Con la circolare numero 22 del 21 luglio 2020 l’Agenzia delle Entrate ha chiarite le nuove istruzioni per accedere ai contributi a fondo perduto 2020. Si tratta nel dettaglio di piccoli aiuti economici a sostegno di partite Iva, autonomi o imprese che hanno subito particolari perdite di fatturato nel mese di aprile 2020. Questi contributi, inoltre, hanno la garanzia di non dover essere restituiti e permetto di investire in innovazione, tecnologia o comparto agrario.

La scadenza di presentazione della domanda per ottenere il beneficio (aperta dal 15 giugno 2020) – come riporta il sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate – è il 14 agosto 2020, fatta eccezione per coloro che portano avanti un’attività per conto di un soggetto deceduto (in questo caso la scadenza slitta al 24 agosto 2020). Si possono presentare le istanze online o tramite il proprio commercialista.

Il Decreto Rilancio (decreto legge numero 34 del 19 maggio 2020) ha dunque confermato i finanziamenti a fondo perduto e li ha inseriti nell’articolo 5 del testo. I chiarimenti relativi a modalità, tempi e requisiti sono invece reperibili nella Circolare n. 15/E dell'Agenzia delle Entrate del 13 giugno 2020. 

Contributi a fondo perduto 2020: novità

Grazie al Decreto Rilancio le modalità di accesso ai contributi a fondo perduto sono state rese più fluide, ma qualora si presentino incongruenze si rischia di incorrere in sanzioni talvolta pesanti. I contributi a fondo perduto sono finanziamenti accessibili alle partite Iva, ai lavoratori che percepiscono redditi agricoli o alle piccole e medie imprese. La domanda si può inoltrare a partire dal 15 giugno 2020 entro il termine ultimo del 13 agosto 2020.

Tra le ultime novità – ricordiamo la circolare dell’Agenzia delle Entrate del 21 luglio – vi sono:

  • Mancata richiesta di accertamento del calo del fatturato di almeno il 33% (in riferimento al mese di aprile 2020 rispetto al mese di aprile 2019) per tutti quei Comuni italiani maggiormente colpiti dalla pandemia di coronavirus. La stessa norma si applica anche a tutti quei soggetti colpiti da calamità naturali tra il 19 e il 22 ottobre nella provincia di Alessandria.
  • Possibilità per le società in liquidazione di richiedere il contributo a fondo perduto – in presenza del soddisfacimento dei requisiti minimi – qualora il fallimento sia imputabile al periodo seguente la dichiarazione dello stato di emergenza.
  • Confermati, infine, come potenziali beneficiari dei contributi a fondo perduto i professionisti iscritti ai vari ordini e i lavoratori titolari di partita Iva già beneficiari del bonus 600-1000 euro.

Contributi a fondo perduto: i requisiti

L’articolo 25 del Decreto Rilancio e la successiva guida pubblicata dall’Agenzia delle Entrate mettono in chiaro le modalità per l’effettuazione della richiesta dei finanziamenti a fondo perduto, oltre a chiarire i tempi per le erogazioni e i requisiti dei beneficiari.

Questo tipo di bonus è destinato alle start up, ai giovani e alle donne che intendono investire nelle loro aziende dopo una perdita ingente di capitale. Infatti, grazie al finanziamento senza vincolo di restituzione sono possibili investimenti in innovazione e tecnologia. Il credito viene erogato dall’Agenzia delle Entrate stessa a quei lavoratori che hanno subito perdite di corrispettivi o di fatturato nel periodo pandemico (il riferimento è ai corrispettivi del mese di aprile 2020 rispetto al mese di aprile 2019). Il contributo, comunque, è escluso dalla tassazione sia rispetto all’Irap sia rispetto alle imposte sui redditi. Non concorre nemmeno su interessi passivi o deducibilità.

Hanno accesso al credito – in particolare – i lavoratori titolari di partita Iva che hanno subito perdite nel periodo pandemico e che gestiscono un’attività d’impresa, hanno un lavoro autonomo o sono percettori di reddito agrario. Il requisito generale per poter accedere al bonus è aver registrato ricavi o compensi (in ottemperanza agli articoli rispettivamente 85 e 54 del TUIR) in riferimento all’anno 2019 non superiori alla soglia massima fissata a 5 milioni di euro.

Per poter richiedere i contributi a fondo perduto, i potenziali beneficiari devono soddisfare anche almeno uno dei seguenti requisiti:

  • La riduzione del fatturato dell’impresa deve essere inferiore ai due terzi nel mese di aprile 2020 rispetto al medesimo periodo in riferimento all’anno 2019;
  • Inizio dell’attività economica a decorrere dal primo gennaio 2019;
  • Infine, ai fini dell’ottenimento del beneficio è richiesto il domicilio fiscale in Italia e in particolare in uno dei Comuni maggiormente colpiti dalla pandemia o da calamità naturali a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza (31 gennaio 2020).

Fondo perduto: beneficiari ed esclusi

La circolare 15/E dell’Agenzia delle Entrate del 15 giugno 2020 specifica quali sono le categorie di soggetti escluse dalla possibilità di richiedere il beneficio, precisando anche le motivazioni relative all’esclusione. 

