Martedì 8 novembre si vota per eleggere sia il Congresso che il Presidente degli Stati Uniti d’America. Ma a differenza di quanto si possa credere, il sistema elettorale della "più grande democrazia al mondo" è molto più complesso (e probabilmente meno democratico) di quanto si creda. 

Un sistema molto complesso dall'inizio 

Una lotta, quella di quest’anno, che si presenta non solo senza esclusione di colpi ma nemmeno senza la possibilità di prevedere, con un certo grado di sicurezza, non solo chi potrebbe vincere, ma anche solo chi è attualmente in vantaggio.

Uno scenario che per molti versi evoca quanto accaduto nelle elezioni del 2000 quando a decidere le sorti della sfida furono poco più di 500 voti,  sufficienti però per dare a George Bush jr il nulla osta per l’entrata nella Casa Bianca sconfiggendo il suo avversario Al Gore. Ma per quale motivo le elezioni Usa sono sempre così “particolari”?

Il motivo è presto spiegato: il sistema elettorale statunitense è particolarmente complesso. A cominciare dalle primarie che entrambi i partiti usano per scegliere i propri candidati nel rush finale per la corsa alla Casa Bianca. Quest’anno la squadra di partenza dei repubblicani comprendeva Hillary Clinton, Bernie Sanders e Martin O’Malley mentre per i repubblicani c’erano Jeb Bush, Ben Carson, Ted Cruz, Marco Rubio, Donald Trump. I vincitori sono stati, come tutti sappiamo: Hillary Clinton per i democratici (con tutto lo strascico di scandali e polemiche per il boicottaggio interno contro Bernie Sanders) e Donald Trump per i repubblicani (anche lui con lo strascico di scandali, gaffe e posizioni estreme non condivise da molti rappresentanti del partito).