L’equazione è semplice: visto che le azioni non danno certezza (negli Usa paradossalmente per troppi record positivi) solitamente la dinamica prevede l’entrata in scena del bond. Peccato che anche da questi si sia ottenuto il massimo possibile e che le decisioni prese dalla Bce ultimamente condannano i rendimenti, se non a zero, comunque a una cifra risibile, per lungo tempo e che, per fortuna, a causa della deflazione, non sarà troppo inficiata.

La situazione

Ma quello dell’inflazione al contrario è un ragionamento miope che solo apparentemente resta vantaggioso per il consumatore: nessun movimento dell’economia, uguale nessun incentivo non solo a produrre ma anche, ovviamente ad assumere. Quindi senza assunzione i consumi peggiorano, i prezzi scendono (non per concorrenza ma per domanda inesistente) e la spirale si avvia. Anzi, in Italia si è già avviata e sarebbe tempo di romperla. Europa in stasi, con punte di recessione, Usa che si riprendono ma piano e in modo sempre incerto, Emergenti che convincono ma dipendono da Ue ed Usa, Cina che spaventa. Volendo, si potrebbe sfruttare il mercato valutario visto che tutto quanto sta accadendo è frutto della decisione delle banche centrali di svalutare in qualche modo l’euro e rafforzare il dollaro, sebbene indirettamente con la chiusura del tapering e il drenaggio della liquidità immessa. Per quanto riguarda i tassi Usa, meglio pensarci dopo…

Deflazione: nemico subdolo

Una situazione che unisce scenari storici molteplici: dalla deflazione del ’59, fino alla stagflazione degli anni settanta, dei quali si avvertono anche i numerosi disagi sociali, anche se questa volta causati da una volontà economica da noi indipendente. Non solo, ma la scelta della Bce di tagliare ulteriormente i tassi, che ora rasentano lo zero, resta simbolica, ma appunto di un simbolo negativo che è la sconfitta sia delle politiche precedenti a livello europeo, austerity in primis, sia di quelle precedenti a livello bancario. Questo costringe gli investitori a puntare spesso sul breve periodo ad allargare l’orizzonte della scelta a panorami i più ampi possibili, a dover guardare molto, troppo, al mercato valutario e al rischio in generale perchè le regole inversamente proporzionali sui rendimenti azionari/obbligazionari, ormai, non esistono più.