Conto corrente: come proteggerlo da pignoramenti e patrimoniali

L’ansia per le sorti del nostro conto corrente è forse il primo segnale che qualcosa nel tessuto socio-politico si è rotto. Paura di pignoramenti, truffe e prelievi forzosi, sono ormai nella mente di tutti noi ogni giorno. Forse qualche soluzione legale per proteggere il nostro conto corrente riusciamo ancora a trovarla. Magari anche in un'ottica di diversificazione del portafogli.

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Il conto corrente, mai come nei tempi della crisi Covid-19 lo si percepisce parte integrante di noi, un elemento costituente la nostra identità. E proprio in questi tempi complessi, lo Stato utilizza ogni mezzo a propria disposizione per dilatare la distanza esistente fra noi e il nostro conto corrente, quasi a farcelo percepire sempre meno nostro e sempre più suo. Per poterne meglio disporre quando interviene un’urgenza di debito pubblico. Patrimoniali, tasse, bolli, prelievi forzosi, pignoramenti, tutti strumenti legali sempre a disposizione del Governo, pronti ad aggredire i nostri risparmi e alleggerire il debito pubblico.

Qualcosa tuttavia si può fare per migliorare la nostra convivenza con il nostro conto personale. La nostra proprietà la possiamo proteggere anche se è nelle mani degli istituti di credito.

Conto corrente: esiste un conto non pignorabile?

Il pignoramento nelle sue tre forme (mobiliare, immobiliare e presso terzi), è sempre un vincolo giuridico che impedisce al debitore di disporre dei propri beni al fine del soddisfacimento del diritto del creditore. Nel caso del pignoramento del conto corrente si fa riferimento alla sua forma presso terzi (art. 543 del Cpc), dove il terzo è l’istituto di credito che ha disponibilità dei beni del debitore (in questo caso il denaro depositato).

Partiamo subito dal fatto peggiore dell’evento indesiderato pignoramento. Le strategie per evitarlo, che vedremo fra poco, ci sembreranno poi più agevoli.

Non esistono conti correnti non pignorabili (sia bancari che postali). Qualunque creditore, pubblico o privato, potrebbe chiedere al giudice un provvedimento di pignoramento del conto. Se poi il debito è di natura fiscale e il creditore è l’Agenzia delle Entrate, la cartella di pagamento rappresenta già un atto esecutivo e il procedimento è avviato senza l’intervento del tribunale.

Esistono però alcune categorie di accrediti sul conto corrente che non possono essere aggrediti, rendendo di fatto il conto impignorabile. Stiamo parlando di assegni di accompagnamento per disabili, pensioni di invalidità e rendite di assicurazioni sulla vita. In tutti questi casi sarà necessario dimostrare come sullo stesso conto non vengano accreditati altri redditi non esenti da pignoramento.

Fatta questa precisazione, passiamo ai dati positivi.

Conto corrente: come evitare il pignoramento con il fido

In prima posizione nell’elenco delle strategie di elusione, sicuramente troviamo il conto in rosso. Niente da pignorare, niente di pignorato. Quanti creditori avvierebbero una costosa procedura di pignoramento su un conto corrente a saldo zero? Probabilmente pochi. Se poi, precedentemente, siamo riusciti a ottenere un fido dalla banca sullo stesso conto, ovvero a ottenere la possibilità di un debito autorizzato, potremo regolarmente utilizzare gli importi prestabiliti a prestito ripristinandoli regolarmente ad es. con lo stipendio o la pensione. Fino al momento in cui il saldo sarà pari a zero o negativo, non sarà possibile il pignoramento, in quanto ogni importo andrà a ripianare il fido pattuito con la banca. Soltanto le cifre eccedenti questo importo potrebbero essere oggetto di pignoramento.

Questa strategia presenta un paio di inconvenienti. Se un creditore decidesse comunque di pignorare il conto anche a saldo zero, l’intera movimentazione del conto risulterebbe bloccata, fido compreso. Inoltre la stessa autorizzazione a utilizzare un fido (anche se di importi limitati) viene concessa dietro presentazione di adeguate garanzie di solvibilità (attività commerciali, beni mobili e immobili).

Conto corrente pignorato: prelievi e conti alternativi

Fondamentalmente, il meccanismo per evitare il pignoramento del conto corrente è sempre lo stesso: avere un saldo apparentemente a zero, oppure un saldo con importi al di sotto della soglia del pignorabile.

Chiariamo meglio. Prelevare denaro regolarmente al fine di mantenere un saldo vicino allo zero è un atto legale. Fino a che funziona e qualcuno non si insospettisce dei nostri movimenti perché non farlo?

Anche aprire un secondo conto corrente dove accreditare redditi in alternativa al conto principale è un atto legale. Con l’unica accortezza di scegliere un istituto di credito diverso da quello oggetto del pignoramento, e magari anche in una filiale in un comune diverso da quello di residenza. L’atto di pignoramento intima la banca a bloccare tutti i rapporti e le somme intestate al debitore. Un secondo conto corrente presso lo stesso istituto verrebbe immediatamente bloccato (supponendo che ne venga concessa l’apertura).

Conto corrente pignorato: accredito stipendio e pensione

Esistono, tuttavia, rendite le cui frazioni minime non sono pignorabili. Parliamo di stipendi e pensioni. Una volta accertato che sul conto pignorato non confluiscano altre rendite oltre queste appena citate, è possibile fare affidamento alle soglie impignorabili per salvaguardare il nostro conto corrente.

