gli incentivi tra il management e gli azionisti non sono quasi mai allineati. Un approccio olistico ai rendimenti non è quasi mai parte dei KPI del management, e questo porta spesso ad un'errata focalizzazione sulle metriche.