Ai fini dei requisiti sopra ricordati, dunque, risultano esclusi dai contributi a fondo perduto i soggetti (partite Iva in particolare) beneficiari di altre misure o bonus previsti dal Decreto Cura Italia, i soggetti la cui attività sia cessata al 31 marzo 2020, gli intermediari finanziari, gli enti pubblici, i professionisti iscritti ai vari Ordini professionali e i beneficiari di reddito in ultima istanza.

Tra i potenziali beneficiari dei finanziamenti a fondo perduto, invece, troviamo:

  • Le piccole imprese (artigiani, commercianti e microimprese) che non superino i 5 milioni di euro di fatturato. Per queste categorie produttive il beneficio ammonta al 20% di fondo perduto sulle perdite di fatturato oltre a 3 mesi di contributi sugli affitti e sulle bollette.
  • Imprese con un fatturato compreso tra 5 milioni di euro e 50 milioni di euro, che potranno beneficiare di sconti fiscali per la ricapitalizzazione, oltre a una possibile azione sull’Ires o sull’Ace.
  • Infine, per le imprese con un fatturato superiore ai 50 milioni di euro vengono messe a disposizione risorse cospicue da parte della cassa depositi e prestiti.

Potenziali beneficiari del contributo a fondo perduto sono anche le partite Iva, le imprese e i lavoratori che percepiscono un reddito agrario. Non è necessario, infine, restituire le risorse ottenute.

Quanto spetta a ciascun beneficiario?

Per calcolare gli importi spettanti ai beneficiari del contributo a fondo perduto occorre tenere conto della data di effettuazione dell’operazione. Inoltre, il Decreto Rilancio specifica che l’ammontare del contributo è pari a una percentuale applicata alla differenza tra i corrispettivi ottenuti nel mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato ottenuto nell’aprile del 2019. La tabella di riferimento è la seguente:

  • Per i soggetti con ricavi inferiori a 400.000 euro la percentuale da applicare è il 20%;
  • Per i soggetti i cui ricavi complessivi si aggirano tra i 400.000 e il milione, la percentuale scende al 15%;
  • Per i soggetti con compensi superiori al milione di euro ma inferiori a 5 milioni di euro, infine, la percentuale applicativa scende ulteriormente al 10%.

Il minimo importo ottenibile grazie ai contributi a fondo perduto ammonta a 1.000 euro (per le persone fisiche), mentre il valore massimo ammonta a 2.000 euro (soggetti diversi dalle persone fisiche).

Le uniche eccezioni sul calcolo degli importi – per i quali si rinvia alla consultazione della guida disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate – riguardano i soggetti che hanno avviato la propria attività nel periodo compreso tra gennaio 2019 e aprile 2019 e che hanno una residenza fiscale in uno dei Comuni maggiormente colpiti dalla pandemia o dalle calamità naturali. Infine, per i lavoratori che hanno dato il via a un’attività da maggio 2019 è riservato l’importo minimo del beneficio.

Contributi a fondo perduto: come fare domanda

Una volta chiariti i requisiti per poter richiedere i contributi a fondo perduto e identificati beneficiari ed esclusi dal contributo, è necessario capire come è possibile richiedere questo sostegno economico

La domanda per ottenere il contributo a fondo perduto è presentabile direttamente online utilizzando il portale dell’Agenzia delle Entrate e compilando gli appositi moduli (dopo l’accesso con il PIN identificativo, scegliere la sezione Fatture e corrispettivi), oppure contattando il proprio commercialista entro 60 giorni dalla data di avvio della procedura. Si possono inoltrare le richieste a partire dal 15 giugno 2020 e non oltre il 13 agosto 2020. Per gli eredi, però, il termine slitta al 24 agosto 2020.

Il modulo per l’effettuazione (presentabile online attraverso il software di compilazione) della richiesta è composto da due parti: un frontespizio riportante un quadro con codici numerici, e il quadro A contenente informazioni relative all’autocertificazione antimafia. Per coloro che rilasceranno dichiarazioni fasulle in merito alla procedura antimafia sono previsti da due a sei anni di reclusione.

Si può effettuare la richiesta anche utilizzando le proprie credenziali di Fiscoonline o Entratel dell’Agenzia delle Entrato o ancora tramite Spid o Carta nazionale dei Servizi (Cns).

In seguito alla verifica dei dati inseriti da parte dell’Agenzia – eventuali discordanze o incongruenze potrebbero essere punite con pesanti sanzioni – il contributo viene erogato direttamente dall’Agenzia stessa sul conto corrente bancario o postale. Le somme elargite e non spettanti (l’articolo 316-ter del codice penale prevede la reclusione da a sei mesi a tre anni) verranno recuperate in misura maggiorata da sanzione e con un interessa aggiuntivo del 4% annuo.

Misure per le PMI

Nel Decreto Rilancio il governo ha voluto inserire anche alcune misure a sostegno delle piccole e medie imprese. In particolare, è stato istituito il Fondo di solidarietà nazionale attraverso il quale – ha precisato il ministro Patuanelli – verranno erogati contributi con un importo medio fino a 5 mila di euro.

I potenziali beneficiari, secondo le direttive emanate dall’Agenzia delle Entrate, riguardano le piccole e medie imprese con un massimo di 9 dipendenti.