Come parametro di riferimento la legge utilizza l’assegno sociale, per determinare il minimo vitale che non può essere pignorato sulle somme già accreditate sul conto. Nel 2020 l’assegno sociale, di anno in anno rivalutato, ha un valore di 459,83 Euro. La norma dispone che il triplo dell’assegno sociale non può essere aggredito dal procedimento esecutivo. Pertanto se il lavoratore dipendente o il pensionato accredita sul conto esclusivamente la propria rendita, e la mantiene al di sotto di 1379,49 Euro (459,83x3), il pignoramento non avrà effetto su quella somma. Gli importi eccedenti questo limite di aggredibilità, sempre se provenienti da stipendio o pensione, saranno bloccate nella misura del quinto. Tutti le altre rendite, eventualmente presenti sul conto, saranno sempre pignorabili al 100% fino all’estinzione del debito.

Il Pignoramento del conto corrente cointestato

Un conto corrente cointestato, preferibilmente con un familiare o una persona fidata, può essere pignorato esclusivamente al 50%. L’articolo 1854 del Codice civile dispone come la cointestazione del conto bancario o postale faccia presumere la contitolarità delle somme depositate. L’atto di pignoramento avrà effetto esclusivamente su metà della somma depositata, ed entrambi i cointestatari potranno disporre liberamente e autonomamente del 50% rimanente non pignorato.

Questa strategia può avere ragione di essere attuata quando le somme di denaro più rilevanti sono apportate dal correntista pignorato, che troverà in questa maniera bloccato esclusivamente un importo prossimo al 50% invece che l’intero saldo, come accadrebbe con un conto corrente non cointestato.

È buona norma in questo caso, la redazione di un atto privato fra cointestatari che definisca con precisione la provenienza delle rendite che confluiranno nel conto corrente, evitando possibili malintesi futuri.

Conto corrente: come proteggerlo dalla patrimoniale

La patrimoniale è un’imposta che colpisce il patrimonio del cittadino e non i suoi flussi di rendita. Beni mobiliari e immobilari, il cui valore si è consolidato nel tempo, sono dunque aggredibili da questa forma di imposta, la cui espressione estrema è quella che si abbatte sul conto corrente. Il prelievo forzoso di denaro liquido dai conti correnti dei contribuenti consente allo Stato di ottenere disponibilità relativamente alte per alleggerire il debito pubblico, sicuramente in maniera rapidissima e altrettanto semplice. Da tutte le somme depositate sui conti correnti verrebbe prelevata una percentuale (nel 1992 il Governo Amato prelevò il 6 per mille), con provvedimenti molto rapidi e retrodatati al fine di evitare prevedibili fughe di capitali. È pertanto cosa saggia preventivare con largo anticipo azioni strategiche per preservare il valore depositato sul conto corrente.

Anche in questo caso partiamo dal fatto più negativo, e tutto il resto ci sembrerà più agevole. Nessun conto corrente, in area UE, è esente da prelievo forzoso e qualunque forma alternativa di investimento mobiliare (azioni, obbligazioni, fondi, ecc.), in una maniera o nell’altra, potrebbe venire colpita da una patrimoniale. Esistono tuttavia accorgimenti legali che possono aiutarci a salvaguardare il nostro patrimonio, smobilitando le disponibilità liquide e investendole in beni capaci di mantenere il valore e incrementarlo nel tempo.

I beni che possono svolgere questa funzione sono sicuramente quelli al portatore, che non necessitano registrazioni, dichiarazioni successorie o tassazioni su plusvalenze, il cui acquisto è giustificato anche in un’ottica di diversificazione del proprio patrimonio.

Oro (in forma di lingotti o monete anche senza valore numismatico), opere d’artediamanti e orologi, rappresentano ottime alternative al contante depositato su conto corrente in attesa dell’aggressione di una patrimoniale. Anche le auto d’epoca possono svolgere questo compito, con qualche attenzione in più in quanto sono beni registrati e che comportano imposte già per il semplice fatto di possederle.

Per qualunque bene, o più beni si opti, è fondamentale la conoscenza del settore, oppure la consulenza di un professionista di comprovata esperienza. Truffe, scarsa trasparenza nella determinazione dei prezzi e commissioni alte potrebbero vanificare i nostri sforzi, facendoci scoprire che la perdita sul valore investito è superiore a quello dello stesso prelievo forzoso che stiamo sfuggendo.

Conto corrente: denaro contante e prelievo forzoso

Lasciamo per ultima la questione del denaro contante, ovvero la strategia più semplice e immediata per proteggere il conto corrente da un prelievo forzoso. Si preleva senza fretta, diluendo piccoli importi nel tempo e rimanendo al di sotto delle soglie di attenzione dell’Agenzia delle Entrate e della Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF).

Le recenti strette sull’uso del contante vanno a toccare anche il flusso dei prelievi di contanti. Importi superiori ai 10.000 Euro mensili, anche se prelevati con operazioni di importo minore durante il mese, sono necessariamente segnalati e potenzialmente classificati come attività sospette. Importi superiori ai 12.500 Euro, invece, devono necessariamente essere effettuati tramite intermediario ai fini dei controlli antiriciclaggio.

Insomma, il denaro è il nostro, ma una volta entrato in un istituto di credito diventa un po’ meno nostro e per riaverlo non dobbiamo avere fretta, ma prenderne un po’ alla volta in maniera che nessuno si renda conto di questa fuoriuscita.

La soluzione del contante è sicuramente quella più semplice, che non richiede competenze di settore o consulenze di professionisti. Come svantaggi ha l’inevitabile perdita del potere di acquisto del denaro non investito e i dubbi sulle modalità di custodia. Anche qui è regola fondamentale trovare il giusto compromesso fra ciò che si perde con un prelievo forzoso su conto corrente e ciò che si potrebbe perdere svuotando il conto e investendo in beni, o semplicemente conservando il denaro in casa o in cassetta di sicurezza.