Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte SIM, spiega che l’umore di fondo continua a seguire le consuete direttrici: di fronte al peggioramento derivante da un evento imprevisto come il coronavirus, i mercati azionari reagiscono spaventandosi. Successivamente lo spavento si traduce in un aumento dell’attesa di ulteriori misure di iniezioni di liquidità delle banche centrali e il tutto si traduce in un recupero dei listini che ieri hanno segnato un ennesimo record storico negli Usa.

Del resto, anche le ultime dichiarazioni di Powell inducono gli operatori a seguire il ragionamento prima esposto:

  • FED LIKELY TO NEED QE, FORWARD GUIDANCE IN A DOWNTURN
  • FED WILL USE TOOLS AGGRESSIVELY IF THEY ARE NEEDED.

La notizia di un marcato incremento del numero degli infetti in Cina (determinato da un cambio di metodologia per il computo degli infetti stessi) sta producendo un impatto negativo.

Il paradosso potrebbe ancora continuare: se il raggiungimento del picco del coronavirus nell’arco di 1-2 mesi si dovesse tradurre in minore liquidità offerta dalle banche centrali i mercati finanziari sarebbero temporaneamente penalizzati, almeno fino a quando le banche centrali non faranno un’eventuale dietrofront (come già accaduto tra fine 2019 ed inizio 2019).

In estrema sintesi: le penalizzazioni dei mercati azionari sono conseguenza del primo impatto emotivo di fronte al peggioramento del quadro macro indotto dai dati sul coronavirus. Ma in modo altrettanto veloce si assiste nel giro di qualche giorno ad un recupero. Il quadro migliora rapidamente ma altrettanto rapidamente mutano le attese sulle banche centrali e, di conseguenza, sulla liquidità. Così come muta l’umore degli operatori.