Senza dubbio il conto corrente è uno degli strumenti finanziari di punta del nuovo millennio. Al giorno d'oggi è obbligatorio averlo: non importa se si sia un libero professionista o un lavoratore dipendente, se si debba ricevere il pagamento di una fattura o l'accredito dello stipendio. Tutto passa dal nostro conto corrente. I bonifici in entrata, l'addebito delle bollette, ma anche la carta di credito.

Gli Italiani, poi, sono dei risparmiatori per antonomasia. Utilizzano il conto corrente anche per depositare i propri risparmi, anche se il più delle volte non effettuano gli investimenti migliori, sotto il profilo della resa finanziaria. Fa molto discutere, quindi la decisione dell'Agenzia delle Entrate di pignorarne ben 9 milioni. Ossia a tutti quei cittadini che avrebbero lasciato dei pagamenti in sospeso.

Conto corrente: il fisco vuole tutti i soldi che non abbiamo pagato!

Per quale motivo il fisco avrebbe deciso di pignorare il nostro conto corrente proprio il 15 ottobre? La scelta è stata dettata dal fatto che le somme che il Governo ha speso negli ultimi mesi, per cercare di compensare la crisi economica innescata dal Coronavirus, devono in qualche modo essere coperte. Il piatto piange e da qualche parte bisogna iniziare a fare cassa. 

A questo aggiungiamo un fattore: la scelta di pignorare il conto corrente non è sicuramente causale. La maggior parte degli Italiani ne possiede almeno uno per conservare i propri risparmi e per incassare pensioni, stipendi o fatture. L'Agenzia delle Entrate ha quindi iniziato a servirsi dell'Anagrafe Tributaria per recuperare nel più breve tempo possibile il resoconto si ogni singolo conto corrente intestato ad ogni singolo cittadino italiano. Chiunque abbia un qualsiasi provvedimento lasciato in sospeso, dal 15 ottobre potrebbe trovarsi senza soldi. Ricordiamo, comunque, che ci sono delle limitazioni ai pignoramenti, come ad esempio l'obbligo di prelevare esclusivamente il 50% della giacenza nel caso in cui il conto corrente risulti essere cointestato.

Conto corrente: i limiti del pignoramento!

Quali sono le regole che stanno a monte di un pignoramento? Se il conto corrente è di un professionista o di un pensionato, le regole per il pignoramento sono sempre le stesse? Proprio sul fronte del pignoramento è importante soffermarci su alcuni aspetti importanti da considerare, anche perché qualcuno ha già parlato di discriminazione tra le due categorie di correntisti.

La prima cosa da mettere in evidenza è che i limiti non sono gli stessi. Il conto corrente di un lavoratore dipendente o di un pensionato non può essere pignorato direttamente, sempre che il debito rimanga al di sotto di una certa soglia. Nel caso in cui sul conto corrente venga accreditato unicamente lo stipendio o la pensione, la legge prevede dei limiti alle somme da pignorare.

Quali somme possono essere pignorate? Nel caso in cui sul conto corrente sino presenti delle somme depositare prima della notifica del pignoramento, queste potranno essere sequistrate. O quanto meno uella parte che eccede la soglia impignorabile: questa equivale a tre volte l'assegno sociale, che per il 2020 è fissato in 459,83 euro al mese. Quindi (moltiplicando questa cifra per tre) arriviamo a 1.379,83 euro al mese. Sullo stipendio e sulla pensiona, per tutte le cifre versate sul conto corrente dopo la data del pignoramento si applica il limite del quinto. Vuol dire che, se il conto è stato pignorato, stipendi e pensioni accreditate possono essere trattenute solo entro il limite del 20%. Il restante 80% deve essere lasciato disponibile per il sostentamento.

Conto corrente: ecco come si procede

Quali sono i casi nei quali si può procedere al pignoramento. Come spiegato nell'articolo Pignoramento conto corrente: novità, limiti e ruolo delle indagini, dello Studio Cataldi si procede a pignorare il conto corrente, entro limiti e casi descritti, recapitando al debitore:

  • il titolo esecutivo, come la sentenza del giudice, il decreto ingiuntivo o la cartella dell'Agenzia delle Entrate Riscossioni;
  • l'atto di precetto, con termine di pagamento a 10 giorni dalla sua ricezione e che ha efficacia fino a 90 giorni;
  • l'atto di pignoramento vero e proprio, una copia del quale va inviata anche all'istituto di credito o filiale che detiene il conto corrente. La Banca procederà al blocco conto corrente per pignoramento e l'intestatario debitore non potrà prelevare le somme inserite nel titolo esecutivo.