Svelati quali sono i conti correnti controllati dal Fisco

Sono oltre due milioni i conti correnti esteri monitorati dall'Agenzia delle Entrate. Dall'incrocio fra i dati provenienti dalle dichiarazioni dei redditi e le risultanze fornite dalle autorità estere, potrebbero emergere irregolarità documentali o imposte non pagate da parte del contribuente. La lettera di compliance è l'invito dell'Agenzia a regolarizzare la posizione fiscale.

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2.000.000. Questo è il numero totale dei conti correnti esteri su cui attualmente l’Agenzia delle Entrate sta effettuando controlli al fine di verificare la regolarità degli adempimenti dichiarativi da parte dei titolari.

Se da un controllo incrociato fra quanto dichiarato dal contribuente, con particolare attenzione al quadro Rw, e i dati forniti dalle autorità estere emergono anomalie che non rispettano l’obbligo di monitoraggio fiscale, l’Agenzia delle Entrate provvede a invitare al correntista una lettera di compliance con cui viene invitato a regolarizzare la propria posizione fiscale. 

È questo in sintesi il contenuto della comunicazione dell’Agenzia delle Entrate del 6 novembre, nella quale vengono illustrate le modalità con cui i dati dei correntisti vengono raccolti, e le procedure che intende attuare per offrire loro l'opportunità di mettersi in regola fiscalmente, sia dal punto di vista documentale, sia chiudendo le eventuali posizioni debitorie.

L’origine dei controlli sui conti correnti esteri da parte dell’Agenzia delle Entrate

Un’azione di controllo sui conti correnti esteri detenuti da cittadini italiani, in realtà era già avvenuta lo scorso anno, con riferimento all’anno fiscale 2017. Ora si ripropone lo stesso schema con riferimento però all’anno 2019.

Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, da quanto riporta il quotidiano italiaoggi.it, in un recente appuntamento televisivo ha ricordato come al Fisco siano giunte informazioni relative a 2 milioni di conti correnti esteri intestati a cittadini italiani. Questa mole di dati ha raggiunto l’Agenzia delle Entrate utilizzando il canale ormai già collaudato lo scorso anno, ovvero le procedure di scambio fiscale sulla base del Common reporting standard (Csr), il protocollo informativo finalizzato allo scambio a livello globale dei dati relativi ai rapporti finanziari, al quale aderiscono oltre cento paesi.

Cosa conosce l’Agenzia delle Entrate dei nostri conti correnti esteri

Attraverso gli scambi informativi guidati dai criteri del Csr, l’Agenzia delle Entrate viene a conoscenza degli elementi identificativi di ogni conto corrente estero intestato ai contribuenti italiani e della sua movimentazione. Ottiene dunque comunicazione dei dati necessari a identificare come il rapporto sia intestato a un soggetto preciso, l’istituto finanziario presso cui è operativo il conto corrente, il numero del conto stesso, il suo saldo totale, la valuta in cui è espresso e gli importi di tutti i pagamenti, compresi dividendi, proventi lordi, interessi, ecc., che vengono accreditati, con la specifica delle relative valute in essere.

L’insieme dei dati forniti dalle autorità di controllo estere, diventa così un elemento fondamentale di verifica che l’Agenzia delle Entrate va a incrociare con la documentazione in proprio possesso relativa alle dichiarazioni fiscali inviate dei contribuenti, con particolare riguardo al quadro RW della dichiarazione dei redditi.

Quando parte l’alert dell’Agenzia delle Entrate sul conto corrente estero

Dal raffronto delle comunicazioni provenienti dalle amministrazioni finanziarie estere e le dichiarazioni dei redditi pervenute, l’Agenzia delle Entrate è in grado di individuare le eventualità irregolarità fiscali da parte dei contribuenti italiani.

Se, in base ai controlli effettuati, il contribuente non ha provveduto a riportare sulla propria dichiarazione tutte le evidenze di reddito o le giacenze presenti in paesi esteri, o caso ancora più eclatante, non ha provveduto a barrare il quadro Rw, allora sicuramente scatterà l’alert dell’Agenzia delle Entrate sul conto corrente.

La conseguenza diretta di questa segnalazione è una comunicazione al diretto interessato di come l’Agenzia delle Entrate abbia rilevato una irregolarità documentale e un contestuale invito a regolarizzare la posizione.

In termini tecnici si parla di invio di lettere di compliance. In termini più tradizionali si tratta di inviti, in via bonaria, a inoltrare una integrazione alla dichiarazione dei redditi precedentemente inviata e a versare le eventuali imposte maggiori a debito, gli interessi relativi e le sanzioni, quantificate in misura ridotta.

La lettera inviata dell’Agenzia delle Entrate ricorda, inoltre, che le irregolarità riscontrate dal raffronto fra i dati inviati dalle autorità estere e la documentazione effettivamente in proprio possesso a seguito della dichiarazione da parte del contribuente, vengono comunicate alla Guardia di Finanza. Un sollecito ulteriore, dunque, a mettersi in regola nel minore tempo possibile, prima che vengano messi in atto provvedimenti più severi nei confronti del contribuente per il recupero delle somme dovute.

Il 2020 è il secondo anno in cui l’Agenzia rende operativo un piano finalizzato all’emersione delle basi imponibili estere, basato sul raffronto fra i dati in proprio possesso e quelli derivati dagli scambi fiscali regolamentati dallo standard CSR. È sicuramente un provvedimento che adotta misure morbide e richieste che vanno incontro al contribuente, senza utilizzare l’approccio autoritario a cui da sempre il Fisco ci ha abituati. L’invito alla compliance dell’Agenzia delle Entrate offre, infatti, agevoli vie di uscita dall’eventuale situazione di irregolarità contributiva. La comunicazione, infatti, secondo le intenzioni dell’Agenzia delle Entrate, non è un accertamento ma un invito a verificare la propria posizione fiscale ed eventualmente a mettersi in regola con il pagamento delle imposte. Questo in linea con la nuova politica dell’Agenzia, che tende a

modificare il rapporto con i contribuenti, che deve essere sempre più fondato sulla trasparenza e sulla collaborazione.

Cosa fare se si riceve la lettera di compliance dell’Agenzia delle Entrate

Il contribuente italiano titolare di investimenti esteri di natura finanziaria o immobiliare, che è stato raggiunto da una lettera di compliance da parte dell’Agenzia delle Entrate, deve innanzitutto verificare che i rilievi fatti dall’Agenzia siano corretti. I dati presenti nel prospetto informativo vanno confrontati con quelli riportati sulla dichiarazione dei redditi per l’anno di imposta di riferimento.

Effettuata questa verifica, il contribuente può procedere in due maniere differenti. Può giustificare l’irregolarità riscontrata fornendo elementi in tutto o in parte utili allo scopo, dimostrando la regolarità della propria posizione. Oppure ancora, se riconosce e conferma gli errori commessi in sede di dichiarazione, segnalati dall’Agenzia, può regolarizzare l’errore o l’omissione della propria posizione reddituale attraverso il ravvedimento operoso. In altri termini può presentare una dichiarazione integrativa, versare le maggiori imposte dovute e gli interessi, beneficiando della riduzione delle sanzioni specifiche delle violazioni oggetto della comunicazione stessa.

Utilizzando quest’ultima procedura, il contribuente si può mettere in regola ed evitare successivi avvisi di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Cos’è il quadro Rw della dichiarazione dei redditi 2020

Se in sede di dichiarazione dei redditi, il titolare di un conto corrente estero o di un investimento all’estero, non barra la casella Rw, senza riportare contestualmente le giacenze che detiene fuori dai confini italiani, molto probabilmente farà parte di quei 2 milioni di italiani titolari di conti correnti che presto saranno raggiunti da inviti a regolarizzare le proprie posizioni fiscali.

Ma cos’è il quadro Rw della dichiarazione dei Redditi Persone Fisiche?

È la sezione particolare del modello specifica al monitoraggio annuale degli investimenti patrimoniali e delle attività finanziarie detenute all’estero da parte di persone fisiche con residenza fiscale in Italia. Deve essere compilata dai titolari di attività estere sia di natura finanziaria che immobiliare.

I redditi che vanno dunque a comporre la sezione Rw sono pertanto quelli che determinano il pagamento di due imposte. L’Ivafe, ovvero l’imposta sul valore dei conti correnti, dei libretti di risparmio e dei prodotti finanziari detenuti all’estero, e l’Ivie, ovvero l’imposta che viene calcolata sugli immobili detenuti all’estero.

Ci deve compilare il quadro Rw della dichiarazione dei redditi

La normativa sul monitoraggio fiscale prevede che i contribuenti, con attività e investimenti in paesi esteri, tenuti alla presentazione del quadro Rw siano le persone fisiche, le società semplici, gli enti non commerciali e i titolari di redditi da lavoro autonomo.

Ciascuno di questi contribuenti, è tenuto a indicare il valore dell’investimento detenuto all’estero o dell’attività estera di natura finanziaria, oltre che la quota di possesso espressa in valore percentuale.

Le attività finanziarie detenute all’estero che vanno indicate nel quadro Rw, sono quelle da cui derivano redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria. Rientrano in queste categorie, ad es., i conti correnti esteri e i depositi bancari, i conti correnti valutari, i metalli preziosi, le criptovalute, le obbligazioni estere, le partecipazioni al capitale o al patrimonio, le polizze di assicurazione sulla vita e i titoli pubblici e equiparati emessi all’estero.

Ma anche le attività patrimoniali detenute all’estero vanno indicate nel quadro Rw. Con queste si fa rifermento ai beni immobili o ai diritti reali immobiliari su di essi, gli oggetti preziosi e le opere d’arte, le imbarcazioni e tutti gli altri beni mobili che sono sia detenuti all’estero, oppure sono presenti in pubblici registri esteri. Le attività patrimoniali vanno dichiarate nel quadro Rw anche qualora non producano reddito nel periodo di riferimento dell’imposta.

Il trasferimento di denaro su un conto corrente estero

Come si può facilmente prevedere il trasferimento di denaro su conti esteri, effettuato per motivi di tutela, o di investimento, o anche per effettivo trasferimento fisico del titolare in un paese estero, comporta la compilazione del quadro Rw della dichiarazione dei redditi.

L’omessa compilazione del quadro, determina una sanzione compresa fra il 3% e il 15% degli importi non dichiarati derivanti dalle attività e dagli investimenti detenuti all’estero.